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OBBLIGO DELLA SCATOLA NERA, CHI SE NE PUÒ APPROFITTARE

Cari amici, quest’estate la Commissione Industria del Senato ha approvato l’emendamento che obbliga la presenza della scatola nera su tutti i veicoli entro il 2017. Per essere precisi, si hanno 12 mesi Leggi tutto »

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

Cari amici, ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione Leggi tutto »

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RISPUNTA IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO. SIAMO IMPAZZITI?

Cari amici, non ho mai creduto nella reincarnazione, ma dopo aver sentito parlare (per l’ennesima volta) del Ponte sullo Stretto non ho avuto più dubbi. Già, il nostro caro premier ha pensato Leggi tutto »

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TRUFFE ONLINE, PRESTATECI OCCHIO!

Cari amici, il mondo dei social è una realtà inarrestabile, dalle indiscutibili potenzialità, ma anche irto di insidie. Per questo voglio mettervi in guardia su alcuni pericoli che, se riconosciuti, possono essere Leggi tutto »

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INCENTIVI ALLE FAMIGLIE: DUE MODELLI VIRTUOSI, TRENTINO E VALLE D’AOSTA

Cari amici, dopo giorni di polemiche contro il Fertility day e la disastrosa campagna pubblicitaria promossa dal Ministero della Salute, mi piacerebbe proporvi esempi in positivo: politiche di autentica promozione alla natalità Leggi tutto »

F-35, L’AEREO CHE SVUOTA LE CASSE PUBBLICHE

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Trump, prima ancora di insediarsi, era stato chiaro: il programma F-35 è “fuori controllo”, e per questo “miliardi di dollari sulle spese militari e altre forniture possono e saranno risparmiati”. Detto, fatto: il neo-presidente ha ottenuto dalla Lockheed Martin uno sconto del 7,3% sull’acquisto della prossima tranche di F-35, 90 velivoli per un risparmio di oltre 700 milioni di dollari.

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Ma che cos’è questo F-35, e cosa c’entra l’Italia?

L’AEREO PIÙ PAZZO DEL MONDO”

Partiamo dalle basi. L’F-35 è un aereo da combattimento di fabbricazione americana. Il programma JSF (Joint Strike Fighter) venne creato per sostituire molti velivoli “mantenendo i costi di sviluppo, produzione e operativi bassi”. Peccato che in molti denunciano le mancanze, i difetti e la vera e propria esplosione dei costi del programma. Già, i costi: che non sono proprio “bassi”, a quanto pare..

COSTI

La questione è proprio questa: quanto costa un F-35? Mistero. L’indeterminatezza di costi e tempistiche è una delle principali caratteristiche del programma, in barba alla trasparenza nei confronti del cittadino/contribuente.

Partiamo dai dati certi: l’Italia ha già speso per il programma JSF F-35 oltre 3,6 miliardi di euro, di cui almeno 1,3 miliardi per l’acquisto dei primi otto esemplari (al costo medio di 150 milioni l’uno) e per gli acconti relativi ad ulteriori sette velivoli. Alla fine, secondo diverse stime, il programma (che prevede l’acquisto di 90 aerei) dovrebbe costarci una somma intorno ai 14 miliardi. Soldi delle casse pubbliche, ovvio, sottratti ad altre (più urgenti) destinazioni.

costi f35

Costi enormi. Ma, dicono i critici, le spese verranno più che compensate dai nuovi posti di lavoro nel nostro Paese. Sicuri? La realtà è molto diversa. Tutti quelli che favoleggiavano “10.000, e più, lavoratori occupati” sono scomparsi dalla vista. Il ritorno occupazionale attuale “è di circa 1200 persone”. Per il futuro si vedrà (ma non pare roseo).

PROBLEMI SU PROBLEMI

Ok, l’aereo costa. Ma almeno funziona? No: l’F-35, a quanto pare, non costa solo tantissimo. E’ anche pieno di problemi: basta leggere le decine di rapporti che confermano anomalie e guasti tecnici. Come l’ultimo, firmato da Michael Gilmore – direttore uscente del dipartimento test del Pentagono – ancora più allarmante dei precedenti: i problemi tecnici degli F-35 aumentano invece che diminuire. Oggi se ne contano ben 276: sembra quasi che abbiano un legame direttamente proporzionale con l’esplosione dei costi. Più problemi ha l’aereo, più costa..

NO AGLI F-35. ANZI, SI

C’è stato un tempo in cui andava di moda attaccare l’F-35. Portava voti. 2012, Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze: “Continuo a non capire perché buttar via così tanto sulle spese militari, a partire dalla dozzina di miliardi necessari a comprare i nuovi F-35. Anche basta, dai”.

Eppure, non mi risulta che nel corso del tempo il programma sia stato tagliato. Come mai? Nel frattempo Renzi ha fatto per un bel po’ il Presidente del Consiglio. Avrebbe potuto trovare il tempo, no?

E IL PARLAMENTO? NON CONTA

Di tagliare gli acquisti di questi costosissimi gingilli da guerra qualcuno parlò, in effetti. E non era una voce qualunque: la Camera dei Deputati votò nel 2014 una mozione di maggioranza che impegnava formalmente il governo a “dimezzare” il budget originario del programma F-35.

Boom. Una decisione del Parlamento sovrano chiara, inconfutabile: come faranno a ignorarla, ci si chiedeva? La risposta l’ha portata il tempo: l’hanno ignorata, semplicemente. La mozione non ha infatti sortito alcun effetto pratico. Il Governo (Renzi ieri, Gentiloni oggi, domani chissà) si è limitato ad una semplice dilazione delle acquisizioni senza abbassare il numero di velivoli da acquistare. Passata la marea, poi, dietrofront: Dall’analisi dei documenti di bilancio successivi la prova definitiva: il budget è addirittura cresciuto da 13 a 14 miliardi complessivi.

MA A COSA SERVE L’F-35?

Facciamo rispondere la stessa Ministra Pinotti, in diretta a “Le invasioni barbariche” (marzo 2014):

Di fatto… I cacciabombardieri servono perché… A parte che se tu hai delle truppe, dove c’è necessità di avere una difesa aerea, però potrebbe succedere che qualcuno decide di sparare un missile magari e potrebbe decidere. Ormai ci sono dei missili che possono arrivare a distanze estreme… Potrebbero decidere di volere, con quello, distruggere o… Ehm… Ovviamente creare. Oggi purtroppo le armi sono micidiali”.

PROPOSTE ALTERNATIVE

Cosa potremmo comprare, al posto degli F-35? Gli autori della campagna “Taglia le ali alle armi” hanno studiato il caso. Secondo loro, risparmiando sul costo di 1 cacciabombardiere (129 milioni di euro), ci guadagneremmo:

  • 387 asili nido con 11.610 famiglie beneficiarie e circa 3.500 nuovi posti di lavoro

  • 21 treni per i pendolari con 12.600 posti a sedere

  • 32.250 borse di studio per gli studenti universitari

  • 258 scuole italiane messe in sicurezza (rispetto norme antincendio, antisismiche, idoneità statica)

  • 18.428 ragazzi e ragazze in servizio civile

  • 17.200 lavoratori precari coperti da indennità di disoccupazione

  • 14.742 famiglie con disabili e anziani non autosufficienti aiutate con servizi di assistenza

Che ne dite, ne varrebbe la pena?

CR

 

UN ESORCISTA PER BEPPE GRILLO!

sfera

Serve un esorcista: Beppe Grillo sembra posseduto da Matteo Salvini.

Per una volta scherziamo un po’, ma la battuta non è troppo lontana dalla realtà. Le posizioni del M5S in tema di migranti e rom sono sempre più vicine a quelle della Lega, per non dire identiche.

Un avvicinamento inquietante, ma che a me sembra soprattutto strumentale. In ogni caso, però, sostanzialmente inutile per la Città Eterna: la questione dei campi nomadi a Roma è in realtà molto più complicata di come la pone il leader grillino, e non sarà certo con le misure “spot” annunciate da Grillo che il M5S potrà recuperare il consenso e i voti persi alle ultime elezioni amministrative. Serve altro, come un buon esempio di governo locale.

E’ vero che alcune cose, come dice Grillo “dovevano essere fatte 20 anni fa”. Ma è anche vero che rom o no, migranti o no, i problemi di Roma sono altri (e lo sanno anche le pietre). Farebbe bene il leader del Movimento a concentrarsi sui gravi problemi della Capitale – che la sindaca Raggi o non vede, o non sa risolvere: a partire dai rifiuti che ricoprono i marciapiedi e dalle buche stradali. Problemi eterni, che accompagnano i romani dalla culla alla tomba. E che ci aspettiamo, prima o poi, vengano risolti.

CR

CONTRO IL DECRETO SUI VACCINI

vaccino

Il decreto sui vaccini è stato approvato dal Consiglio dei Ministri.

In sintesi: chi non è in regola con il certificato vaccinale non potrà essere iscritto dai genitori all’asilo nido e alla scuola materna. L’obbligatorietà riguarda anche le scuole elementari, ma in questo caso la violazione della norma prevede sanzioni e non il divieto di iscriversi alla scuola dell’obbligo. Rafforzate le sanzioni, compresa la sospensione della potestà genitoriale. Niente invece sulla vaccino-vigilanza, sui dati delle reazioni avverse, sugli obblighi di informazione alle famiglie.

CONTRO IL DECRETO

Non ne abbiamo fatto mistero: per noi, questo decreto è palesemente incostituzionale, e siamo convinti che – oltre al merito – anche il metodo sia sbagliato.

Si potevano coinvolgere le famiglie in un percorso di consapevolezza e piena informazione, ma si è scelta la strada dell’obbligatorietà. Si poteva avviare una straordinaria campagna informativa, mettendo a disposizione della cittadinanza tutti i dati e i riferimenti necessari per prendere decisioni consapevoli, e si è preferito imporre. Si potevano ascoltare le voci critiche dei tanti che non “combattono” i vaccini in sé, ma che giudicano criticamente le politiche vaccinali finora adottate.

Invece, niente. Volevano usare il pugno di ferro e l’hanno fatto.

Eppure, la decisione del Governo presenta diversi profili problematici. La trasformazione delle vaccinazioni facoltative in obbligatorie costringerà a sottoporre i bambini ad una dose massiccia di vaccini, senza alcuna possibilità di una diagnostica prevaccinale. Ai rischi connessi ai trattamenti sanitari coattivi si aggiunge anche un pesante conflitto col diritto all’istruzione. Resta poi l’impossibilità di ricorrere ai vaccini in forma singola e l’indisponibilità sul mercato dell’antidifterico se non abbinato ad altri vaccini.

Tutti problemi a cui si è scelto di non porre soluzione.

QUALI REAZIONI AVVERSE?

Tanto per dirne una, ai genitori coinvolti piacerebbe conoscere i dati sulle reazioni avverse alle vaccinazioni infantili. È anzi uno dei primi dati che tendono a cercare. Peccato che al momento aleggi il mistero su questi dati: fino al 2013, infatti, l’Agenzia del farmaco pubblicava il “Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia” (un documento che ogni anno analizzava le segnalazioni di reazioni avverse registrate per tipologia di vaccino).
Dopo il 2013 misteriosamente di tale rapporto annuale non si ha più traccia. Eppure si tratta di un documento fondamentale: e allora, visto che l’idea è quella di applicare la vaccinazione di massa dei bambini, aumentando da 4 a 12 i vaccini obbligatori, non è il caso di fare chiarezza? È diritto delle famiglie avere una informazione completa e trasparente, punto e basta.

LE PROTESTE

Sarà per questo, sarà per i punti “dolenti” del decreto, ma in ogni caso il Codacons è stato letteralmente sommerso dalle proteste dei genitori. Qualcuno ha addirittura aperto una petizione che sta crescendo a vista d’occhio. Mi fa sorridere pensare che il principale risultato di questo decreto è stato diametralmente opposto rispetto ai desideri di chi l’ha scritto: ha scatenato un fenomeno sociale inaudito e inatteso, cui stanno partecipando in tantissimi. Un fiume umano, una straordinaria dimostrazione di partecipazione: altro che i quattro “analfabeti funzionali” di cui blatera qualcuno, o gli “stregoni” che denuncia qualcun altro.


Sono migliaia le richieste d’aiuto giunte da parte di persone normalissime, o di famiglie come tutte le altre. Questa cascata ci ha travolto (sono giorni che i nostri canali comunicativi sono in tilt!) e testimonia l’importanza di questa vicenda per tutti i nostri connazionali. Ci sono genitori che stanno pensando di trasferirsi all’estero contro l’imposizione sui vaccini, e tante persone che – pur senza avere figli – hanno deciso di scriverci perché non tollerano il principio del decreto. Già, capita anche questo: e capita che in molti non accettino l’idea di radiare un medico dall’Ordine per aver messo la propria firma su una lettera che esprimeva perplessità sulle vaccinazioni.

DARIO MIEDICO

Dopo Gava, è capitato ancora. “Fuori due”. Un provvedimento abnorme si è abbattuto su Dario Miedico, radiato dall’Ordine dei medici di Milano.
Dico solo una cosa: la battaglia avviata nel nostro paese contro la libertà di pensiero è aberrante ed estremamente pericolosa. I medici vengono intimoriti attraverso lo strumento della radiazione dall’albo e non possono più esprimere opinioni sulle vaccinazioni. Così, si mette il bavaglio a una discussione serena – e finalmente trasparente – sull’argomento. Così si fa il contrario di quello che servirebbe.

E ORA?


Ancora una volta ribadisco che non discuto affatto i vaccini. Ma la scelta del Governo e il metodo seguito sono illegittimi sotto tutti i punti di vista, e violano non solo la Costituzione, ma anche le norme comunitarie in materia. Per questo impugneremo il decreto Lorenzin per ottenerne l’annullamento dinanzi la Corte Costituzionale e, se non basterà, ci rivolgeremo a Strasburgo.

Questa battaglia di civiltà comincia adesso.

CR

SUI VACCINI BASTA UN PO’ DI CHIAREZZA

vaccino

Il dibattito sui vaccini coinvolge l’opinione pubblica al completo, anche se – purtroppo – non si riesce a evitare l’eterna tendenza italiana alla lotta tra fazioni. Le ultime novità procedono in due direzioni diametralmente opposte: a ognuno il giudizio.

LA PROCURA INDAGA. Da una parte c’è la Procura della Repubblica di Torino, che ha formalmente aperto un’inchiesta sui vaccini commercializzati in Italia. La decisione della magistratura fa seguito ad un esposto che avevamo inviato nelle scorse settimane: abbiamo chiestodi fare chiarezza sull’esavalente (l’obbligo di legge per i neonati riguarda difterite, tetano, poliomelite, epatite b, ma nella dose standard disponibile in Italia ci sono gli antigeni – “raccomandati” – per altre due malattie infettive) e sugli effetti della combinazione di queste 6 vaccinazioni per la salute umana.

Dietro” l’esavalente, infatti, c’è una situazione paradossale: dal momento che non è reperibile nel nostro Paese il vaccino contro la difterite, le famiglie vengono “costrette” – di fatto – a ricorrere a 6 vaccinazioni se vogliono rispettare la Legge e sottoporre i propri figli alle 4 obbligatorie. E le ragioni della scomparsa dell’antidifterico, direte voi? Chissà. A oggi è reperibile solo combinato ad altri vaccini. Da solo no.

Neanche a dirlo, questa assurdità comporta uno spreco di soldi pubblici: 114 milioni di euro annui, che finiscono nelle tasche delle (solite) case farmaceutiche. Ecco qual è la ragione del nostro intervento: non lavoriamo certo per minare la credibilità dei vaccini o contestare l’importanza delle vaccinazioni, che riteniamo indispensabili, ma perché pretendiamo massima chiarezza – specie sulla combinazione di più vaccini, sulle conseguenza per la salute umana e sugli interessi economici che si celano dietro l’esavalente.

GLI INTERESSI ECONOMICI. Già, il punto è anche questo. Fin dagli anni ’80 i vaccini in Italia sono stati terreno fertile per intrallazzi illeciti di tutti i tipi. Non parliamo di opinioni, ma di fatti: tanto per dire, una condanna in Cassazione per l’allora Ministro della Sanità De Lorenzo e l’allora responsabile del settore farmaceutico del ministero Duilio Poggiolini, colpevoli di aver intascato una tangente da 600 milioni di lire per unificare due vaccinazioni.

de lorenzo

Anche solo per questo motivo – cristallizzato in una sentenza definitiva – vale la pena di andare fino in fondo. Come intende fare il Pm di Torino Vincenzo Pacileo, che infatti ha aperto un’indagine (al momento senza ipotesi di reato) con accertamenti specifici dei Nas e apposite perizie. Proprio perché la trasparenza è nell’interesse di tutti.


OBBLIGO A SCUOLA. L’altra direzione la segue il Governo, che pensa di risolvere il problema del calo delle coperture vaccinali con metodi coercitivi. I vaccini sono ormai un argomento elettorale, e il “pugno duro” non è scelto a caso. La logica è chiara: non solo chi non intende vaccinarsi, ma anche chiunque osi porre qualche dubbio sull’argomento, dev’essere “convinto”, se necessario con la forza.

Il che, purtroppo, è sbagliato. Non solo per ragioni di buon senso (in questo modo si alimenta un circuito infinito, rafforzando i sospetti dei cosiddetti “antivax”, contro cui serviranno altre leggi coercitive, e così via all’infinito), ma proprio per lo stesso cruciale principio di cui parlavamo prima: il rispetto della Legge.

Impedire l’accesso di bambini e ragazzi ad asili e scuole è assolutamente illegale, perché viola un diritto costituzionale fondamentale come quello dell’istruzione.

Il dibattito, quindi, potrebbe finire qui. Altrimenti la Legge non conta più: allora sì che si creano i veri problemi.

CR

CELLULARI, CANCRO E ORGANI ITALIANI DI PREVENZIONE

smartphone onde

Come annunciato nei giorni scorsi, il Codacons si farà promotore di una class action per la tutela dei lavoratori danneggiati dall'”heavy use”, per ragioni professionali, del telefono cellulare.

La giurisprudenza ha ormai consolidato il proprio orientamento favorevole al riconoscimento della malattia professionale, relativamente al neurinoma del nervo acustico, indotta dall’uso professionale, prolungato e “pesante” (almeno 10 anni, almeno 700 minuti al mese) del telefono mobile. Nella recente sentenza del tribunale di Ivrea il giudice ha valorizzato la Ctu del dott. Paolo Crosignani, nella quale gli articoli scientifici “assolutori” presenti in letteratura sono stati ritenuti influenzati dall’industria della telefonia mobile.

La giurisprudenza ha ormai consolidato il proprio orientamento favorevole al riconoscimento della malattia professionale, relativamente al neurinoma del nervo acustico, indotta dall’uso professionale, prolungato e “pesante” (almeno 10 anni, almeno 700 minuti al mese) del telefono mobile. Nella recente sentenza del tribunale di Ivrea il giudice ha valorizzato la Ctu del dott. Paolo Crosignani, nella quale gli articoli scientifici “assolutori” presenti in letteratura sono stati ritenuti influenzati dall’industria della telefonia mobile.

Già nel 2012 la Cassazione riconosceva il nesso causale tra esposizione professionale al telefono cellulare e neurinoma del nervo acustico, un tumore benigno, spesso invalidante anche dopo l’intervento chirurgico.

Ora ci aspettiamo che il nesso causale venga riconosciuto anche per i tumori più gravi, come per il glioma e per il glioblastoma. Un ostacolo è rappresentato dall’Inail, il quale, nonostante le tante decisioni dei tribunali confermate in Cassazione, ha continuato a non riconoscere la malattia professionale da telefono cellulare.

La vittoria dell’ambientalismo sull’elettrosmog, che si celebra in questi giorni grazie alle sentenze di Ivrea e di Firenze, può trasformarsi in una vittoria del lavoro, se i lavoratori organizzati intraprenderanno una class action contro l’Inail e le case produttrici dei cellulari.

CR

DISASTRO AMBIENTALE

radioattivo

Quello accaduto a Pomezia è un vero e proprio disastro ambientale. Niente mezze misure, niente “aspettiamo”, “valutiamo”, “è presto per dirlo”. Certo, sarà l’inchiesta a chiarire le ragioni dell’accaduto, sarà la giustizia (come sempre) a gettare piena luce sui fatti e le responsabilità. Ma qualcosa, intanto, possiamo già dire.

LE FIAMME. L’incendio – di dimensioni terribili, come si vede in queste immagini – ha riguardato la EcoX di Pomezia, un’azienda di stoccaggio di rifiuti. Gli stabilimenti si trovano al chilometro 33 della Pontina, appena a sud di Roma. Il problema principale è rappresentato dal fatto che l’impianto è (o era) pieno di materiali a rischio: sedie, materiale edilizio, metalli. Ma soprattutto tanta, tanta plastica. Ecco perché il fumo nero che si è sprigionato, e che è stato a lungo visibile addirittura dalla Capitale, fa tanta paura: visto anche che la nube scura, cambiato il vento, ha invaso il piccolo Comune e poi il litorale e i quartieri meridionali di Roma.

SI POTEVA EVITARE? Stando alle notizie emerse in questi giorni, i residenti avrebbero più volte segnalato al Sindaco di Pomezia e al capo dei Vigili Urbani i rischi derivanti dall’accumulo di plastica e immondizia nel cortile della società, senza tuttavia ottenere alcuna risposta. Per questo bisogna verificare se le istituzioni locali abbiano avuto eventuali responsabilità nell’incidente, e capire se sia stato fatto tutto il possibile per evitare l’incendio.

LE CONSEGUENZE. La priorità è la tutela della salute dei cittadini. Anche perché, se un manager della Eco X di Pomezia aveva subito escluso il rischio amianto sul tetto, si è rivelato subito vero il contrario: puntualmente l’amianto c’era. E se autorità e istituzioni continuano a mantenere un profilo basso, e a ripetere che non ci sono rischi, qualcuno non è d’accordo. “Dire che ad oggi è tutto sotto controllo è inutile e dannoso”, ha detto per esempio Roberto Scacchi, che non è proprio uno qualunque visto che di lavoro fa il presidente di Legambiente Lazio. E a quanto pare i dati lo confermano: ancora il giorno dopo il rogo i livelli di pm10 nell’aria nelle immediate vicinanze all’impianto erano più alti di quasi il triplo rispetto alla soglia di rischio. Non male, no?

IL RACCOLTO. Last but not least, il disastro è completato dalla questione dei raccolti. Adesso bisogna a tutti i costi evitare che alimenti potenzialmente pericolosi finiscano sulle tavole dei consumatori. Per questo abbiamo chiesto di disporre il sequestro di tutti i beni ortofrutticoli, vinicoli, lattiero-caseari e di altra natura coltivati e prodotti nell’area investita dalla nube, fino a che non ci sarà assoluta certezza circa l’assenza di possibili contaminazioni tossiche. Ovviamente le aziende del comparto che dovessero subire danni economici potranno rivalersi sui responsabili che saranno individuati dalla magistratura: Coldiretti infatti parla di emergenza anche per le 150 aziende agricole colpite dal divieto di raccolta di ortaggi e pascolo in “una area coltivata di circa 4mila ettari di terreno”.

Insomma: gli elementi ci sono tutti, per parlare di disastro ambientale. Già adesso. Ecco perché abbiamo scelto di intervenire subito: perché è nostro dovere farlo.

CR

“CALCOLA LA TUA PENSIONE”? LA SOLITA TRUFFA

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La segnalazione, come accade in questi casi, arriva dalla Polizia di Stato: su Facebook sta circolando un test “calcola la tua pensione” che.. NON È CIÒ CHE SEMBRA! Scoprirlo è davvero difficile: se però leggete in basso, dove c’è scritto “CLICCA E CONFERMA”, c’è scritto esplicitamente che si accede a servizi di tutt’altro tipo: informazioni, news, oroscopo e chi più ne ha, più ne metta. Molti si sono ritrovati inutili, e mai richieste, rubriche sul calcio. Il problema? Da nessuna parte si legge che il servizio costa 5 (5!) euro a settimana.

Si tratta di un classico caso di servizi premium non richiesti. Purtroppo in tanti ci sono cascati: scorrendo i commenti al post che compare nella pagina “Una vita da social”, creata proprio per mettere al riparo gli utenti da fregature del genere, si capisce che i truffatori hanno purtroppo raggiunto il loro obiettivo. Tornare indietro, recuperando i soldi spesi, non è affatto facile.

Possiamo fare però in modo che la truffa non si estenda oltre, e che non ci caschi qualcun altro. La pensione sta a cuore a tutti, d’accordo; ma i servizi a pagamento davvero no.

Grazie in anticipo a chi aiuterà a condividere questo allarme.

A presto,

CR

NON C’È DUE SENZA TRE: EVASIONE PER AMAZON?

amazon

Non c’è due senza tre. Stando alle notizie riportate da Repubblica, un altro colosso del web sarebbe finito nel mirino della Guardia di Finanza. Parliamo del gigante dell’e-commerce (e ormai quasi monopolista di questo mercato) Amazon: l’azienda (che fino al 2015 ha mantenuto la sede legale in Irlanda, come tante altre, per approfittare del regime fiscale favorevole) è accusata di aver evaso tasse in Italia per circa 130 milioni nel quinquennio 2009-2014, su un giro di affari da 2,5 miliardi.

I PRECEDENTI. Il caso di Amazon non è il primo, a dimostrazione che il problema c’è (anche se non se ne parla). Lo stesso infatti era accaduto a Google, che nel gennaio 2016, aveva ricevuto un “verbale di accertamento” di quelli che non si dimenticano: conteneva infatti la contestazione di un’evasione da quasi 300 milioni di euro. Google Italia sarebbe stata una “stabile organizzazione occulta direttamente asservita agli interessi economici del gruppo“: avrebbe infatti registrato gli attivi nei bilanci di altri Paesi – soprattutto in Irlanda – dove la tassazione è favorevole (tanto per cambiare). Per questo il P.M. milanese Isidoro Palma ha iscritto nel registro degli indagati per “omessa dichiarazione dei redditi” (articolo 5 del Testo delle imposte sui redditi), alcuni manager. Alla fine, Google dovrebbe chiudere il contenzioso con il Fisco per una cifra tra 270 e 280 milioni di euro.
Lo stesso è accaduto poi con
Apple, che ha già versato 318 milioni di euro per chiudere la questione. L’accusa era la stessa: “omessa dichiarazione dei redditi” dal 2008 fino al 2013. Una cosetta da circa 880 i milioni di euro in tutto: il colosso di Cupertino ha accettato tutti i rilievi delle ispezioni dell’Anti-frode, l’Ufficio grandi contribuenti e l’Agenzia delle Entrate, e accettato di sborsare sull’unghia 318 milioni. Senza dimenticare che nell’agosto 2016 l’Antitrust europeo ha stabilito che il gruppo ha goduto (indovinate dove? In Irlanda!) di 13 miliardi di euro di benefici fiscali illegali (= aiuti di Stato da restituire).

WEB TAX? Sarà ora di regolamentare la questione, facendo pagare ai giganti quello che devono? Più della metà dei nostri connazionali (55%) pensano di sì, e vedono di buon occhio una web tax, ovvero una tassa sui profitti generati nel nostro Paese dai grandi di internet. I dati non mentono: in questo modo si potrebbero tassare i profitti generati in Italia dai più grandi soggetti web (Google, Facebook, Amazon, AirBnB, e chi più ne ha..) con sede legale in Paesi a fiscalità “privilegiata” (ovvero, quasi nulla).

Sarà per questo, che nessuno ha intenzione di approvarla?

A presto,

CR

COS’È L’OVERBOOKING (E COME TUTELARSI)

aeroporto

Di “overbooking” sentiamo parlare spesso, in relazione a episodi che riguardano i viaggi aerei. Ma di cosa si tratta esattamente?

L’OVERBOOKING. Il termine si potrebbe tradurre con “sovraprenotazione”. Significa che la compagnia aerea mette in vendita biglietti oltre il numero di posti realmente a disposizione sul volo in partenza: questa scommessa (sulla pelle dei passeggeri!) si basa sulla probabilità che al momento dell’imbarco alcuni passeggeri non si presentino al gate (ovvero, non confermino la prenotazione). In sostanza, lo scopo è quello di riempire tutti i voli; in questo modo il vettore si assicura dal rischio di perdere una parte del profitto, massimizzando i guadagni, specialmente nei periodi in cui la richiesta è maggiore.

NOVITÀ? MACCHÈ. Chi pensa che l’overbooking sia una novità recente deve ricredersi: si tratta di una strategia da tempo utilizzata dalle compagnie aeree. Addirittura, per anni (o decenni) le compagnie aeree hanno utilizzato senza alcun limite questa tecnica di vendita: confidavano infatti nella totale inconsapevolezza della clientela, che – ignara dell’accaduto – spesso veniva liquidata con pretesti generici e scuse di ogni sorta.

SI TRATTA DI UNA PRATICA VIETATA? Assolutamente no. Tanto che la legge (europea) regola proprio questa possibilità. Noi europei non siamo quindi al riparo da inconvenienti o disagi di questo genere. Anche se in molti pensano il contrario.

COSA SUCCEDE IN CASO DI OVERBOOKING. La legislazione europea prevede un meccanismo specifico per casi del genere.

Il vettore deve infatti cercare di convincere qualcuno (un “volontario”) a scendere, a condizioni che le parti devono concordare. Se nessuno dovesse accettare la compagnia può vietare l’utilizzo del biglietto, facendo scattare i meccanismi di risarcimenti e rimborsi previsti dalla legislazione comunitaria:

  • Un risarcimento da 250 euro a fino 600 euro a seconda della lunghezza della tratta ed a prescindere dal prezzo pagato per il biglietto;

  • Un posto sul primo volo disponibile per la destinazione finale;

  • Pasti e bevande in congrua relazione alla durata dell’attesa;

  • Telefonate, messaggi fax o e-mail;

  • Sistemazione in albergo nel caso in cui si renda necessario un soggiorno di una o più notti;

  • Lo spostamento tra l’aeroporto e il luogo di sistemazione.

Meglio essere informati, per sapere come tutelare i propri diritti in questi casi.

CR

IL MILIONE DI EURO ALLA LOTTERIA SPAGNOLA? UNA TRUFFA

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Complimenti! Hai vinto un milione di euro alla lotteria spagnola”.

Adesso: già è impossibile difficile vincere qualcosa giocando (e chi si occupa di gioco d’azzardo conosce bene le possibilità), ma la “lotteria spagnola” è davvero poco credibile!

La questione però è che, credibile o meno, chi tenta la carta della truffa scommette sulla “legge dei grandi numeri”: prima o poi qualcuno (distratto, ingenuo, credulone) ci cascherà.
Ecco perché dobbiamo stare attenti all’ennesimo allarme relativo a un SMS truffa, che sta circolando sui cellulari di centinaia di utenti per annunciare una fantomatica, e improvvisa, vincita milionaria!

L’allarme arriva direttamente dalla Polizia di Stato: si tratta chiaramente di un raggiro per sfilare un po’ di soldi a chiunque dovesse abboccare. Il meccanismo è molto comune: all’interno del messaggio c’è un link che rimanda a un sito truffaldino. L’utente – per incassare la supposta “vincita” – deve effettuare l’accesso e poi indicare dati personali ed estremi di banca e conto corrente.

Ovviamente, NON FATELO! 😱

Chi ha seguito le indicazioni dei truffatori si è ritrovato una serie di brutte sorprese: centinaia di euro in meno, dati personali trafugati (da sconosciuti). Senza contare che, ovviamente, di vincite milionarie e simili non c’è traccia.

Usiamo il buon senso, e non ingoiamo il rospo: segnalate sempre questi raggiri alla Polizia 🚨. Ne va della nostra sicurezza.

CR