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Commissario sì, commissario no: il nuovo gioco a premi della Capitale!

Cari Amici, conosco un proverbio che recita: “l’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui”. Potrei aggiungere che l’uomo stolto è invece chi nella consapevolezza dell’errore persiste nell’errare. Leggi tutto »

SOS MALASANITÀ IL CODACONS LANCIA IL NUOVO NUMERO VERDE GRATUITO PER LE VITTIME DELLA MALASANITA

Cari Amici, vi informo che il CODACONS ha lanciato un nuovo numero verde gratuito per le vittime della “malasanità” – 800 582493 per richiedere una consulenza – e girato lo spot che potete Leggi tutto »

CERNOBBIO: SU TUTELA DEI PRODOTTI ALIMENTARI ATTIVITA’ MAGISTRATURA INSUFFICIENTE

CODACONS CHIEDE MAGGIORI SFORZI CONTRO CONTRAFFAZIONI ALIMENTARI E FRODI PRESENTATI OGGI GLI INCREDIBILI DATI SULL’INEFFICIENZA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA SUL FRONTE ALIMENTARE Nell’ambito del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione in corso a Cernobbio Leggi tutto »

Scuola: al via test Tfa, Codacons vigila su irregolarità

Già presentato esposto per anomalie emerse a Milano (ANSA) – ROMA, 17 LUG – Il Codacons vigilerà sullo svolgimento dei test preliminari per l’accesso al secondo ciclo del Tfa (Tirocinio formativo attivo) Leggi tutto »

METRO A: ECCO IL MODULO PER CHIEDERE I DANNI ALL’ATAC

Tutti i passeggeri coinvolti nei disagi legati al guasto della linea A della metropolitana di Roma, possono avanzare richiesta individuale di risarcimento danni all’Atac, chiedendo all’azienda 500 euro di indennizzo o, in Leggi tutto »

MEDICINA DIFENSIVA: UN INUTILE SPRECO!

Cari amici,

quanti di voi conoscono il fenomeno della “medicina difensiva”?

In parole semplici, la medicina difensiva consiste nella prescrizione di esami, visite, ricoveri e farmaci da parte dei medici a scopo precauzionale, per il solo timore di incorrere in cause legali. Una cattiva abitudine che, come ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, costa al Servizio Sanitario Nazionale la bellezza di 13 miliardi di euro l’anno. Secondo una recente indagine condotta dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, oltre il 50% dei medici ospedalieri ha “confessato” di praticare la medicina difensiva: dalla prescrizione di esami di laboratorio non necessari ai ricoveri ospedalieri, dalla somministrazione di farmaci alla decisione di non assistere pazienti ad alto rischio di complicanze. E, tra le principali cause, i medici hanno indicato la legislazione sfavorevole e il timore di essere citati in giudizio. La medicina difensiva si sta diffondendo in maniera davvero preoccupante tra gli operatori sanitari, per questo il ministro Lorenzin, in occasione della conversione del decreto legge Enti locali, ha annunciato l’assunzione di provvedimenti contro i medici che “elargiscono” con troppa facilità analisi e controlli.

In qualità di presidente di un’Associazione che tutela i diritti dei consumatori, ritengo che un medico preoccupato del rischio di controversie legali non sia un buon medico perchè a farne le spese sono soprattutto i cittadini. La medicina difensiva crea un danno alla collettività perché porta ad uno spreco di risorse pubbliche immane, che si ripercuote poi sui conti pubblici con effetti negativi a catena per tutti. Non posso, tuttavia, ignorare il fatto che i tagli operati al settore negli ultimi anni hanno prodotto un danno per i pazienti, attraverso un sensibile peggioramento della qualità del servizio reso e delle condizioni lavorative di medici e personale ospedaliero. Per questo, mi auguro che il prossimo passo sia quello di una sensibile riduzione dei tagli ed un progressivo ripristino dei posti letto nelle strutture sanitarie, per porre fine all’orrendo spettacolo di malati costretti ad estenuanti attese nei corridoi o su barelle improvvisate.

A presto,

Carlo

Olimpiadi 2024: l’itinerario dello sfacelo di Montezemolo

Cari Amici,

in qualità di presidente del Comitato promotore per Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo (ancora lui, che aveva organizzato addirittura i Mondiali del ’90!) si è presentato all’audizione in Commissione Cultura del Senato per illustrare la mappa dei luoghi scelti per ospitare questo nuovo, grande “Evento”; lo accompagnava, pensate, nientepopodimenoche il numero uno del Coni Giovanni Malagò (ancora lui, che aveva organizzato i Mondiali di nuoto del 2009!).

Aspettavamo questo elenco da settimane, ma il tempo non ha attenuato la sorpresa: dal bacino di canottaggio di Settebagni alla cittadella sportiva di Tor Vergata fino al Velodromo dell’Eur, gli impianti citati da Montezemolo disegnano un immaginario itinerario dello sfacelo della Capitale, un involontario riassunto della malagestione della Città Eterna.

“Abbiamo la fortuna di avere uno Stadio Olimpico” – ha spiegato Montezemolo, che nel tempo avrà magari dimenticato quanto ci costò rimodernarlo nel ’90, ma che ha dato comunque sfoggio di abbondante faccia tosta - “che può fare l’atletica e le cerimonie di apertura e di chiusura”. Che meraviglia: e non basta, perché abbiamo anche “uno Stadio del nuoto e del tennis d’avanguardia mondiale, abbiamo campi d’allenamento come l’Acqua acetosa, il Tre Fontane, uno Stadio Flaminio dentro la città che o lo lasciamo crollare o lo rimettiamo a posto nell’interesse della città, dove puoi fare per esempio l’hockey su prato”. Credevamo di averle sentite tutte, sul povero Stadio Flaminio, e invece l’hockey su prato ci ha colti impreparati. E “la Fiera di Roma vuota, con spazi enormi, dove facciamo impianti precari dove si può fare ginnastica, judo, pugilato e quant’altro”.

Siamo fortunatissimi, ci informa il solerte Montezemolo, abbiamo già tutto quello che ci serve: a Roma basta organizzare le “Olimpiadi del riuso” e voilà, l’Evento è servito. Come per magia, la Città Eterna era (da sempre?) già pronta, ma Montezemolo non ci spiega perché, e allora ci provo io. Forse perché a Roma, da un quarto di secolo a questa parte, il malaffare, la corruzione, la più assoluta e disinvolta pulsione all’accaparramento rappresentano gli sport più praticati? Forse perché gli “Eventi” organizzati in questa Città (ma Montezemolo, che di memoria è deboluccio, di sicuro non lo sa) hanno disseminato una montagna di macerie, che ora si fanno passare per “fortune”, per “vantaggi”, per “ricchezze”? Forse perché nessuno ha mai preso in considerazione l’assurda idea di domandare ai cittadini cosa ne pensano, e – tra cricche e cricchette – a Roma si è lottizzato anche l’ossigeno che respiriamo?

Chi lo sa: io, stavolta, voglio concludere con ottimismo. Montezemolo ha anche detto: “non faremo nulla senza concordarlo con le associazioni ambientaliste”.

Vogliamo credergli: noi siamo qui.

A presto,

Carlo

Unioni civili: si o no?

Cari amici,

fino a qualche giorno fa il Governo sembrava fermo sulle sue decisioni: prima della pausa estiva, il provvedimento sulle unioni civili sarebbe stato approvato in Senato. All’ipotesi di un “ingorgo istituzionale” e di uno slittamento del provvedimento stesso, Micaela Campana, responsabile Diritti del Partito Democratico, aveva categoricamente risposto che: “questo rischio non sussiste”. E invece l’incontro previsto per ieri tra Pd e Ncd sul destino del disegno di legge è slittato a data da destinarsi. Già, perchè il Governo ha dato priorità alla riforma della televisione pubblica: come a dire, prima la Rai e poi i diritti, nonostante il Premier, di ritorno dall’Eurosummit di Bruxelles, avesse dato mandato ai suoi di provare ad accelerare i tempi.

Ma qui non si tratta solo di tempi: il Governo inizia a dare segni di vera e propria schizofrenia. L’Avvocatura di Stato, infatti, per conto del Governo e del Ministero dell’Interno, ha depositato appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso presentato dal Codacons, bocciava la circolare del Ministro Alfano contro la trascrizione delle nozze gay contratte all’estero. La sentenza, giusto per ricordarlo, stabiliva che la cancellazione dei matrimoni omosessuali trascritti nel Registro degli atti di matrimonio fosse prerogativa esclusiva dell’Autorità giudiziaria.

Gravi ed offensive sono, inoltre, le affermazioni contenute nel ricorso d’appello presentato dall’Avvocatura in cui si legge che l’interesse pubblico all’unitarietà dell’ordinamento giuridico attuale rischierebbe di essere compromesso laddove “fosse consentita l’introduzione surrettizia di una tipologia di matrimonio al momento non prevista dall’ordinamento”.

Noi del Codacons, anche in questo caso, siamo intervenuti in giudizio chiedendo di rigettare le richieste totalmente assurde e insensate presentate dall’Avvocatura. Ma alla luce di questa contraddizione, mi chiedo, a questo punto, quale sia la reale posizione del Governo sulle unioni civili e se il disegno di legge, slittato forse a settembre, verrà mai approvato.

A presto,

Carlo

Italia sotto sfratto

Cari Amici,

in Italia il tema degli sfratti resta perpetuamente sullo sfondo: a volte ne troviamo traccia sui giornali – qua e là – ma sempre incidentalmente, come per caso. Poi, puntualmente, sparisce dagli schermi e non se ne sente più parlare fino al blocco successivo, o alla successiva proroga. Per questo ne voglio parlare io, che nutro un genuino, duraturo interesse per le questioni che gli altri vogliono ignorare, o tacere.Per questo è importante parlarne.

Non voglio ricorrere alle solite, misere “mezze misure” all’italiana: i dati sui provvedimenti di sfratto emessi nel 2014 rappresentano a tutti gli effetti una vergogna nazionale. I numeri forniti dalla Uil ci dicono che nel 2014 gli sfratti sono aumentati rispetto all’anno precedente, con una crescita del +5%. Un dato rotondo, ma che – da solo – non restituisce la portata del problema: i meri dati, da soli, non spiegano mai un bel nulla.

Quel +5%, ma più ancora la sofferenza sociale delle categorie – e quindi delle persone in carne e ossa – coinvolte, significa che sulla questione dell’emergenza abitativa il Governo Renzi e l’ex Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi hanno saputo fare peggio dei loro predecessori (e non era facile). Quel +5% certifica che migliaia di famiglie, dopo la mini-proroga agli sfratti scaduta lo scorso 28 giugno, rischiano infatti, letteralmente, di finire in mezzo a una strada.

Noi lo denunciamo da mesi, ma le istituzioni – come ormai d’abitudine – hanno ignorato tutte le grida d’allarme, compresa la nostra. Il tema dell’emergenza alloggiativa nel nostro Paese è semplicemente assente dal dibattito politico, che invece s’affanna intorno a questioni di carattere burocratico che non interessano a nessuno, o s’accapiglia intorno ai dettami di Confindustria, che ormai pontifica anche sulle leggi (vedi class action) da approvare.

L’unico riscontro, e niente affatto rassicurante, lo abbiamo avuto da Confedilizia, secondo cui “solo” 2000 famiglie disagiate saranno coinvolte dal problema dopo la scadenza del 28 giugno (!).

La questione, va da sé, è invece cruciale, come sono sicuro che ognuno di voi sappia già, e senza bisogno di costose consulenze. Mi piacerebbe sapere come il Ministro Delrio intenda affrontare l’emergenza casa, dal momento che l’allarme riguarda famiglie bisognose che non possono essere abbandonate al loro destino. Servirebbe un piano di recupero e risanamento urbano, o almeno la rinascita di una pur minima politica abitativa in Italia. Ma tant’è, temo che resterò deluso – con buona pace di chi si ritroverà senza un tetto sulla testa – anche stavolta.

A presto,

Carlo

Atac: storia di ordinaria follia!

Cari amici,

l’Atac, l’azienda che si occupa del trasporto pubblico della Capitale, è davvero giunta al capolinea. Una corsa a precipizio verso il baratro, da cui salvarsi sembra ormai un’impresa disperata. L’azienda sta per essere inghiottita dal deficit di 141 milioni registrato nel 2014, a cui si aggiungono i 58 milioni di passivo registrati nel primo quadrimestre del 2015. Una lunga e lenta agonia che, con le maxi assunzioni degli anni scorsi, ha toccato il punto più basso, come certificato dalla Ragioneria dello Stato. Ad aggravare ancora di più la situazione contribuisce il calo dei ricavi dalla vendita dei biglietti, dai parcometri e dalle sanzioni per evasione della sosta tariffaria. Insomma, un vero e proprio disastro che, come sempre, ricade sulle spalle dei cittadini e dei contribuenti. Da giorni, ormai, è infatti in atto uno sciopero bianco da parte dei macchinisti (che rifiutano l’introduzione del badge elettronico) che sta causando non soltanto ritardi delle metro A e B, ma anche e soprattutto disagi, caos, attese interminabili in banchine stracolme e utenti esasperati. A Termini è stato addirittura introdotto una sorta di “numero chiuso” per accedere ai treni in stazione. Per chi, in questi giorni, si sposta con i mezzi pubblici, viaggiare in città è diventata una vera e propria odissea! Mi chiedo chi pensi (sempre che qualcuno ci pensi) a tutelare i cittadini e come i vertici dell’azienda di Via Prenestina e del Comune possano ancora parlare di risanamento senza perdere inevitabilmente la faccia…

                                                                                                                     

                                                                                                                    Un saluto,

                                                                                                                    Carlo

Roma (purtroppo) Ladrona!

Cari amici,

voglio raccontarvi un episodio davvero increscioso di cui sono stato vittima ieri. Mi trovavo alla stazione Termini, di ritorno da un viaggio, e per tornare a casa volevo prendere un taxi. Peccato che un migliaio di persone avessero avuto la mia stessa idea: una coda interminabile e vergognosa mi avrebbe costretto ad ore di attesa prima di riuscire ad avere a disposizione un tassì. Decidevo così di utilizzare la linea metropolitana. Lungo il percorso per raggiungere la banchina della metro, pur avendo spostato il portafogli in modo che non fosse in vista, sono stato volontariamente urtato da alcune persone, e in pochi secondi mi sono reso conto di non averlo più in tasca, senza che potessi nemmeno accorgermene. È evidente che se il numero di taxi operanti in città fosse adeguato alle esigenze dell’utenza, e se presso la stazione vi fosse stato un servizio di vigilanza efficiente, tutto ciò non sarebbe accaduto. Invece cittadini e turisti sono costretti a subire file di ore prima di riuscire a salire su un taxi, con i tassisti che dichiarano guerra a servizi alternativi come Uber, mentre ladri e borseggiatori, grazie alla carenza di controlli, sono i veri padroni della Stazione Termini. Tutta la zona versa, infatti, in condizioni disastrose: non solo borseggiatori, ma degrado, sporcizia e l’emergente fenomeno della prostituzione minorile, come documentato dalla CNN. Una situazione davvero insostenibile a cui il Comune sembra non prestare alcuna attenzione…

Un saluto,

Carlo

Improta al capolinea!

Cari Amici,

ormai è ufficiale, Improta si è dimesso: “Marino va a sbattere, io scendo prima”. Peccato che anche i romani vogliano “scendere” da una politica di mobilità concettualmente sbagliata.

Saranno stati anche due anni bellissimi per l’Assessore capitolino ai Trasporti, ma non possiamo non ricordare come in questi due anni siano stati commessi anche molti errori, specie sul fronte della mobilità, corretti nelle aule di giustizia.

Al di là degli aspetti politici che non ci interessano, è innegabile che l’attività dell’Assessorato sul traffico e sulla mobilità sia stata caratterizzata da grandi errori. Basti ricordare le sbagliatissime delibere sugli aumenti tariffari per le Ztl e quelle per le strisce blu, tanto che entrambi i ricorsi presentati dal Codacons sono stati accolti dal Tar del Lazio, annullando le decisioni del Campidoglio.

Questo perché le politiche dell’amministrazione sulla mobilità degli ultimi due anni sono state caratterizzate da obiettivi certamente nobili (disincentivare il traffico automobilistico nelle zone centrali e ridurre l’inquinamento), ma completamente inutili se portate avanti in assenza del corrispondente miglioramento dei servizi di mobilità pubblica. Anzi, ora che ci penso, qualcosa è stato fatto: ma più che un potenziamento qualitativo, si è trattato di un potenziamento quantitativo – e mi riferisco alle assunzioni delle municipalizzate e chi più ne ha più ne metta.

Se poi le dimissioni – come qualcuno azzarda – sono state caldeggiate dal Premier Renzi per mettere in difficoltà il Sindaco, noi abbiamo già espresso il nostro parere: Marino ha 30 giorni (dal 17 giugno) di tempo per dimostrare che può risollevare la disastrosa situazione in cui versa la città. Se il Sindaco saprà intervenire, allora dimostrerà alla città e ai suoi detrattori di saper governare; nel caso in cui i problemi dovessero rimanere inalterati, allora chiederemo a gran voce le sue dimissioni.

Insomma, noi auguriamo al “sottosegretario all’Armonia” Improta – come era stato battezzato ai tempi del governo Monti per la sua capacità di mediazione – le migliori fortune; ci perdonerà se dubitiamo della “prospettiva strategica” che ha detto di aver portato alla mobilità romana.

A presto,

Carlo

L’autovelox, uno strumento contabile

Cari Amici,

sarete a conoscenza della sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che gli autovelox devono essere sottoposti a verifiche e tarature periodiche. È evidente come, dopo la sentenza della Consulta, le salatissime multe basate su apparecchiature non verificate siano assolutamente nulle. Questa sentenza apre uno scenario senza precedenti: sarà possibile ora ottenere l’annullamento di migliaia di multe per eccesso di velocità, laddove i Comuni non abbiano eseguito la manutenzione prevista dalla Corte Costituzionale.

Vi sembra normale che in un Paese civile si debba arrivare alla Corte Costituzionale? Vi sembra normale che in un Paese civile la pubbliche amministrazione si intaschi soldi e speculi sugli autovelox per far rientrare i conti?

Sembra di vivere in uno scenario di orwelliana memoria: con le sue telecamere il Grande Fratello esercita un continuo salasso nei confronti degli automobilisti, anche a costo di imbrogliare. “Niente di nuovo sotto il sole” direbbero i più disfattisti: di autovelox irregolari se n’è già parlato in passato; ma a essere grave è lo scopo con cui questi strumenti di controllo sono stati pensati. È la mentalità dalla quale sono stati partoriti a essere scorretta: la multa dovrebbe servire a prevenire gli incidenti, più che a permettere a Comuni e amministrazioni pubbliche di lucrare sulle tasche di chi è troppo disinvolto al volante.

Nei Paesi civili, il cittadino viene educato a essere responsabile (in ogni circostanza, in special modo alla guida) e la normativa stradale è consequenzialmente calibrata su questo assunto. In Germania, per esempio, non ci sono limiti di velocità sulle autostrade – tutt’al più viene indicata la velocità consigliata – e la sicurezza è affidata alla maturità del conducente e al controllo (più attento rispetto all’Italia) della polizia, mentre gli autovelox sono un accessorio funzionale solo al completo adempimento della struttura di controllo.

Autovelox clonati, manomessi, privi di taratura e privi di un’adeguata segnaletica: questo e altro si trova solo alla “corte dei miracoli” delle autostrade italiane. Siamo, sì, a favore della sicurezza stradale, ma assolutamente contrari allo strumento dell’autovelox, se viene utilizzato dalle amministrazioni comunali al solo scopo di far cassa. Per tale motivo stiamo studiando azioni legali da intraprendere negli oltre 8000 Comuni italiani, al fine di far ottenere agli automobilisti multati il rimborso delle somme spese per le infrazioni registrate da autovelox non a norma. Non solo: vogliamo chiedere ai Comuni di allegare ai verbali l’attestazione riportante la data dell’ultima taratura degli apparecchi, pena l’impugnazione delle sanzioni da parte degli automobilisti.

Ancora una volta siamo dalla parte di chi viene imbrogliato, ancora una volta alziamo un grido di protesta contro chi truffa. Speriamo, allora, che almeno sulle strade il vento cambi una volta per tutte.

A presto,

Carlo

Un’Aula è sempre un’aula (purtroppo per noi)!

Cari Amici,

come forse saprete, dopo l’articolo 18 anche l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori è finito in soffitta. Nel decreto attuativo del Jobs Act, il Governo ha infatti messo mano alla norma che vietava l’utilizzo degli strumenti aziendali per controllare i dipendenti. La nuova riforma del mercato del lavoro prevede infatti che l’azienda possa effettuare controlli a distanza sui propri dipendenti attraverso impianti audiovisivi (pc, tablet, telefoni aziendali) senza la necessità di accordi sindacali preventivi. E i sindacati, come prevedibile, sono insorti.

Oggi, però, non vi scrivo solo per informarvi di questo – pur importante – passaggio legislativo; intendo concentrare l’attenzione su una questione correlata (almeno a parer mio). Sarei infatti anche d’accordo, in linea di principio, con l’iniziativa del Governo, e – per una volta! – potrei anche appoggiarla.

A una condizione, però: a patto che il controllo si allarghi anche a pc e cellulari in dotazione ai nostri parlamentari. Vi racconto un aneddoto che le cronache hanno (quasi del tutto) taciuto: qualche mese fa, gli studenti di un istituto campano – l’Itis di Frattamaggiore – sono stati ammessi in visita alla Camera. In Aula si dibatteva dell’assetto istituzionale, e i ragazzi erano comprensibilmente emozionati; finché, introdotti all’interno dell’emiciclo, non hanno dovuto fare i conti con uno spettacolo (stando alle loro parole) “indecoroso”. Ad “ascoltare” il dibattito, infatti, oltre a decine di deputati distratti e indifferenti, si trovavano anche – udite udite – alcuni politici impegnati (si fa per dire) su social network, giornali sportivi, chat, giochi e giochini on-line. Qualcuno tirava i rigori con il tablet, qualcuno accatastava gelatine sullo smartphone, come i discoli degli ultimi banchi mentre il professore spiega Manzoni.

E allora, ecco la mia proposta al Governo: allargare ai nostri rappresentanti in Parlamento il controllo riservato ai dipendenti nelle aziende. D’altra parte, restano pur sempre dei servitori dello Stato! Lo sapete, il gioco della provocazione mi piace: ma non è che – per caso – sareste d’accordo?


Un saluto,
Carlo

Commissario sì, commissario no: il nuovo gioco a premi della Capitale!

Cari Amici,

conosco un proverbio che recita: “l’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui”. Potrei aggiungere che l’uomo stolto è invece chi nella consapevolezza dell’errore persiste nell’errare.

Leggo oggi con sorpresa (!) dell’ipotesi di commissariamento del Giubileo, un provvedimento che imporrebbe la nomina di un commissario governativo per gestire la città durante il Giubileo 2016, scaricando di fatto il Sindaco e le sue prerogative. Un provvedimento che arriva tardi e arriva male: Roma deve guarire dalla “sindrome delle buche”. Come con le strade romane, il Comune tampona la falla, ma non rifà il manto stradale: questo provvedimento non risolve il problema della Capitale, ma allunga lo stillicidio che la condanna a morte.

Certo, il commissariamento sarebbe un duro colpo per la Giunta, ma l’affidabilità del Comune di Roma è ormai ai minimi storici e, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, è stato finalmente scoperchiato il vaso di Pandora che per troppi anni ha celato i tentacoli che la criminalità organizzata aveva allungato sulle casse del Comune e dello Stato.

Era ora che qualcuno si accorgesse di quanto improponibile sia per Roma l’organizzazione di un evento di tale portata. È servito che emergesse il “Mondo di mezzo” per capirlo, mentre noi lo diciamo ormai da mesi. Bastava un poco di buon senso per comprenderlo, ma come ho già scritto solo chi è accorto impara dai propri errori: a quanto pare non è l’accortezza il nume tutelare dei nostri governanti.

Di fronte all’evidenza loro restano sordi; allora non ci resta che continuare a gridare.

A presto,

Carlo