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OBBLIGO DELLA SCATOLA NERA, CHI SE NE PUÒ APPROFITTARE

Cari amici, quest’estate la Commissione Industria del Senato ha approvato l’emendamento che obbliga la presenza della scatola nera su tutti i veicoli entro il 2017. Per essere precisi, si hanno 12 mesi Leggi tutto »

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

Cari amici, ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione Leggi tutto »

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RISPUNTA IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO. SIAMO IMPAZZITI?

Cari amici, non ho mai creduto nella reincarnazione, ma dopo aver sentito parlare (per l’ennesima volta) del Ponte sullo Stretto non ho avuto più dubbi. Già, il nostro caro premier ha pensato Leggi tutto »

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TRUFFE ONLINE, PRESTATECI OCCHIO!

Cari amici, il mondo dei social è una realtà inarrestabile, dalle indiscutibili potenzialità, ma anche irto di insidie. Per questo voglio mettervi in guardia su alcuni pericoli che, se riconosciuti, possono essere Leggi tutto »

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INCENTIVI ALLE FAMIGLIE: DUE MODELLI VIRTUOSI, TRENTINO E VALLE D’AOSTA

Cari amici, dopo giorni di polemiche contro il Fertility day e la disastrosa campagna pubblicitaria promossa dal Ministero della Salute, mi piacerebbe proporvi esempi in positivo: politiche di autentica promozione alla natalità Leggi tutto »

COS’È L’OVERBOOKING (E COME TUTELARSI)

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Di “overbooking” sentiamo parlare spesso, in relazione a episodi che riguardano i viaggi aerei. Ma di cosa si tratta esattamente?

L’OVERBOOKING. Il termine si potrebbe tradurre con “sovraprenotazione”. Significa che la compagnia aerea mette in vendita biglietti oltre il numero di posti realmente a disposizione sul volo in partenza: questa scommessa (sulla pelle dei passeggeri!) si basa sulla probabilità che al momento dell’imbarco alcuni passeggeri non si presentino al gate (ovvero, non confermino la prenotazione). In sostanza, lo scopo è quello di riempire tutti i voli; in questo modo il vettore si assicura dal rischio di perdere una parte del profitto, massimizzando i guadagni, specialmente nei periodi in cui la richiesta è maggiore.

NOVITÀ? MACCHÈ. Chi pensa che l’overbooking sia una novità recente deve ricredersi: si tratta di una strategia da tempo utilizzata dalle compagnie aeree. Addirittura, per anni (o decenni) le compagnie aeree hanno utilizzato senza alcun limite questa tecnica di vendita: confidavano infatti nella totale inconsapevolezza della clientela, che – ignara dell’accaduto – spesso veniva liquidata con pretesti generici e scuse di ogni sorta.

SI TRATTA DI UNA PRATICA VIETATA? Assolutamente no. Tanto che la legge (europea) regola proprio questa possibilità. Noi europei non siamo quindi al riparo da inconvenienti o disagi di questo genere. Anche se in molti pensano il contrario.

COSA SUCCEDE IN CASO DI OVERBOOKING. La legislazione europea prevede un meccanismo specifico per casi del genere.

Il vettore deve infatti cercare di convincere qualcuno (un “volontario”) a scendere, a condizioni che le parti devono concordare. Se nessuno dovesse accettare la compagnia può vietare l’utilizzo del biglietto, facendo scattare i meccanismi di risarcimenti e rimborsi previsti dalla legislazione comunitaria:

  • Un risarcimento da 250 euro a fino 600 euro a seconda della lunghezza della tratta ed a prescindere dal prezzo pagato per il biglietto;

  • Un posto sul primo volo disponibile per la destinazione finale;

  • Pasti e bevande in congrua relazione alla durata dell’attesa;

  • Telefonate, messaggi fax o e-mail;

  • Sistemazione in albergo nel caso in cui si renda necessario un soggiorno di una o più notti;

  • Lo spostamento tra l’aeroporto e il luogo di sistemazione.

Meglio essere informati, per sapere come tutelare i propri diritti in questi casi.

CR

IL MILIONE DI EURO ALLA LOTTERIA SPAGNOLA? UNA TRUFFA

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Complimenti! Hai vinto un milione di euro alla lotteria spagnola”.

Adesso: già è impossibile difficile vincere qualcosa giocando (e chi si occupa di gioco d’azzardo conosce bene le possibilità), ma la “lotteria spagnola” è davvero poco credibile!

La questione però è che, credibile o meno, chi tenta la carta della truffa scommette sulla “legge dei grandi numeri”: prima o poi qualcuno (distratto, ingenuo, credulone) ci cascherà.
Ecco perché dobbiamo stare attenti all’ennesimo allarme relativo a un SMS truffa, che sta circolando sui cellulari di centinaia di utenti per annunciare una fantomatica, e improvvisa, vincita milionaria!

L’allarme arriva direttamente dalla Polizia di Stato: si tratta chiaramente di un raggiro per sfilare un po’ di soldi a chiunque dovesse abboccare. Il meccanismo è molto comune: all’interno del messaggio c’è un link che rimanda a un sito truffaldino. L’utente – per incassare la supposta “vincita” – deve effettuare l’accesso e poi indicare dati personali ed estremi di banca e conto corrente.

Ovviamente, NON FATELO! 😱

Chi ha seguito le indicazioni dei truffatori si è ritrovato una serie di brutte sorprese: centinaia di euro in meno, dati personali trafugati (da sconosciuti). Senza contare che, ovviamente, di vincite milionarie e simili non c’è traccia.

Usiamo il buon senso, e non ingoiamo il rospo: segnalate sempre questi raggiri alla Polizia 🚨. Ne va della nostra sicurezza.

CR

SE IL MERCATO LIBERO VI PIACE COSÌ TANTO, TENETEVELO

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Ma come mai gli italiani non vogliono proprio saperne di passare al mercato libero dell’energia? Dal decreto Bersani, che aprì alla concorrenza il settore nel lontanissimo 1999, è passato ormai un ventennio. Sono cambiati ministri, papi e idoli calcistici. Eppure, nonostante tutto, gli italiani – testardi come muli – non hanno cambiato idea: ancora oggi soltanto una famiglia su tre ha deciso di sottoscrivere un nuovo contratto e di passare al libero mercato.

Com’è possibile che i cittadini abbiano preferito il vecchio, rigido, a detta di tutti superato regime di “maggior tutela” (con costi fissati trimestralmente dall’Autority dell’energia elettrica) al provvidenziale, moderno e conveniente mercato “libero” (che suona anche meglio)?

I COSTI.

L’arcano non è poi così arcano, almeno per chi vuole valutare seriamente i fatti. Sarà, per esempio, perché il mercato tutelato conviene. Altroché, i dati sono impossibili da smentire: i clienti che sono stati convinti a passare al mercato libero spendono di più.

Quanto? Il 16,7% (elettricità) e il 7,9% (gas) in più rispetto a quelli rimasti nel mercato tutelato. Nota bene: ad ammetterlo è la stessa Autorità per l’energia, non le associazioni dei consumatori. Italiani retrogradi? Macché.

I SERVIZI AGGIUNTIVI.

Se le cose stanno così, la domanda è d’obbligo: com’è possibile che la libera concorrenza abbia portato prezzi del servizio più alti? Gli alfieri del “mercato libero” non promettevano proprio il contrario? Un ruolo cruciale è svolto dai servizi aggiuntivi: come ammette l’Autorità, infatti, “le offerte sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela“.

Un meccanismo che gli utenti della telefonia, purtroppo, conoscono bene.

I PROBLEMI.

Fosse solo questione di costi. I problemi, per gli utenti passati nel mercato libero, non finiscono mai: contratti attivati senza il consenso dell’utente (e, in generale, all’interno di un sistema di vendita che spesso sfiora la truffa), fatturazione di consumi vecchi di decenni, conguagli da arresto cardiaco. Un dato? Solo nel 2016, lo sportello per i consumatori ha ricevuto quasi 45mila reclami. E a giugno 2016 l’Antitrust ha sanzionato per quasi 15 milioni di euro i cinque big dell’energia Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico, proprio per questi motivi.

LA FINE.

I cittadini, insomma, preferiscono la “maggior tutela”. Ma si tratta di un particolare. Sarà il Governo a decidere, a proposito del disegno di legge concorrenza: il dal 1° luglio 2018 scatterebbe/scatterà (sempre che si decidano nel frattempo) l’obbligo per tutti gli utenti di abbandonare il mercato tutelato e sottoscrivere un contratto sul libero mercato. A sostegno di questo passaggio raccontano la solita storia: le tariffe caleranno con l’aumento della concorrenza. Peccato, perché non è vero: le nuove norme avranno effetti negativi per le famiglie e per le imprese, e determineranno aggravi dei costi energetici a loro carico. Tanto che lo stesso Governo è pieno di dubbi (“Vogliamo evitare che il superamento del mercato tutelato comporti un aumento delle bollette” – allora è vero!). Il rischio infatti è che gli operatori si facciano concorrenza solo sui clienti che spendono di più, mentre per gli altri non ci sia niente da fare.

La solita storia, insomma: ma gli italiani l’hanno capita benissimo.

A presto,

CR

AVVISI DI PAGAMENTO DI EQUITALIA, OCCHIO ALLA TRUFFA!

mail

Riporto, per evitare che qualcuno possa cascarci, l’allarme lanciato da Equitalia: a quanto pare, infatti, continuano ad arrivare email truffa contenenti presunti avvisi di pagamento della società di riscossione e che invitano a scaricare file o a utilizzare link esterni.

L’avviso è comparso sul sito dell’agenzia di riscossione, a seguito di ripetute segnalazione. Equitalia è assolutamente estranea all’invio di questi messaggi e raccomanda nuovamente di non tenere conto della e-mail ricevuta e di eliminarla senza scaricare alcun allegato. Le ricorrenti campagne di phishing, cioè di tentativi di truffa informatica architettati per entrare illecitamente in possesso di informazioni riservate, sono state più volte segnalate a Equitalia dal Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche), l’unità specializzata della Polizia Postale e dal CERT-PA (Computer Emergency Response Team della Pubblica Amministrazione).

Di seguito, a titolo esemplificativo, sono riportati alcuni dei domini utilizzati per l’invio delle false e-mail di cui Equitalia ha avuto conoscenza sulla base delle segnalazioni, anche informali, dei destinatari delle medesime:

assistenza@creval.it, assistenza@protocol.it, autorizzata@postcert.it, avviso@eq.it, avviso@equ.it, avviso@equitalia.it, b4g112693.329597469@gruppoequitalia.it, b4g116353.654618283@gruppoequitalia.it, b4g232024.871969135@gruppoequitalia.it, b4g340831.290834225@gruppoequitalia.it, b4g37105.7327400958@gruppoequitalia.it, b4g484809.283418861@gruppoequitalia.it, b4g589127.28767122@gruppoequitalia.it, b4g829188.595601231@gruppoequitalia.it, b4g829823.325938126@gruppoequitalia.it, b4g959117.53274326@gruppoequitalia.it, cifre@equitliaroma.it, eqeuitalia@sanzioni.it, equitalia@avvia.it, equitalia@sanzioni.it, eqeuitalia@sanzioni.it, equitaliat@raccomandata.it, esecuzionipressoterzi.pugla@pec.equitaliasud.it, fatture@gruppoequitalia.it, fatture-equitalia@fatture-gruppoequitalia.it, info@unipol.it, info@venetobanca.it, info_9@intesasanpaolo.it, info14@bcpp.it, info17@bcpp.it, info19@cse.it, info6@bcpp.it, info28@bper.it, info55@bper.it, info76842@bcca.it, multe@equitalia.online, noreplay@bancoposta.it, noreply@certificazione.it, noreply@equitalia.it, noreply@legge.it, noreply@pec.it, noreply@postecert.it, noreply@protocol.it, noreply-equit@eq.it, pagamenti@equitalia.it, pagamento@equitalia.it, pagamento@gruppoequitalia.it, pagammento@equitalia.it, reply-equi@riscossioni1.it, servizio@equitalia.it, servizio@unicredit.it, servizio_clienti@poste.it, support@update.it, veneziagiulia@pec.equitalia.it, zaeaisrl@pec.it, zuhadsrl@pec.it, web_1@postepay.it.

Mi raccomando, non facciamoci fregare!

CR

SI PUO’ ESSERE BRAVI E GENEROSI MA ANCHE DELINQUENTI?

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Una curiosa storia vi voglio raccontare: quando mio figlio faceva calcio giovanile lo portavo al coni e lì incontravo il padre di un suo amico che portava a sua volta il figlio…e così facemmo amicizia. Lui un bravissimo medico legale e del lavoro della ASL romana attentissimo ai problemi della salute collettiva e delle sofferenze umane le più terribili. Da allora siamo sempre rimasti in contatto. E lui ha sempre offerto la sua competenza anche al CODACONS – e gratuitamente sempre- per aiutare le vittime di mala sanità, anche con veri e propri saggi scientifici quando gli capitava una persona colpita da protesi fasulle o malattie provocate da errori sanitari, e lo faceva senza guardare in faccia a nessuno. Ultimamente – come facevo spesso- gli avevo portato il caso di un bambino ammalato di una gravissima malattia rara che chiedeva di potere recarsi in USA dove si praticano cure di eccellenza che non si trovano in nessuna parte del mondo. A questo bambino la ASL aveva rifiutato di coprire le spese ingentissime di queste cure perché “forse il piccolo infelice si poteva curare anche in Italia” . Una insipienza assurda , ignoranza anche dei protocolli che in Italia non contemplavano affatto quei farmaci sperimentali usati in America. Lui come sempre , molto colpito e commosso, si è subito mobilitato e ha cercato di spiegare alla commissione competente le ragioni di una famiglia distrutta dalla sofferenza. Ma non è riuscito, e affranto dopo averci disperatamente provato ha mollato. Una persona ligia alle regole: quando tanti anni fa dopo un duplice intervento alla colonna invalidante gli chiesi il permesso di sosta per disabili mi mandò davanti a una commissione collegiale – nonostante la nostra amicizia- che valutò tutti i documenti della pratica con minuziosa attenzione e rigore. E anche di recente quando gli ho mandato un  giovane che per un momento di disequilibrio mentale doveva recuperare la patente di guida toltagli per la sua patologia, poi curata e guarita, con il solito rigore lo ha mandato a fare i test obbligatori  e tutte le visite mediche necessarie, mostrando anche a lui, saggiamente, che per la sicurezza del giovane stesso –  di ben maggior valore di una patente di guida- valeva solo e sempre il rigore e la correttezza insita nel rispetto delle regole.  Ora leggo sul giornale che  questa persona, generosa e altruista, sarebbe accusata di atti di corruzione nell’ambito delle sue funzioni pubbliche svolte presso la ASL . Ovviamente sono costernato e non ci credo, ma aspetto il sereno giudizio dei Magistrati. Intanto mi è sorto un interrogativo: ma è possibile che chi è così “per bene” nei rapporti con gli altri poi di nascosto violi la legge come niente fosse? Non ho trovato una risposta.     

VIVA LA COGNATA, ABBASSO IL DEGRADO IDROGEOLOGICO

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Se non fosse stato per mia cognata, cui è crollata in testa mezza montagna ad Albori in Costiera amalfitana, mai mi sarei accorto dello stato di distruzione idrogeologica di questo gioiello della natura e patrimonio dell’umanità.

Ho vissuto infatti 30 anni a Salerno ai tempi in cui scorrazzavamo in Vespa su quella identica strettissima stradina della costiera diretti a fare il bagno a Praiano o Erchie o alla discoteca dell’Africana, e mai ci era caduto un masso in testa. Almeno fino alla alluvione degli anni ’50, dopo la quale però sembrava tutto tornato nella norma.

Caduto questo masso enorme sulla casa di mia cognata ho cominciato a osservare da vicino il livello di distruzione dell’area che minaccia di venire giù come il burro facendo centinaia di vittime al primo terremoto o alla prima pioggia più lunga del solito. Ecco come sta messa oggi questa splendida costiera: in tale area il rischio frane varia dal 77% all’88%; secondo l’Ordine dei geologi si passa da un indice di pericolosità frane pari all’88% nel comune di Amalfi al 77% di Minori ed ancora dall’88% di Maiori all’82% di Atrani. A Ravello ed a Tramonti il rischio di pericolosità frane è dell’84%.

In questa situazione giorni fa ho deciso come Codacons, associazione ambientalista nazionale che da tempo si batte in tutto il paese contro il dissesto idrogeologico – arrivando addirittura in passato a presentare una class action per obbligare l’amministrazione a mettere in sicurezza le zone a rischio – di andare a fare visita al sindaco di Vietri sul Mare, porta della Costiera e competente per l’area almeno iniziale della costa.

Lui dopo aver convenuto con l’associazione sulla disastrata situazione, ha solo detto che nulla potrà modificarla, a causa della mancanza di fondi. Un sindaco bravo, attivo, furbo e intelligente – che il Codacons aveva denunciato anni prima per gli scarichi a mare, denuncia poi finita bene per lui ma non per il mare – davvero disponibile a fare tutto il possibile per modificare una situazione disastrosa esistente e peggio ancora incombente su uno dei gioielli più preziosi del Paese.

Ora Codacons e sindaco di Vietri, insieme, attiveremo tutti gli strumenti legali per costringere lo Stato a intervenire anche se dovesse rinunciare all’acquisto di un solo caccia F35, e la Regione a dedicare risorse – che ha in abbondanza – a questo angolo di paradiso.

Quel che non è accettabile è sentire dire da un volenteroso amministratore locale “non ci possiamo fare niente… mancano le risorse”. Ma voglio fare un appello a tutti i sindaci della Costiera amalfitana, e anche agli imprenditori turistici che lavorano i preziosi prodotti del territorio, ceramisti, pasticceri, barcaioli e semplici cittadini: uniamoci tutti e lottiamo insieme, il nostro paese e la vostra terra non meritano di finire distrutti in questo modo. E a lei dico: grazie cognata!

LA TRUFFA DEL BANCOMAT

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L’allarme-truffa della settimana si riferisce a un grande classico: il furto al bancomat. A quanto pare, infatti, negli ultimi giorni sono diverse le segnalazioni riferite a questo vero e proprio reato “evergreen”: le vittime hanno raccontato ai poliziotti un meccanismo standard, che farebbe pensare a criminali specializzati capaci di utilizzare la stessa tecnica per portare a termine più “colpi”. Occhio, quindi.

LA TRUFFA. La strategia dei criminali è piuttosto particolare: la truffa non riguarda gli sportelli esterni, come accade di solito, ma quelli allestiti all’interno delle banche. Ecco come funziona: tutti noi per aprire la porta automatica dell’area bancomat interna dobbiamo strisciare la carta nell’apposito apparecchio, mentre per uscire basta premere un bottone. I malviventi invece alterano questa nostra abitudine, facendo trovare un secondo apparecchio per introdurre la tessera anche in uscita.

Ovviamente i criminali scommettono sulla nostra distrazione: per sventare il loro piano basta ricordare che, per uscire, c’è un pulsante dedicato. Ma quei pochi che introducono la carta anche per uscire dall’area bancomat sono fregati: l’apparecchio non restituisce infatti la carta originale, ma un’altra carta scaduta. Per essere sicuri che il malcapitato non se ne accorga, alcuni complici dei criminali si fanno trovare all’esterno e cominciano a mettere fretta alla vittima.

Nel tentativo di liberare lo sportello il prima possibile, ecco che si finisce per scambiare la carta fasulla per quella autentica, e il gioco è fatto. Il prezioso bancomat è finito nelle mani sbagliate.

L’ALLARME. Un dubbio rimane: come fanno i malviventi a rubare anche il codice PIN? La polizia sta indagando su questo punto, che rimane oscuro: in ogni caso l’invito è quello di allertare immediatamente il 113 quando si nota che per uscire dall’istituto di credito bisogna inserire la tessera in un apparecchio dedicato. Stiamo attenti, e tuteliamo i nostri risparmi.

CR

L’ETICHETTA A SEMAFORO NON CI PIACE PER NIENTE

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Il sospetto dovrebbe venire anche ai consumatori meno attenti. Improvvisamente, le sei sorelle del Big Food (Coca-Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, Pepsi e Unilever) hanno deciso di adottare il modello dell’etichetta a semaforo.

Di cosa si tratta? L’idea viene dalla Gran Bretagna. In pratica, questo sistema si chiama così perché prende spunto dai colori dei semafori stradali: il rosso, il giallo e il verde. Lo scopo sarebbe (sarebbe, appunto) quello di indirizzare i consumatori verso alimenti confezionati più “salutari”.

  • Bollino verde: identifica gli alimenti da preferire perché salutari (ingredienti ricchi di fibre e nutrienti, poveri o privi di grassi saturi, zuccheri e sale aggiunti);

  • Bollino giallo: identifica quei prodotti “intermedi” poiché, pur non presentandoli in dosaggi elevati, contengono grassi, sale e zuccheri che li rendono maggiormente calorici;

  • Bollino rosso: indica tutti quei prodotti (da evitare) con alto apporto calorico, ricchi di grassi saturi, zuccheri e sale aggiunti e poveri di fibre.

CHI E’ PRO. I favorevoli a questa misura non sono pochi: tra loro, in primo luogo, troviamo una lobby particolarmente potente: le multinazionali. Per i grandi gruppi del food, infatti, la questione dell’etichetta è cruciale: si stanno giocando un business mondiale da 570 miliardi di dollari, e un mercato da 700 milioni di consumatori (come quello europeo) è un boccone davvero ghiotto.

A favore del Traffic Light Labelling System troviamo anche alcuni addetti ai lavori: sostengono che l’etichetta a semaforo faccia paura “perché funziona”. I consumatori riuscirebbero a capire tramite questo strumento “cosa significa l’indicazione nutrizionale relativa alle quantità di zucchero, sale e grassi”, in modo da “orientare il proprio comportamento alimentare”. E tra le altre cose, il sistema avrebbe il pregio di essere semplice e immediato.

CHI E’ CONTRO. I contrari sono tanti, e io mi iscrivo a pieno titolo in questo schieramento. Personalmente, infatti, non ho alcun dubbio.

Non è solo per il fatto (già di per sé grave) che molte eccellenze italiane finirebbero nella lista degli alimenti dannosi, con conseguenze sulle vendite: tanto che il prosciutto di Parma, bollato con il rosso in Inghilterra, ha registrato una flessione clamorosa (a tutto vantaggio indovinate di chi? Ma certo, delle multinazionali dell’alimentare!). Non è solo per l’assurdo risultato di promuovere prodotti come la Coca-Cola Light (solo perché presenta poche calorie) senza portare il consumatore a riflettere sulle ragioni del minor apporto calorico (basta sostituire gli zuccheri con edulcoranti, aspartame e acesulfame K, e il gioco è fatto!). C’è dell’altro, e riguarda il principio della libertà di scelta dei cittadini.

LIBERTÀ DI SCELTA? I consumatori, infatti, sarebbero sviati e condizionati nelle loro scelte economiche dalle indicazioni fuorvianti contenute nelle etichette: i colori rosso, giallo e verde delle etichette apposte sulle confezioni sono assolutamente inadatti a fornire informazioni esaustive circa le caratteristiche nutrizionali del bene in vendita, e semplificano le cose in modo addirittura grottesco, distorcendo le “normali” scelte dei cittadini. In questo modo, tutta la possibilità di decidere autonomamente cosa comprare (almeno, quella che ci rimane tra gli scaffali dei supermercati, dominati dal marketing) verrebbe influenzata – premiando alcuni prodotti, invece di altri.

Si tratterebbe di “un’informazione visiva che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani come i prodotti a denominazione di origine Dop e Igp, per promuovere, al contrario, il cibo spazzatura come le bevande gassate senza zucchero, ingannando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale”, come denunciato da Coldiretti.

COSA FACCIAMO. Se 6 grandi multinazionali stanno pressando l’Europa per l’adozione del sistema in etichetta, una ragione c’è. È proprio per questo che non esiteremo a presentare una miriade di esposti in procura per truffa se le aziende immetteranno in commercio prodotti alimentari con il semaforo in etichetta. Non solo: contro i marchi alimentari che applicheranno il semaforo lanceremo una campagna di boicottaggio, per convincere i consumatori italiani a non acquistare i loro prodotti.

Con la nostra salute non si scherza. E neanche con la nostra intelligenza.

IL FANALINO DI CODA D’EUROPA

bandierine

Udite, udite. L’economia italiana nel 2016 è cresciuta dello 0,9%. Ormai è ufficiale.

Bene, bravi, bis. Media e governo, a reti unificate, esultano. “L’Italia si rimette in moto”, è il “dato migliore dal 2010”: Gentiloni, è giusto riconoscerlo, mantiene qualche cautela (parlando infatti di “fase di crescita ma limitata”), ma in generale gli osservatori hanno reagito gridando vittoria.

E però. Chiunque abbia occhi per vedere non può che aggiungere qualcosa, a questo quadro idilliaco. Nessuno vuole fare il guastafeste, per carità, ma le cose vanno dette per come sono.

E allora diciamole: buona parte dell’entusiasmo deriva dal fatto che, solo lo scorso ottobre, l’esecutivo (all’epoca renziano: sic transit gloria mundi!) aveva stimato nel Def una crescita dello 0,8%. In un paio di mesi si sarebbe perciò verificato un (minuscolo) balzo in avanzi, di quelli che – in questo periodo di vacche magre – danno fiato alle trombe della propaganda. Ma questo piccolo miglioramento non basta a cancellare le tante ombre che si addensano intorno ai dati del nostro PIL, se appena mettiamo il naso fuori dai confini nazionali.

Basta dare un occhio ai nostri vicini per raffreddare gli entusiasmi: mentre il PIL della Germania decolla e raggiunge il top degli ultimi 5 anni (+1,9%), quello della Spagna (che sembrava la vittima designata della crisi) supera il 3%, e addirittura l’Irlanda fa segnare il +4,3%, portando il PIL europeo a una crescita media dell’1,9%, l’Italia raccoglie un risultato piuttosto misero: la nostra performance – che qualcuno ha trovato il coraggio di strombazzare – ci porta al penultimo posto in Europa. Appena prima della Grecia, il che (con tutto l’affetto e il rispetto per gli amici ellenici, ci mancherebbe) è tutto dire.

Non solo: con tutta probabilità, nel 2017 nessun altro tra i 28 partner UE vedrà il prodotto salire meno dell’1%. C’è l’ipotesi, seria, che l’Italia finisca in fondo alla classifica della crescita: un fatto per cui non servono altre parole.

La questione, in fondo è tutta qui. Per me è ovvio, ma è meglio ripeterlo: la crescita del Paese è del tutto insoddisfacente, ed è evidente che l’economia italiana non riparte. Il Governo ha sballato le sue previsioni iniziali (che vedevano un Pil nel 2016 in crescita del +1,2% ) e gli ultimi indicatori economici (fiducia dei consumatori in calo/vendite in stallo) dimostrano il fallimento delle politiche avviate dal Governo.

L’Italia è ormai il fanalino di coda d’Europa. Ma a qualcuno va bene così.

CR

FOTO DEL CONTATORE VIA WHATSAPP? NO, GRAZIE

whatsapp danger

Altro giro, altra truffa.

L’attenzione è d’obbligo (circolano di continuo allarmi, veri o presunti, legati a WhatsApp: e per questo vanno presi con le molle) ma in questo caso ci sono conferme autorevoli (qui e qui) e quindi è giusto dare spazio alla notizia.

Il meccanismo, anche stavolta, è semplice: un messaggio su WhatsApp invita l’utente a inviare una foto del proprio contatore del gas per rimediare a una mancanza di lettura dei consumi.

Come di consueto, l’assurdità della richiesta (solo Italgas offre effettivamente un servizio del genere, ma in questo caso l’utente può effettuare da sé la lettura del contatore) dovrebbe metterci in allarme: una grande azienda di distribuzione non chiederebbe certamente la lettura tramite WhatsApp. Il buon senso, insomma, è già una difesa.

Altra incongruenza: il numero da cui partono questi messaggi non corrisponde a quello di nessun operatore energetico. Basta una rapida ricerca sul web per accertarlo. E la ragione è chiara: non sono gli operatori del settore energia a inviare il messaggio!

Il messaggio, infatti, serve ad altro. A cosa, esattamente? Nessuno può dirlo con certezza.

Magari per effettuare una serie di operazioni illecite validate dai dati del contatore del gas (che corrispondono a contratti stipulati con le compagnie vere e proprie). O magari per accaparrarsi una buona quantità di numeri telefonici: la risposta degli utenti fungerebbe da “conferma” che lo stesso numero sia utilizzato, dopo essere stato (probabilmente) generato a caso dai truffatori.

In questo caso, il meccanismo mirerebbe solo a ottenere una risposta, quindi: proprio quella che dobbiamo evitare di inviargli!