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OBBLIGO DELLA SCATOLA NERA, CHI SE NE PUÒ APPROFITTARE

Cari amici, quest’estate la Commissione Industria del Senato ha approvato l’emendamento che obbliga la presenza della scatola nera su tutti i veicoli entro il 2017. Per essere precisi, si hanno 12 mesi Leggi tutto »

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

Cari amici, ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione Leggi tutto »

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RISPUNTA IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO. SIAMO IMPAZZITI?

Cari amici, non ho mai creduto nella reincarnazione, ma dopo aver sentito parlare (per l’ennesima volta) del Ponte sullo Stretto non ho avuto più dubbi. Già, il nostro caro premier ha pensato Leggi tutto »

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TRUFFE ONLINE, PRESTATECI OCCHIO!

Cari amici, il mondo dei social è una realtà inarrestabile, dalle indiscutibili potenzialità, ma anche irto di insidie. Per questo voglio mettervi in guardia su alcuni pericoli che, se riconosciuti, possono essere Leggi tutto »

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INCENTIVI ALLE FAMIGLIE: DUE MODELLI VIRTUOSI, TRENTINO E VALLE D’AOSTA

Cari amici, dopo giorni di polemiche contro il Fertility day e la disastrosa campagna pubblicitaria promossa dal Ministero della Salute, mi piacerebbe proporvi esempi in positivo: politiche di autentica promozione alla natalità Leggi tutto »

IN PARLAMENTO SI GUADAGNA (SENZA LAVORARE)

governo

Mentre da un lato ancora non si trovano risorse per bloccare l’aumento Iva del 2019, dall’altro milioni e milioni di euro vengono buttati per finanziare un Parlamento fermo da più di due mesi e per pagare gli stipendi a Senatori e Deputati.

Soldi, tanti soldi. Ma quanti esattamente? 253,1 milioni di euro, solo di costi della politica.

I conti sono piuttosto facili. Considerato infatti che, in base ai dati di bilancio resi pubblici, i costi annui per il funzionamento del Parlamento nel 2018 ammontano a circa 1,52 miliardi di euro (551 milioni il Senato, 968 milioni a Camera), tale situazione di impasse ha prodotto uno spreco di soldi pubblici a danno dei cittadini pari a 253,1 milioni di euro solo negli ultimi due mesi (dalle elezioni del 4 marzo ad oggi)

Una situazione surreale: farebbe ridere, se non facesse piangere.

Per questo abbiamo chiesto alla Corte dei Conti di aprire una inchiesta sul caso, allo scopo di accertare eventuali danni erariali per la collettività. Chiediamo inoltre ai partiti politici di disporre la restituzione, in favore delle casse dello Stato, di parte dei compensi percepiti dai parlamentari eletti dal 4 marzo ad oggi, considerato che tali soldi sono stati incassati in assenza di qualsivoglia tipo di attività.

Non ci pare tanto: ci pare il minimo. Il minimo, per conservare la dignità.

DIMEZZATE SUBITO I COMPENSI DEI PARLAMENTARI!

taglio stipendi

Come se niente fosse, nel nostro Paese si è materializzata una clamorosa impasse parlamentare.

Stiamo andando al 2%” ha dichiarato un funzionario della commissione Affari costituzionali del Senato. Allargando le braccia, e sorridendo, questo signore ha spiegato: “Uno stallo è quello che sempre accade fra una legislatura e un’altra, una volta accadeva anche fra una crisi di governo e l’altra, ma qui indubbiamente andiamo verso un record” .

Insomma, poco da dire: a Palazzo Madama i corridoi sono deserti o quasi, dalle parti del Parlamento si vedono solo le scolaresche, e si arriva a riunirsi per 5-minuti-5, solo per approvare qualche provvedimento tecnico urgente.

Ora, se la situazione è questa c’è poco che possiamo fare. Ma una questione mi pesa particolarmente: i parlamentari italiani percepiscono da due mesi uno stipendio senza lavorare.

Quelli che “ce l’hanno fatta” il 4 marzo, peraltro, sono già in ferie. Il Parlamento, infatti, si è insediato il 23 marzo scorso e – tolte le varie formalità di avvio legislatura – ha chiuso i battenti dopo poco meno di un mese di “lavoro”: tra 25 aprile, 1° maggio e le regionali, deputati e senatori risultano in ferie dal 18 aprile al 7 maggio 2018. Questa lunga “vacanza retribuita”, nel frattempo, ci è costata 12 milioni.

Beati loro, insomma. Se non fosse che da questa situazione deriva uno spreco inaccettabile di soldi pubblici e una violazione delle norme vigenti. L’art. 1460 del codice civile stabilisce infatti che si possa rifiutare di adempiere ad una obbligazione se la controparte non adempie la propria; una fattispecie che trova riscontro nella situazione odierna del Parlamento, con gli italiani che pagano i compensi di Deputati e Senatori (e quindi adempiono la propria obbligazione) senza ottenere tuttavia la controprestazione dei lavori parlamentari.

Per questo, con un’istanza inviata ai Presidenti di Camera e Senato e ai Capigruppo dei vari partiti presenti in Parlamento, il Codacons ha chiesto di dimezzare i compensi percepiti da Deputati e Senatori neo-eletti.

Si legge nell’atto:

“Si assiste in maniera surreale e apparentemente illegittima ad una clamorosa “impasse parlamentare” con le Camere ferme da due mesi e l’impossibilità di procedere alla formazione delle Commissioni e alla formazione di un Governo che possa garantire stabilità al paese, con evidente e conseguente danno non solo per la collettività ma per l’economia del paese. Una situazione che deve necessariamente essere accertata poiché in caso di responsabilità degli attuali parlamentari in carica e dei membri del governo in carica potrebbero sorgere fattispecie penalmente rilevanti quali il reato di Malversazione a danno dello Stato e Omissione di atti d’ufficio, oltre che possibili illeciti fonte di danno erariale”. Considerata inoltre la natura di pubblici ufficiali dei parlamentari, il rischio è anche il realizzarsi del reato di “peculato” in relazione all’appropriazione indebita di soldi pubblici.

Ridurre del 50% gli emolumenti, almeno fino al momento in cui il Parlamento non tornerà ad operare in modo regolare attraverso le sue Commissioni, non è solo un atto di buon senso. È anche un obbligo morale, nei confronti di un Paese impoverito e provato da anni di sacrifici.

Non deludeteci, anche stavolta.

CR

AIUTI DI STATO MASCHERATI

alitalia

Insomma, alla fine è accaduto: la Commissione Ue ha aperto un’indagine approfondita per valutare se il prestito ponte di 900 milioni di euro che l’Italia ha concesso ad Alitalia costituisca un aiuto di Stato. Le sensazioni sono chiarissime: la Commissione “al momento è del parere che il prestito statale costituisca un aiuto di Stato”, si legge in una nota. La stessa Commissione, infatti, teme che “la durata del prestito, che va da maggio 2017 fino almeno a dicembre 2018, superi la durata massima di sei mesi prevista dagli orientamenti per i prestiti di salvataggio”.

Ora, non è mai bello dire “l’avevamo detto”, ma – purtroppo – l’avevamo detto davvero.

Lo scorso maggio avevamo presentato un esposto alla Commissione Ue chiedendo di non autorizzare il prestito perché lo stesso costituiva un illecito aiuto di Stato.

Oggi l’Ue ha accolto le nostre istanze decidendo di fare luce sulla vicenda.

Mai come in questo caso, però, non ci soddisfa affatto aver anticipato i tempi:
la verità, infatti, è che ancora una volta lo Stato ha utilizzato soldi pubblici per salvare una società privata portata alla soglia del fallimento da una gestione scriteriata, costata oltre 8 miliardi di euro ai contribuenti italiani.

C’è poco da fare, insomma. Il prestito da 900 milioni di euro è un aiuto di Stato mascherato, avvenuto a meno di 10 anni di distanza dal precedente prestito da 300 milioni di euro concesso nel 2008 ad Alitalia poi trasformata in Cai.

Soldi finiti nelle casse vuote della compagnia aerea e subito volatilizzati: perché alla fine, Commissione Ue o meno, a rimetterci sono sempre i cittadini.

SALVATE I PICCOLI NEGOZI!

serranda

Nonostante gli annunci e le fanfare, i dati sulle vendite al dettaglio di febbraio (che aumentano su base mensile ma registrano un sensibile calo del -0,6% su base annua) parlano chiaro. Da questo punto di vista non si muove una foglia, e le (scarse) misure degli ultimi anni non hanno sortito alcun effetto.
Diciamo le cose come stanno: solo i beni alimentari hanno trainato il commercio a febbraio evitando che i numeri fossero addirittura disastrosi. Disastrosi, sì: anche se, a sentire qualcuno, va tutto alla grande.

E invece no. Il vero allarme riguarda i piccoli negozi, che vedono crollare le vendite del -1,7% su base annua con un trend fortemente negativo sia per i prodotti alimentari che per i non alimentari. Si confermano così nostri timori circa l’andamento deludente dei consumi nel 2018, confermati ora dai numeri forniti dall’Istat.
Qualcosa bisogna fare, e bisogna farlo alla svelta.
Di questo passo botteghe e piccoli negozi rischiano di scomparire dalle nostre città, schiacciati dalla concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. E chi deve farlo? Per forza il prossimo Governo. Dovranno mettere mano al settore del commercio, adottando misure di liberalizzazione, a partire dai saldi, in grado di sostenere le vendite e aiutare gli esercenti.
Altrimenti, non parlate più di “ripresa”. Almeno, non ai commercianti.

Fatelo per pudore.

CONTRO ABUSI TELECAMERE IN CASE DI CURA E STRUTTURE SANITARIE

INAUGURATO LO SPORTELLO DI ASCOLTO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA  PRESSO LA FONDAZIONE IRCCS POLICLINICO MANGIAGALLI (Agenzia: EMMEVI)  (NomeArchivio: VIOLEd5z.JPG)

L’hanno chiamata “Riabilitazione invisibile”: è l’operazione con cui i Nas di Potenza hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari per 15 persone di una struttura riabilitativa di Venosa. Tra loro – a quanto pare – dipendenti, medici e (addirittura!) un religioso. L’accusa? Terribile: ripetuti e violenti maltrattamenti nei confronti di alcuni disabili.

Non si tratta, purtroppo, di una novità: ormai non passa giorno senza la notizia di arresti e inchieste su maestre e dipendenti di case di cura e strutture sanitarie accusati di percosse e maltrattamenti su bambini, pazienti anziani o disabili. Siamo di fronte ad un preoccupante allarme ed è evidente che servono più controlli su tutto il territorio, per verificare le condizioni di assistenza ai pazienti e l’adeguatezza del personale in servizio.

Nessuno interviene, come al solito, e la situazione è sempre più grave. Alcuni rimedi? Il Ministero della Salute deve intervenire sia effettuando ispezioni a tappeto nelle case di cura e raccogliendo le segnalazioni dei pazienti e dei loro familiari, sia installando telecamere di videosorveglianza in tutte le strutture.
Solo così è possibile prevenire episodi di violenza come quello di Venosa. Casi aberranti perché coinvolgono soggetti che non possono né difendersi, né denunciare gli abusi; casi che ci chiedono, anzi ci impongono, di fare qualcosa ora.

I VIGILI? DEVONO STARE TRA I CITTADINI

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Ormai mezza Italia si confronta ogni giorno con il problema delle buche stradali. Non che altrove la cosa vada meglio (a Milano hanno chiesto direttamente ai cittadini di segnalare quelle più pericolose!), ma la catastrofe vera – purtroppo – accade a Roma, come ogni anno che Dio ha creato.

Non dico niente di nuovo, purtroppo. Il maltempo che nelle ultime 48 ore ha interessato la Capitale ha prodotto ulteriori danni all’asfalto aprendo nuove buche sul manto stradale e allargando quelle già esistenti.

La situazione, insomma, è grave. Anche perché l’acqua piovana ha riempito buche e voragini, complicando le cose agli automobilisti che (per quanto si sforzino) spesso non riescono proprio a evitarle. Le strade di Roma sono disseminate di cerchioni, a dimostrazione di quanto sta accadendo. Una nuova ondata di incidenti e di danni a vetture e motocicli, in particolare forature di gomme e rotture di pneumatici, sta ulteriormente danneggiando i cittadini.

La questione è questa. E la verità vera è che spesso, molto spesso, dietro le buche ci sono le tangenti. Qualcuno si arricchisce sulle spalle dei cittadini, qualcuno monetizza i loro incidenti stradali, le loro giornate infinite, qualcuno specula sul tempo e l’impegno che investiamo per evitare di finire dentro una voragine.

Allora, detto questo, che fare? In attesa di rimedi più duraturi, i vigili urbani devono intervenire scendendo in strada e segnalando ad automobilisti e motociclisti la presenza di voragini non visibili a causa della pioggia.

Ha ragione il neo comandante della Polizia Locale Antonio Di Maggio: i vigili vanno spostati dagli uffici alla strada, perché in questa situazioni di emergenza è inaccettabile la scarsità di agenti tra i cittadini. Sarebbe un messaggio simbolico, certo: perché i romani hanno bisogno anche di questo. Hanno bisogno, anche, di non sentirsi soli.

10 LEGGI BUONE FATTE DA “CHI CI STA” EPPOI NUOVE ELEZIONI

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Domenica mi sono visto la bella trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3. Io non sono un simpatizzante dei 5 stelle da quando hanno fatto finta di non vedermi come loro candidato, anche se sapevo benissimo che uno come me non lo avrebbero mai preso non essendo io incline ad accettare ordini e imposizioni o regole dall’alto, specie se nell’esercizio di un mandato dato dal popolo.

Confesso però che aver sentito Orfini domenica mi ha ancora una volta convinto che il Pd non poteva che fare la fine che ha fatto. Dunque Orfini – per tirare l’acqua al mulino del Pd- si era addirittura preparato un foglietto da cui risultava che nel 50% dei casi Lega e M5S avevano votato insieme contro il Pd.

Ergo, Lega e grillini sono affini e non certo M5S e Pd. Anche Orfini – come Renzi quando pensava di infinocchiare gli italiani con la riforma in senso autoritario della Costituzione per assicurarsi, come ha fatto il leader cinese, la presidenza a vita – ritiene che chi vede la tv abbia l’anello al naso.

Ovvio, infatti, che se Lega e Movimento 5 Stelle sono all’opposizione votano ambedue contro le leggi della maggioranza anche solo per farsi notare e chiedere che siano fatte meglio, o contengano qualcosa di più, o anche solo per differenziare l’opposizione dalla maggioranza.

Tanto la legge passerà ugualmente con la fiducia e quindi almeno resta nella storia e negli atti parlamentari che due partiti dell’opposizione volevano una cosa diversa o solo migliore. Come faccia Orfini da questo elementare gioco della politica a dedurre che Lega e M5S siano affini più che M5S e Pd resta un vero mistero, e ci abbatte sentirlo da una persona intelligente come lui.

Faceva tenerezza Orfini, espressione di un Pd che ha frequentato più il furbetto Farinetti e il furbissimo Marchionne, andando a osannare anche la Philip Morris in nuova fabbrica bolognese di sigarette (elettroniche), che gli operai della Fiom, un Pd che non ci piace perché ha fatto eleggere una Lorenzin che poco ha fatto contro la lobby delle case farmaceutiche, e un Casini che nella mia memoria – ma forse anche in quella degli elettori di Pomigliano d’Arco – era più destro dei destri più maldestri e che ha avuto il solo merito di fare il funerale alla Commissione di inchiesta sulle banche e sulle malefatte dei parenti banchieri dei sottosegretari preferiti dal Matteo numero 1.

Ma faceva tenerezza anche la brava Lucia Annunziata che – da vecchia militante comunista – disperatamente cercava di portare Orfini a dire che era meglio se Pd e M5S si fossero alleati per tentare l’impossibile: non far sparire un partito divenuto ormai solo uno specchio della politica liberista e antioperaia che nemmeno Berlusconi era riuscito a incarnare, e che non piace a chi scrive ma nemmeno ormai alla maggioranza degli italiani.

Ora se questi risultati elettorali porteranno almeno a 10 leggi buone fatte da “chi ci sta” – siano essi Lega e M5S o M5S e Pd o Pd e destra non ci importa – noi saremo contenti, e andremo volentieri a nuove elezioni ricordando chi ha fatto quelle leggi per premiarli.

CANONE RAI, L’ESENZIONE PER OVER-75? ERA ORA!

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“E’ stato appena firmato da parte del ministro dell’Economia e del ministro dello Sviluppo economico il decreto per l’aumento della fascia di reddito di esenzione del canone Rai per gli over 75”. Con questa parole Paolo Gentiloni ha annunciato un provvedimento che si attendeva da tempo, e che esenta altri 235mila over-75 dal pagamento dell’odiata tassa.

COSA CAMBIA? La misura annunciata oggi fa salire a 8.000 euro (dai 6.713,98 precedenti) il reddito che consente l’esenzione dal pagamento del canone Rai, limitatamente a coloro che abbiano compiuto 75 anni. I cittadini devono richiedere l’esenzione presentando la dichiarazione sostitutiva presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate oppure spedirla con raccomandata, senza busta, al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22, 10121 -Torino. La richiesta deve essere accompagnata da un documento di identità valido e deve essere presentata entro: il 30 aprile per essere esonerati tutto l’anno, e il 31 luglio per essere esonerati dal secondo semestre.

ERA ORA! Più che gioire per il provvedimento firmato oggi, siamo molto arrabbiati per il ritardo immane con cui è giunta questa esenzione. Da anni infatti la Rai non trasmette più programmi adatti ai telespettatori più anziani, e d’estate propina in continuazione repliche dei soliti telefilm che oramai gli utenti di una certa età, ossia coloro che più fruiscono della tv nei mesi estivi, conoscono a memoria. Proprio il peggioramento qualitativo dell’offerta Rai dovrebbe portare ad una estensione delle esenzioni, anche in considerazione del fatto che l’evasione è stata abbattuta con l’introduzione del canone in bolletta. Un provvedimento davvero equo, dunque, sarebbe esentare dal pagamento del canone tutti i nuclei familiari con Isee inferiore ai 25mila euro annui!

A presto,

CR

MAGISTRATI CORROTTI: RIDATECI BELLOMO!

tribunale

Leggo oggi di un nuovo scandalo che investe la magistratura italiana, con un ex presidente di sezione del Consiglio di Stato accusato dalla Procura di Roma di aver aggiustato sentenze in cambio di mazzette, e un ex pm di Siracusa fermato per associazione a delinquere, corruzione e falso. Un episodio che si aggiunge alla lunga lista di scandali che, negli ultimi anni, vedono coinvolta la giustizia italiana, minando profondamente il ruolo della magistratura e la fiducia che in essa ripongono i cittadini.

E leggendo tali ultime vergogne non posso non pensare ad un altro magistrato, quel Francesco Bellomo destituito di recente dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa perché imponeva minigonne e tacchi alle sue studentesse. Un fatto certamente grave e condannabile, ma dalle conseguenze tutto sommato nulle sulla giustizia italiana. Perché se un magistrato prende soldi per pilotare una sentenza danneggia tutti: i cittadini, la giustizia e la categoria cui appartiene. Se un magistrato ha una ossessione per le belle ragazze e impone contratti assurdi, danneggia solo se stesso e coloro che quelle condizioni indegne le accettano.

Tutto sommato, tra chi brama di nascosto i soldi e chi ama alla luce del sole il sesso, io preferisco i secondi, e mi domando se, considerati gli ultimi scandalosi fatti, non sia il caso di richiamare in servizio Bellomo…

 

 

STESSA SPIAGGIA, STESSO FIUME

castel sant'angelo

Il Tevere è il fiume che attraverso Roma, ma purtroppo non rappresenta una parte viva e pulsante della città a differenza di molte città europee, per questo per la prossima estate ci sarà un progetto che riguarderà un’area di diecimila metri quadrati vicina a a Ponte Marconi con una spiaggia e campi sportivi”.

Una cosa è certa, cari amici: alla prima cittadina della Capitale non manca certo la fantasia. Anche se, va detto per completezza, quella di Virginia Raggi non è un’idea del tutto originale: già Bertolaso, ai tempi della candidatura, butto lì una cosa del genere. Disse allora l’ex direttore della Protezione Civile: “Se sistemiamo bene tutti i depuratori e si fa una gestione delle fogne migliore di quell’attuale, il Tevere può diventare balneabile. Cinque anni di mandato ci vogliono tutti, ma a fine mandato, prima di salutare, farò il bagno nel fiume, come Mister Okay” (per chi non sapesse chi è “Mister OK”, qui c’è una spiegazione esaustiva).

E ancora prima, scavando, si trovano altre suggestioni marittime per il fiume dei romani: era il 1956 quando il regista Dino Risi girava le scene di Poveri ma belli, in cui due amici lavorano in uno stabilimento balneare proprio sul Tevere.

Ora: la nostalgia è uno stato d’animo nobile, e fantasticare è meraviglioso. Ma la realtà, vogliamo vedere qual è?


Ecco, in sintesi la realtà è questa: nessuna spiaggia potrà essere realizzata senza autorizzazione dell’Asl e delle autorità competenti, che dovranno eseguire approfondite verifiche sulle acque del Tevere. Questo perché il fiume capitolino è stato più volte al centro di denunce legate al forte inquinamento delle sue acque, notoriamente caratterizzate dalla presenza di topi, sporcizia e rifiuti vari. Se tali condizioni persistono/persisteranno, realizzare una spiaggia in riva al Tevere rappresenterebbe un rischio per la salute dei cittadini che si ritroverebbero a stretto contatto con agenti inquinanti, e nessun permesso potrebbe essere rilasciato dal Comune in questo senso.


Bello sognare. E bello immaginare una spiaggia in piena Roma, aperta a tutti, colorata e vivace. Io ci sto, purché la realizzazione del tutto sia condizionata alla totale assenza di pericoli per la salute pubblica.

Perché, diceva qualcuno, l’unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi.

A presto,

CR