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OBBLIGO DELLA SCATOLA NERA, CHI SE NE PUÒ APPROFITTARE

Cari amici, quest’estate la Commissione Industria del Senato ha approvato l’emendamento che obbliga la presenza della scatola nera su tutti i veicoli entro il 2017. Per essere precisi, si hanno 12 mesi Leggi tutto »

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

Cari amici, ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione Leggi tutto »

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RISPUNTA IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO. SIAMO IMPAZZITI?

Cari amici, non ho mai creduto nella reincarnazione, ma dopo aver sentito parlare (per l’ennesima volta) del Ponte sullo Stretto non ho avuto più dubbi. Già, il nostro caro premier ha pensato Leggi tutto »

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TRUFFE ONLINE, PRESTATECI OCCHIO!

Cari amici, il mondo dei social è una realtà inarrestabile, dalle indiscutibili potenzialità, ma anche irto di insidie. Per questo voglio mettervi in guardia su alcuni pericoli che, se riconosciuti, possono essere Leggi tutto »

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INCENTIVI ALLE FAMIGLIE: DUE MODELLI VIRTUOSI, TRENTINO E VALLE D’AOSTA

Cari amici, dopo giorni di polemiche contro il Fertility day e la disastrosa campagna pubblicitaria promossa dal Ministero della Salute, mi piacerebbe proporvi esempi in positivo: politiche di autentica promozione alla natalità Leggi tutto »

LA FERRAGNI, FEDEZ E QUELL’ACQUA A 8 EURO

ferragni acqua

Ho da poco scoperto che Fedez, volto notissimo del mondo musical/televisivo, ha indirizzato a me uno dei suoi tweet a proposito dell’acqua di Chiara Ferragni griffata venduta al pubblico al prezzo di 8 euro a bottiglietta. Come avvocato difensore, lo dico affettuosamente, non è granché: meglio che abbia scelto la carriera da rapper.

Lui scrive che azioni legali ed esposti promossi dal Codacons servono “per cavare facili consensi” e mi chiede sarcasticamente “due pesi e due misure?” mostrandomi i prezzi di un’acqua addirittura più costosa di quella promossa dalla sua compagna.

Ora: questa sembra la risposta di uno studente discolo, che colto in flagrante si difende a colpi di “Così fanno tutti”. Io ti ringrazio caro Fedez di avermi e averci indicato altri casi del genere: ci sono bottiglie a 75 euro? Grazie per la segnalazione, prenderemo provvedimenti anche lì. Ti garantisco la massima par condicio, nessun “due pesi e due misure”. Ma questo “Così fanno tutti” non cambia niente: resta il fatto che l’acqua a 8 euro non è concepibile. Punto e basta.

Sarebbe troppo facile ricordare come solo ieri il presidente dell’Istat Maurizio Franzini – durante un’audizione sulla Nota al Documento di economia e finanza del governo – abbia diffuso numeri atroci sulla povertà: 5 milioni di persone in condizione di povertà assoluta, il massimo dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che di singoli individui (8,4% dell’ intera popolazione). Sarebbe troppo facile confrontare le due vicende, e ricordare che nello stesso Paese in cui avviene questa macelleria sociale gli scaffali dei supermercati propongono un’acqua (acqua!) da 8 euro. Troppo facile, perciò evitiamo.

Il punto non è questo: il punto è che – anche se capisco che un conto in banca a 7 zeri alteri la percezione delle cose – quando il Codacons si batte contro il caro-prezzi lo lo fa in favore di tutti i consumatori, Fedez e Ferragni inclusi, perché anche loro sono consumatori. Fedez, ascoltami: dovresti ringraziarci, non arrabbiarti!

Da anni ci battiamo contro il caro-carburanti, il caro-vacanze, il caro-scuola. Non è certo per antipatia personale o “per cavare facili consensi” (cosa davvero improbabile, vista la dimensione del fan club dei Ferragnez) che ci occupiamo anche di questa storia, ma semplicemente per coerenza con la nostra storia e il nostro compito professionale. Abbiamo deciso di presentare un esposto chiedendo al Ministero di valutare il divieto assoluto di vendita del prodotto in Italia e alla Guardia di Finanza di svolgere accertamenti perché vendere una bottiglia di normalissima acqua da 75 cl a 8 euro è un fatto non solo immorale – e ok, se ne può discutere, dipende dai punti di vista – ma potenzialmente illegittimo. Esiste infatti in Italia una legge, la 231 del 2005, che prevede il contrasto dei “prezzi anomali” nel settore alimentare, ossia quei prezzi soggetti a ricarichi eccessivi nei vari passaggi che li portano alla vendita al pubblico. Questa è una legge, Fedez, che nessuno ha scritto “contro di voi”.

Sai qual è il rischio, caro Fedez? Il rischio è che far salire il prezzo di un bene essenziale come l’acqua a 8 euro a bottiglietta apra la porta a pericolosi andamenti dei listini, con conseguenze incalcolabili: una pratica a nostro avviso scorretta e da vietare nel nostro Paese. Ecco perché si tratta di una questione molto più importante di te, di me o di Chiara Ferragni: ne va dell’interesse di tutti i cittadini. Tutti, non solo quelli che hanno 8 euro da spendere per una bottiglietta.

SALVATE IL CODACONS!

codacons panda

In data 26/07/2017 e 25/07/2018 il Codacons ha dovuto rottamare cartelle della Agenzia delle Entrate per euro 379.616,10 e ora non ha più risorse per tenere aperte le sedi.

Unisciti alla raccolta fondi per salvare l’Associazione dall’estinzione!

Chiediamo al Parlamento, come ha promesso il Gabinetto del Ministro Tria, di inserire nella legge di bilancio un emendamento che dica: gli atti gratuiti delle Onlus comprendono anche gli atti giudiziari per la difesa dei diritti sociali ex art art. 5, comma 1, lettera w del decreto legislativo 117 del 2017. Leggi la lettera che abbiamo inviato ai parlamentari italiani, per approfondire la questione.

ATTENTI ALLE FALSE MAIL SUL RIMBORSO DEL CANONE! ⚠️

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Attenzione alle e-mail inviate in nome dell’Agenzia delle Entrate che, dietro la comunicazione di un rimborso del canone Tv, nascondono un tentativo di truffa a danno dei cittadini. Negli ultimi giorni, rende noto l’Agenzia, sono state segnalate delle false e-mail, apparentemente provenienti dall’Assistenza servizi telematici dell’Agenzia, ma in realtà inviate da un indirizzo contraffatto non riconducibile alle Entrate. L’oggetto della mail è “Re: Rimborso Rai – A8005W”; nel testo del messaggio di posta elettronica si comunica il riconoscimento di un parziale rimborso del canone RAI per un importo di € 14,90, per ottenere il quale si rimanda alla sottomissione di una richiesta sull’indirizzo web del sito dell’Agenzia che in realtà nasconde un link ad un sito fraudolento (www.area-agenzia-en.info). Oggetto della e-mail e importo del fantomatico rimborso possono variare, ma in ogni caso, specificano le Entrate, le e-mail in questione non provengono da un indirizzo direttamente collegato all’Agenzia e nascondono un evidente tentativo di truffa. La raccomandazione pertanto è di cestinare immediatamente questi messaggi, di non cliccare sui collegamenti presenti e, soprattutto, di non fornire i propri dati anagrafici e gli estremi della propria carta di credito nella pagina web indicata nella mail. (ANSA).

UN GOVERNO CHE PIACE PER LE COSE CHE FA.. MENO PER QUELLE CHE ANNUNCIA!

di maio salvini

Un primo giudizio dei cittadini apartitici sul nuovo Governo è sicuramente positivo per alcune cose fatte concretamente. Lasciamo da parte gli effetti del mutamento delle regole sui contratti a termine che si potranno vedere solo quando le imprese (e la Confindustria minaccia come al solito fuoco e fiamme mentre dovrebbe supportare riforme per rapporti di lavoro meno precari) nei fatti avranno fatto realizzare le previsioni di meno occupati o più occupati, ossia tra un anno almeno. Al momento chi – come chi scrive- ha fatto 2000 cause di risarcimento contro  lo Stato per i plurimi rapporti a termine illegali secondo l’Europa vincendole tutte, non può che esprimere un giudizio positivo: meno contratti precari=meno danni per lo Stato, più serietà delle imprese, più sicurezza dei lavoratori e maggiore felicità di vita.   Ma il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo è davvero un esempio enorme di coraggio: porta una diminuzione degli introiti da gioco patologico , limita l’avvicinamento all’azzardo dei giovani, e priva l’erario di un  sacco di milioni di euro di entrate !!! chi lo avrebbe mai detto? Complimenti a Di Maio Salvini e Conte, un vero atto di coraggio civile senza precedenti nella nostra politica. Ora però occhio al rispetto della legge: già il rinvio di un anno per i contratti truffaldini delle squadre di calcio non è stato un bel vedere, ma ancora oggi si assiste sulle TV a spot di casinò e slot pubblicitari vietati…..

Ci piace meno il Governo che annuncia…..perchè ci ricorda i precedenti Governi: i Berlusconi a Portaporta e i Renzi da Fazio…..parole parole parole!…dice la canzone…..così se la flat tax Tria dice che non è cosa…BASTA ANNUNCIARLA…se il reddito di cittadinanza sarebbe solo il cambiamento di nome  degli 80 euro renziani….BASTA INGANNARE I PIU’ BISOGNOSI…..Ma altrettanto non ci piacciono anche annunci come quello di ieri e oggi sull’annullamento (non facile e privo di costi) del contratto agli indiani per ILVA – finalizzato , ben venga, a fargli mollare qualcosa di più – o sulla revoca della concessione ad Autostrade dopo il tragico inammissibile crollo del ponte Morandi. Come può pensare il Governo di dare in pasto agli sprovveduti una revoca che richiede procedure rigorose e basate su precise responsabilità dimostrate non pensando ai costi per lo Stato di una revoca frettolosa e non fondata , e ancor più ai costi già provocati in 24 ore di insider trading ai milioni di piccoli azionisti che si sono visti volare di mano il valore delle azioni possedute, e comprate con i risparmi di una vita, solo per consentire ai nostri premier di farsi belli, scansare da se stessi i giudizi negativi, ei far contenta l’opinione pubblica giustamente indignata e alla ricerca di un colpevole?? Allora più fatti e meno annunci….e i colori giallo e verde ci piaceranno sempre più.

FESTA GRANDE TRA LE LOBBY DEGLI SPECULATORI ! IL CODACONS FORSE A SETTEMBRE CHIUDE….

chiuso

Ci giunge notizia di grandi festeggiamenti fatti tra i gestori di gioco d’azzardo, i fornitori di servizi telefonici, le compagnie aeree incuranti dei diritti dei passeggeri,  i banchieri speculatori…. Ma anche molti Sindaci poco capaci, molti direttori generali di ministeri, presidenti di enti pubblici e tante altre espressioni del potere italiano che non guarda mai agli interessi della gente: la notizia che il CODACONS a settembre sarà costretto a chiudere per bancarotta , oltre migliaia di commoventi mail di solidarietà, ha suscitato la gioia di tantissimi adusi al sopruso e alla sopraffazione contro i più deboli.

Sarà una coincidenza….. Ma proprio quando un Ministro si è scagliato contro l’ultima vittoria della associazione, la sentenza del TAR che ha ribadito il divieto di circolazione dei mezzi pesanti la domenica, trovandosi a fianco la Confindustria e altre trenta associazioni di imprenditori trainati dai trasportatori di “cilena” memoria, l’Agenzia delle entrate ha inasprito la “caccia” alla ONLUS CODACONS rea di non avere pagato la tassa per inoltrare nei Tribunali italiani i ricorsi e le citazioni contro i potenti e in difesa dei deboli. Ma allora il CODACONS evade le tasse? Macchè: la legge sulle ONLUS prevede che gli “atti” delle ONLUS sono gratuiti e senza oneri….. Ma – udite udite! – non gli atti dei giudizi nei Tribunali…. Ossia se un farabutto perseguita un poveraccio per bollette non dovute, se non riesci a ottenere giustizia prima del processo, ti devi arrendere, perché poi avere Giustizia – dovendo la ONLUS che ti tutela andare in Tribunale e pagare il “contributo unificato” (la odiosa tassa sul processo) – quella strada ti costerebbe più che non ingoiare il rospo e pagare in silenzio la bolletta truffaldina!!! Così le centinaia di azioni fatte nell’ultimo anno a tutela dei più deboli si dovranno ora bloccare e – avendo la agenzia di riscossione delle tasse pignorato centinaia di migliaia di euro della associazione riducendola in bancarotta – la nostra Italia perderà (con la chiusura di oltre 500 sportelli CODACONS in tutto il Paese)  un altro raro pezzo di Giustizia e solidarietà sociale….. Il vice del Ministro Tria Glauco Zaccardi ha fatto sperare, in un recente incontro con chi scrive, un emendamento di chiarimento alla legge di Bilancio…. Ma negli ultimi giorni si fa negare al telefono…. Brutto segno.

Speriamo sia solo per le troppe gatte da pelare per trovare i fondi per il contratto di Governo e non per portare una bottiglia di spumante alla FESTA DELLE LOBBIES!!!  

I POVERI VOGLIONO VENIRE IN EUROPA… MA QUESTO NON HA NULLA A CHE FARE CON I NAUFRAGI

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Da quando il nuovo governo ha deciso finalmente di seguire una strada per bloccare la vergognosa speculazione dei trafficanti di uomini che lavorano in Africa con l’appoggio e, probabilmente, dando un forte sostegno economico alle cosiddette ONG, vedo sui giornali e sento in televisione un linguaggio che è assolutamente fuori luogo e che non c’entra nulla col problema attuale.

Solo Alberto Alesina ha correttamente scritto sul Corriere: “l’Europa meta desiderata dei poveri di tutto il mondo”.

E speriamo che gente poco adusa al dizionario italiano inizi a sfogliarne uno, come quel De Falco che si auto-esaltò nella famosa telefonata al comandante Schettino, e che intervistato pure lui – e di naufragi dovrebbe intendersene – ha dichiarato “i naufraghi vanno salvati sulle coste libiche”.

Già il termine “naufrago” appare di per se sbagliato. Un ottimo servizio di Report ha di recente dimostrato che questi presunti naufraghi tutti abbienti pagano fior di bigliettoni ai trafficanti per poter salire su gommoni che sanno benissimo essere mezzi sgonfi e a volte bucati, con lo scopo semplice e ovvio di essere “salvati” in mare dalle compiacenti navi delle Ong, chissà da chi foraggiate, e quindi entrare in un paese straniero senza seguire le normali procedure di legge.

Non ho il minimo dubbio sul fatto che tantissimi di costoro abbiano tutto il diritto di andare via dal loro paese, perché dilaniato da guerre fratricide e tribali e perché rischiano seriamente la vita. Il problema è l’atteggiamento e il linguaggio dell’Europa e dei media del nostro paese. Una persona che paga per farsi mettere su un gommone bucato e che poi ovviamente imbarca acqua e rischia di affondare, non può essere assolutamente definito “naufrago”, e non si può parlare di obbligo di umanità, solidarietà o di intervento in mare per salvarlo, perché tali concetti non valgono assolutamente se una persona che si è volontariamente – e per uno scopo preciso e illegale – posta in quella situazione di pericolo.

È come se un aspirante suicida dall’alto di un tetto comincia a ricattare tutti minacciando di buttarsi giù finché non ottiene ciò che vuole: in quel caso nessuno si permetterebbe di dire che era giusto intervenire e concedere a quella persona quel che chiedeva, solo per il dovere di solidarietà e il dovere di salvarlo dal suicidio. Nel caso dei migranti, invece, il concetto di “dovere” viene fatto valere quasi in automatico.

Se non siamo in grado di creare degli hotspot in Africa per aiutare queste persone a partire, è assolutamente inconcepibile pensare di doverli imbarcare su navi che vengono foraggiate chissà da chi, per poi consegnare questi poveracci a un paese europeo facendogli realizzare il loro sogno e creando sensi di colpa se un paese – come suo diritto – rifiuta di sostenere la speculazione sulla pelle umana e di far crescere le organizzazione dei criminali che svolgono questo indegno traffico di esseri umani.

Senza dire che ora dopo la nuova fermezza fanno morire di più anche i bambini per sollevare le “magliette rosse” in empiti di solidarietà ai trafficanti e ricattare gli Stati e indurli a cedere. E allora basta: non parliamo più di naufraghi, non parliamo più di obbligo di assistere chi si mette volontariamente a rischio di annegare in mare.

Facciamoci venire i sensi di colpa per le differenze economiche tra nord e sud del mondo, ma anche per il diritto del nostro Stato di non rendersi complice di gravissimi crimini a favore dei quali ora militano personaggi con la maglietta rossa cui una volta ero molto affezionato ma che adesso veramente mi fanno pena.

“RIPARATE LE STRADE IN CAMBIO DI PUBBLICITÀ”

buca stradale 2

La questione buche si trascina, al punto che anche la sindaca scivola su una delle tante voragini che caratterizzano ormai la Capitale. All’orizzonte zero idee, zero proposte, il nulla cosmico. E allora, come fare? Beh, noi un’idea ce l’abbiamo: restauro delle strade romane ad opera dei privati al pari di quanto fatto per il Colosseo.
Una soluzione a costo zero per le casse pubbliche, e che consentirebbe un buon ritorno pubblicitario ai generosi e munifici brand che dovessero scegliere di partecipare. Per questo chiediamo alle grandi aziende private di scendere in campo e “adottare” ognuna una strada, finanziando sulla stessa i lavori di rifacimento dell’asfalto. È evidente che l’amministrazione con le risorse a disposizione non è in grado di riparare in modo efficace buche e dissesti, e laddove il Comune è assente possono intervenire i privati. La proposta che rivolgiamo alle grandi marche del settore dell’abbigliamento, del lusso, dell’elettronica e via dicendo, è di sponsorizzare i lavori stradali stanziando i fondi necessari; su ogni strada una targa ricorderà ai cittadini che l’asfalto in quel tratto è stato ripristinato grazie al contributo dell’azienda che ha deciso di adottare la via.
Nessuna utopia, nessun sogno impossibile: così facendo Roma potrebbe risolvere il grave problema delle buche e le aziende ottenere una sobria e trasparente pubblicità, rendendo un servizio pubblico ai cittadini.
Noi ci stiamo. E voi?

IN PARLAMENTO SI GUADAGNA (SENZA LAVORARE)

governo

Mentre da un lato ancora non si trovano risorse per bloccare l’aumento Iva del 2019, dall’altro milioni e milioni di euro vengono buttati per finanziare un Parlamento fermo da più di due mesi e per pagare gli stipendi a Senatori e Deputati.

Soldi, tanti soldi. Ma quanti esattamente? 253,1 milioni di euro, solo di costi della politica.

I conti sono piuttosto facili. Considerato infatti che, in base ai dati di bilancio resi pubblici, i costi annui per il funzionamento del Parlamento nel 2018 ammontano a circa 1,52 miliardi di euro (551 milioni il Senato, 968 milioni a Camera), tale situazione di impasse ha prodotto uno spreco di soldi pubblici a danno dei cittadini pari a 253,1 milioni di euro solo negli ultimi due mesi (dalle elezioni del 4 marzo ad oggi)

Una situazione surreale: farebbe ridere, se non facesse piangere.

Per questo abbiamo chiesto alla Corte dei Conti di aprire una inchiesta sul caso, allo scopo di accertare eventuali danni erariali per la collettività. Chiediamo inoltre ai partiti politici di disporre la restituzione, in favore delle casse dello Stato, di parte dei compensi percepiti dai parlamentari eletti dal 4 marzo ad oggi, considerato che tali soldi sono stati incassati in assenza di qualsivoglia tipo di attività.

Non ci pare tanto: ci pare il minimo. Il minimo, per conservare la dignità.

DIMEZZATE SUBITO I COMPENSI DEI PARLAMENTARI!

taglio stipendi

Come se niente fosse, nel nostro Paese si è materializzata una clamorosa impasse parlamentare.

Stiamo andando al 2%” ha dichiarato un funzionario della commissione Affari costituzionali del Senato. Allargando le braccia, e sorridendo, questo signore ha spiegato: “Uno stallo è quello che sempre accade fra una legislatura e un’altra, una volta accadeva anche fra una crisi di governo e l’altra, ma qui indubbiamente andiamo verso un record” .

Insomma, poco da dire: a Palazzo Madama i corridoi sono deserti o quasi, dalle parti del Parlamento si vedono solo le scolaresche, e si arriva a riunirsi per 5-minuti-5, solo per approvare qualche provvedimento tecnico urgente.

Ora, se la situazione è questa c’è poco che possiamo fare. Ma una questione mi pesa particolarmente: i parlamentari italiani percepiscono da due mesi uno stipendio senza lavorare.

Quelli che “ce l’hanno fatta” il 4 marzo, peraltro, sono già in ferie. Il Parlamento, infatti, si è insediato il 23 marzo scorso e – tolte le varie formalità di avvio legislatura – ha chiuso i battenti dopo poco meno di un mese di “lavoro”: tra 25 aprile, 1° maggio e le regionali, deputati e senatori risultano in ferie dal 18 aprile al 7 maggio 2018. Questa lunga “vacanza retribuita”, nel frattempo, ci è costata 12 milioni.

Beati loro, insomma. Se non fosse che da questa situazione deriva uno spreco inaccettabile di soldi pubblici e una violazione delle norme vigenti. L’art. 1460 del codice civile stabilisce infatti che si possa rifiutare di adempiere ad una obbligazione se la controparte non adempie la propria; una fattispecie che trova riscontro nella situazione odierna del Parlamento, con gli italiani che pagano i compensi di Deputati e Senatori (e quindi adempiono la propria obbligazione) senza ottenere tuttavia la controprestazione dei lavori parlamentari.

Per questo, con un’istanza inviata ai Presidenti di Camera e Senato e ai Capigruppo dei vari partiti presenti in Parlamento, il Codacons ha chiesto di dimezzare i compensi percepiti da Deputati e Senatori neo-eletti.

Si legge nell’atto:

“Si assiste in maniera surreale e apparentemente illegittima ad una clamorosa “impasse parlamentare” con le Camere ferme da due mesi e l’impossibilità di procedere alla formazione delle Commissioni e alla formazione di un Governo che possa garantire stabilità al paese, con evidente e conseguente danno non solo per la collettività ma per l’economia del paese. Una situazione che deve necessariamente essere accertata poiché in caso di responsabilità degli attuali parlamentari in carica e dei membri del governo in carica potrebbero sorgere fattispecie penalmente rilevanti quali il reato di Malversazione a danno dello Stato e Omissione di atti d’ufficio, oltre che possibili illeciti fonte di danno erariale”. Considerata inoltre la natura di pubblici ufficiali dei parlamentari, il rischio è anche il realizzarsi del reato di “peculato” in relazione all’appropriazione indebita di soldi pubblici.

Ridurre del 50% gli emolumenti, almeno fino al momento in cui il Parlamento non tornerà ad operare in modo regolare attraverso le sue Commissioni, non è solo un atto di buon senso. È anche un obbligo morale, nei confronti di un Paese impoverito e provato da anni di sacrifici.

Non deludeteci, anche stavolta.

CR

AIUTI DI STATO MASCHERATI

alitalia

Insomma, alla fine è accaduto: la Commissione Ue ha aperto un’indagine approfondita per valutare se il prestito ponte di 900 milioni di euro che l’Italia ha concesso ad Alitalia costituisca un aiuto di Stato. Le sensazioni sono chiarissime: la Commissione “al momento è del parere che il prestito statale costituisca un aiuto di Stato”, si legge in una nota. La stessa Commissione, infatti, teme che “la durata del prestito, che va da maggio 2017 fino almeno a dicembre 2018, superi la durata massima di sei mesi prevista dagli orientamenti per i prestiti di salvataggio”.

Ora, non è mai bello dire “l’avevamo detto”, ma – purtroppo – l’avevamo detto davvero.

Lo scorso maggio avevamo presentato un esposto alla Commissione Ue chiedendo di non autorizzare il prestito perché lo stesso costituiva un illecito aiuto di Stato.

Oggi l’Ue ha accolto le nostre istanze decidendo di fare luce sulla vicenda.

Mai come in questo caso, però, non ci soddisfa affatto aver anticipato i tempi:
la verità, infatti, è che ancora una volta lo Stato ha utilizzato soldi pubblici per salvare una società privata portata alla soglia del fallimento da una gestione scriteriata, costata oltre 8 miliardi di euro ai contribuenti italiani.

C’è poco da fare, insomma. Il prestito da 900 milioni di euro è un aiuto di Stato mascherato, avvenuto a meno di 10 anni di distanza dal precedente prestito da 300 milioni di euro concesso nel 2008 ad Alitalia poi trasformata in Cai.

Soldi finiti nelle casse vuote della compagnia aerea e subito volatilizzati: perché alla fine, Commissione Ue o meno, a rimetterci sono sempre i cittadini.