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Commisario sì, commissario no: il nuovo gioco a premi della Capitale!

Cari Amici, conosco un proverbio che recita: “l’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui”. Potrei aggiungere che l’uomo stolto è invece chi nella consapevolezza dell’errore persiste nell’errare. Leggi tutto »

SOS MALASANITÀ IL CODACONS LANCIA IL NUOVO NUMERO VERDE GRATUITO PER LE VITTIME DELLA MALASANITA

Cari Amici, vi informo che il CODACONS ha lanciato un nuovo numero verde gratuito per le vittime della “malasanità” – 800 582493 per richiedere una consulenza – e girato lo spot che potete Leggi tutto »

CERNOBBIO: SU TUTELA DEI PRODOTTI ALIMENTARI ATTIVITA’ MAGISTRATURA INSUFFICIENTE

CODACONS CHIEDE MAGGIORI SFORZI CONTRO CONTRAFFAZIONI ALIMENTARI E FRODI PRESENTATI OGGI GLI INCREDIBILI DATI SULL’INEFFICIENZA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA SUL FRONTE ALIMENTARE Nell’ambito del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione in corso a Cernobbio Leggi tutto »

Scuola: al via test Tfa, Codacons vigila su irregolarità

Già presentato esposto per anomalie emerse a Milano (ANSA) – ROMA, 17 LUG – Il Codacons vigilerà sullo svolgimento dei test preliminari per l’accesso al secondo ciclo del Tfa (Tirocinio formativo attivo) Leggi tutto »

METRO A: ECCO IL MODULO PER CHIEDERE I DANNI ALL’ATAC

Tutti i passeggeri coinvolti nei disagi legati al guasto della linea A della metropolitana di Roma, possono avanzare richiesta individuale di risarcimento danni all’Atac, chiedendo all’azienda 500 euro di indennizzo o, in Leggi tutto »

Improta al capolinea!

Cari Amici,

ormai è ufficiale, Improta si è dimesso: “Marino va a sbattere, io scendo prima”. Peccato che anche i romani vogliano “scendere” da una politica di mobilità concettualmente sbagliata.

Saranno stati anche due anni bellissimi per l’Assessore capitolino ai Trasporti, ma non possiamo non ricordare come in questi due anni siano stati commessi anche molti errori, specie sul fronte della mobilità, corretti nelle aule di giustizia.

Al di là degli aspetti politici che non ci interessano, è innegabile che l’attività dell’Assessorato sul traffico e sulla mobilità sia stata caratterizzata da grandi errori. Basti ricordare le sbagliatissime delibere sugli aumenti tariffari per le Ztl e quelle per le strisce blu, tanto che entrambi i ricorsi presentati dal Codacons sono stati accolti dal Tar del Lazio, annullando le decisioni del Campidoglio.

Questo perché le politiche dell’amministrazione sulla mobilità degli ultimi due anni sono state caratterizzate da obiettivi certamente nobili (disincentivare il traffico automobilistico nelle zone centrali e ridurre l’inquinamento), ma completamente inutili se portate avanti in assenza del corrispondente miglioramento dei servizi di mobilità pubblica. Anzi, ora che ci penso, qualcosa è stato fatto: ma più che un potenziamento qualitativo, si è trattato di un potenziamento quantitativo – e mi riferisco alle assunzioni delle municipalizzate e chi più ne ha più ne metta.

Se poi le dimissioni – come qualcuno azzarda – sono state caldeggiate dal Premier Renzi per mettere in difficoltà il Sindaco, noi abbiamo già espresso il nostro parere: Marino ha 30 giorni (dal 17 giugno) di tempo per dimostrare che può risollevare la disastrosa situazione in cui versa la città. Se il Sindaco saprà intervenire, allora dimostrerà alla città e ai suoi detrattori di saper governare; nel caso in cui i problemi dovessero rimanere inalterati, allora chiederemo a gran voce le sue dimissioni.

Insomma, noi auguriamo al “sottosegretario all’Armonia” Improta – come era stato battezzato ai tempi del governo Monti per la sua capacità di mediazione – le migliori fortune; ci perdonerà se dubitiamo della “prospettiva strategica” che ha detto di aver portato alla mobilità romana.

A presto,

Carlo

L’autovelox, uno strumento contabile

Cari Amici,

sarete a conoscenza della sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che gli autovelox devono essere sottoposti a verifiche e tarature periodiche. È evidente come, dopo la sentenza della Consulta, le salatissime multe basate su apparecchiature non verificate siano assolutamente nulle. Questa sentenza apre uno scenario senza precedenti: sarà possibile ora ottenere l’annullamento di migliaia di multe per eccesso di velocità, laddove i Comuni non abbiano eseguito la manutenzione prevista dalla Corte Costituzionale.

Vi sembra normale che in un Paese civile si debba arrivare alla Corte Costituzionale? Vi sembra normale che in un Paese civile la pubbliche amministrazione si intaschi soldi e speculi sugli autovelox per far rientrare i conti?

Sembra di vivere in uno scenario di orwelliana memoria: con le sue telecamere il Grande Fratello esercita un continuo salasso nei confronti degli automobilisti, anche a costo di imbrogliare. “Niente di nuovo sotto il sole” direbbero i più disfattisti: di autovelox irregolari se n’è già parlato in passato; ma a essere grave è lo scopo con cui questi strumenti di controllo sono stati pensati. È la mentalità dalla quale sono stati partoriti a essere scorretta: la multa dovrebbe servire a prevenire gli incidenti, più che a permettere a Comuni e amministrazioni pubbliche di lucrare sulle tasche di chi è troppo disinvolto al volante.

Nei Paesi civili, il cittadino viene educato a essere responsabile (in ogni circostanza, in special modo alla guida) e la normativa stradale è consequenzialmente calibrata su questo assunto. In Germania, per esempio, non ci sono limiti di velocità sulle autostrade – tutt’al più viene indicata la velocità consigliata – e la sicurezza è affidata alla maturità del conducente e al controllo (più attento rispetto all’Italia) della polizia, mentre gli autovelox sono un accessorio funzionale solo al completo adempimento della struttura di controllo.

Autovelox clonati, manomessi, privi di taratura e privi di un’adeguata segnaletica: questo e altro si trova solo alla “corte dei miracoli” delle autostrade italiane. Siamo, sì, a favore della sicurezza stradale, ma assolutamente contrari allo strumento dell’autovelox, se viene utilizzato dalle amministrazioni comunali al solo scopo di far cassa. Per tale motivo stiamo studiando azioni legali da intraprendere negli oltre 8000 Comuni italiani, al fine di far ottenere agli automobilisti multati il rimborso delle somme spese per le infrazioni registrate da autovelox non a norma. Non solo: vogliamo chiedere ai Comuni di allegare ai verbali l’attestazione riportante la data dell’ultima taratura degli apparecchi, pena l’impugnazione delle sanzioni da parte degli automobilisti.

Ancora una volta siamo dalla parte di chi viene imbrogliato, ancora una volta alziamo un grido di protesta contro chi truffa. Speriamo, allora, che almeno sulle strade il vento cambi una volta per tutte.

A presto,

Carlo

Un’Aula è sempre un’aula (purtroppo per noi)!

Cari Amici,

come forse saprete, dopo l’articolo 18 anche l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori è finito in soffitta. Nel decreto attuativo del Jobs Act, il Governo ha infatti messo mano alla norma che vietava l’utilizzo degli strumenti aziendali per controllare i dipendenti. La nuova riforma del mercato del lavoro prevede infatti che l’azienda possa effettuare controlli a distanza sui propri dipendenti attraverso impianti audiovisivi (pc, tablet, telefoni aziendali) senza la necessità di accordi sindacali preventivi. E i sindacati, come prevedibile, sono insorti.

Oggi, però, non vi scrivo solo per informarvi di questo – pur importante – passaggio legislativo; intendo concentrare l’attenzione su una questione correlata (almeno a parer mio). Sarei infatti anche d’accordo, in linea di principio, con l’iniziativa del Governo, e – per una volta! – potrei anche appoggiarla.

A una condizione, però: a patto che il controllo si allarghi anche a pc e cellulari in dotazione ai nostri parlamentari. Vi racconto un aneddoto che le cronache hanno (quasi del tutto) taciuto: qualche mese fa, gli studenti di un istituto campano – l’Itis di Frattamaggiore – sono stati ammessi in visita alla Camera. In Aula si dibatteva dell’assetto istituzionale, e i ragazzi erano comprensibilmente emozionati; finché, introdotti all’interno dell’emiciclo, non hanno dovuto fare i conti con uno spettacolo (stando alle loro parole) “indecoroso”. Ad “ascoltare” il dibattito, infatti, oltre a decine di deputati distratti e indifferenti, si trovavano anche – udite udite – alcuni politici impegnati (si fa per dire) su social network, giornali sportivi, chat, giochi e giochini on-line. Qualcuno tirava i rigori con il tablet, qualcuno accatastava gelatine sullo smartphone, come i discoli degli ultimi banchi mentre il professore spiega Manzoni.

E allora, ecco la mia proposta al Governo: allargare ai nostri rappresentanti in Parlamento il controllo riservato ai dipendenti nelle aziende. D’altra parte, restano pur sempre dei servitori dello Stato! Lo sapete, il gioco della provocazione mi piace: ma non è che – per caso – sareste d’accordo?


Un saluto,
Carlo

Commisario sì, commissario no: il nuovo gioco a premi della Capitale!

Cari Amici,

conosco un proverbio che recita: “l’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui”. Potrei aggiungere che l’uomo stolto è invece chi nella consapevolezza dell’errore persiste nell’errare.

Leggo oggi con sorpresa (!) dell’ipotesi di commissariamento del Giubileo, un provvedimento che imporrebbe la nomina di un commissario governativo per gestire la città durante il Giubileo 2016, scaricando di fatto il Sindaco e le sue prerogative. Un provvedimento che arriva tardi e arriva male: Roma deve guarire dalla “sindrome delle buche”. Come con le strade romane, il Comune tampona la falla, ma non rifà il manto stradale: questo provvedimento non risolve il problema della Capitale, ma allunga lo stillicidio che la condanna a morte.

Certo, il commissariamento sarebbe un duro colpo per la Giunta, ma l’affidabilità del Comune di Roma è ormai ai minimi storici e, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, è stato finalmente scoperchiato il vaso di Pandora che per troppi anni ha celato i tentacoli che la criminalità organizzata aveva allungato sulle casse del Comune e dello Stato.

Era ora che qualcuno si accorgesse di quanto improponibile sia per Roma l’organizzazione di un evento di tale portata. È servito che emergesse il “Mondo di mezzo” per capirlo, mentre noi lo diciamo ormai da mesi. Bastava un poco di buon senso per comprenderlo, ma come ho già scritto solo chi è accorto impara dai propri errori: a quanto pare non è l’accortezza il nume tutelare dei nostri governanti.

Di fronte all’evidenza loro restano sordi; allora non ci resta che continuare a gridare.

A presto,

Carlo

 

Italia, la patria di Godot!

Cari Amici,

non so quanti di voi abbiano seguito la questione della riforma della cosiddetta class action (la causa collettiva prevista dall’art. 140 bis del Codice del Consumo, che consente di attivare un unico processo per ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini danneggiati dalla stessa azienda in una situazione omogenea) recentemente votata dalla Camera dei deputati. Temo pochi: questo genere di notizie – comprensibilmente – non attrae il grande pubblico.

Eppure, dovrebbe: è in gioco, infatti, la possibilità – per i cittadini – di dotarsi di una potente arma a tutela dei propri interessi. Anche per questo, pur mantenendo (molte) riserve, ho accolto favorevolmente il voto all’unanimità della Camera: mi sembrava che, finalmente, si imboccasse la strada giusta, e per questo ho creduto giusto mettere da parte critiche e polemiche sui limiti della legge.

Come non detto: nella parte conclusiva del convegno dei Giovani di Confindustria, la ministra Boschi si è affrettata a rassicurare l’uditorio, dichiarando che la legge sulla class actionha sicuramente bisogno di qualche modifica nel passaggio al Senato. Eh già, perché la riforma inquietava Confindustria (“La prima lettura alla Camera del provvedimento sulla class action è preoccupante” – ha infatti commentato il presidente di Confindustria), da sempre preoccupata di limitare qualsiasi (anche minimo!) innalzamento delle tutele dei consumatori.

Insomma: se la prima stesura era “al ribasso”, e avrebbe scontentato un po’ tutti, la seconda riuscirà probabilmente a peggiorare la situazione, ma scontenterà “solo” i cittadini (!). Se questo accadrà, e perderemo anche questa occasione per importare l’azione collettiva in vigore negli Stati Uniti e nel resto del mondo (una vera azione collettiva, capace di punire in modo reale gli operatori scorretti e di fungere da deterrente per comportamenti lesivi dei diritti dei consumatori) ne avremo la conferma: in Italia #lavoltabuona (promessa da Renzi) è come Godot. Non arriva mai.

A presto,

Carlo

Roma Caput M…afia

Cari Amici,

all’alba del nuovo millennio Roma può vantare un passato millenario di gloria e onori. Capitale di un Impero, centro della cultura umanistica e rinascimentale, patria di altari e di troni. La città eterna è da sempre faro del Mediterraneo. Eppure, passeggiando tra le sue vie, mi accorgo che qualcosa è cambiato; mi accorgo che in poco più di due generazioni quasi nulla resta degli antichi splendori.

Roma, ormai, è una città agonizzante: ogni pioggia la devasta, ogni scandalo la deturpa. Una città che gestisce con difficoltà l’ordinario, figuriamoci se può tollerare eventi straordinari, giubilei, olimpiadi, concerti senza favoritismi, abusi, illeciti. Mafia Capitale è il colpo di grazia, cui può seguire soltanto una risposta collettiva dei cittadini romani, vilipesi e umiliati insieme alla città.

Il quadro emerso dalle indagini della magistratura è raccapricciante: un immenso giro di illeciti che danneggia in modo diretto tutti noi cittadini; corruzione, appalti truccati, turbativa d’asta e altri pesanti reati incidono direttamente sulle tasche e sulla vita degli abitanti della capitale, che vedono risorse pubbliche distratte per fini illeciti.

Per tale motivo, cari Amici, abbiamo deciso di costituirci parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura: per dimostrare che c’è ancora qualcuno che ama Roma.

A presto,

Carlo

UberPOP: il mio canto libero!

Cari Amici,

oggi – dopo che la mia posizione sull’argomento ha scatenato, come immaginavo, reazioni (anche radicalmente) critiche – vorrei scrivere qualche parola sulla questione “UberPOP” il servizio che offre la possibilità di mettere a disposizione la propria auto per trasportare clienti e per cui il Tribunale di Milano ha disposto il blocco su tutto il territorio nazionale, con inibizione dalla prestazione del servizio.

Cercherò di essere chiaro, con una premessa doverosa: i servizi offerti da Uber – che senza dubbio rappresentano un’opportunità per la mobilità urbana del Paese, ormai al collasso in tante città – vanno integrati nel mercato italiano rendendoli conformi alle disposizioni vigenti, garantendo legalità e sicurezza senza danneggiare gli altri operatori; per questo ho rivolto un appello al Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, affinché studi le misure necessarie. Del Legislatore, infatti, non c’è traccia. In questo senso, non c’è dubbio che chiunque trasporti altre persone debba dimostrare di possedere i necessari requisiti, di sicurezza del mezzo e di idoneità dell’autista (anche se, in questo senso, la patente di guida e il libretto di circolazione potrebbero essere sufficienti).

Ciò detto, voglio precisare che tutte le licenze e autorizzazioni che condizionano lo svolgimento di una attività di impresa o lavorativa sono illegali. Quindi l’illegalità va ricercata nelle licenze, e non nella concorrenza libera – purché, come detto, regolamentata e disciplinata.

Una parola sui tassisti. L’uscita da un sistema di settori “chiusi”, purtroppo, causa sempre la sofferenza sociale delle categorie coinvolte: così è stato per i farmaci nei supermercati e per gli atti notarili trasferiti alle circoscrizioni. Però, superata questa fase, dall’apertura del mercato deriva sempre un vantaggio per la collettività. Ritengo quindi opportuno che i tassisti si battano – legittimamente – per eliminare i limiti che si vedono imposti con tasse, limitazioni e condizioni varie: balzelli e legacci che nulla hanno a che fare con le altre, nuove forme di mobilità urbana.

L’ho detto e lo ripeto: lo spazio della legalità europea, e non più quello delle leggi fasciste sulle privative e licenze che ancora ci affliggono, è quello che aprirà, per tutti noi, le porte del futuro.

Spero di aver chiarito il mio pensiero, anche se di sicuro non troverà tutti d’accordo. Resto comunque disponibile ad ascoltare le ragioni di chi dissente, e ad accogliere i pensieri di chiunque voglia dibattere su questo blog. A una condizione, però: il dialogo deve svolgersi nel rispetto reciproco. E, soprattutto, la libertà e indipendenza del mio pensiero non devono essere messe in discussione solamente perché differiscono dalle convinzioni di qualcuno.

A presto,

Carlo

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Olimpiadi 2024: incubo di una notte di mezza primavera!

Cari Amici,

oggi voglio parlarvi di un sogno che ho fatto. Ho sognato un’Italia guidata da una classe dirigente responsabile, un’Italia gestita da amministratori virtuosi, un’Italia talmente sicura del proprio valore nello scacchiere internazionale da rifiutare un impegno che, in cambio di un’effimera autostima, causerebbe uno sforzo superiore alle sue possibilità. Questo, purtroppo, è solamente il sogno; mentre la realtà è immersa in un incubo ben peggiore.

L’incubo di cui sto parlando è la candidatura di Roma a capitale delle Olimpiadi 2024: l’ennesima follia partorita dai vertici del Coni e dal Governo. Si dice che il saggio impara dai propri errori, eppure nessuno sembra aver imparato dal passato! Come abbiamo ricostruito noi del Codacons, gli ultimi eventi sportivi organizzati in Italia sono stati un colossale fallimento; anzi una vera e proprio corsa all’appalto. Per organizzare i famosi Mondiali del ’90 sono stati spesi 7.230 miliardi di lire, molti dei quali – non dimentichiamoci – continuiamo ancora a pagare noi cittadini. Chi, come me, ha una certa età (ma anche una buona memoria), si ricorderà delle stazioni Vigna Clara e Farneto, della costosissima ristrutturazione dello Stadio Olimpico di Roma e del colossale spreco dell’Air Terminal Ostiense: pochi nomi che ci ricordano la follia delle “notti magiche”.

Dopo questi illustri esempi, che resteranno foto indelebili nell’album degli orrori di quegli anni, desideriamo candidarci per le Olimpiadi 2024 e riaprire la ferita non ancora suturata dei conti in rosso dovuti allo sport? La risposta, purtroppo, è affermativa, perché la classe politica se ne frega delle tasche degli italiani e spende e spande i soldi dei cittadini che pagano le tasse investendo in un progetto che getterà Roma e l’intera Italia nel baratro del debito pubblico.

I nipoti dei nostri figli si chiederanno per quale motivo saranno costretti a pagare per un evento sportivo che l’Italia – ad esclusione dei soliti – non ha mai voluto. Che risposta riceveranno?

A presto,

Carlo

Calcioscommesse: una pugnalata alla schiena degli sportivi!

Cari Amici,

è con amarezza che mi ritrovo a scrivere qualche riga dopo aver appreso – come tutti voi – del nuovo scandalo che sta travolgendo il calcio italiano. Invece di parlare di grandi giocate, di dribbling e goleador, ancora una volta ci ritroviamo a dibattere dei mali antichi del nostro sport, del nostro calcio, e – perchè no – del nostro Paese. “C’è gente che pagherebbe per vendersi“, diceva Hugo, e purtroppo è vero: i 50 arresti (oltre 15 calciatori, 6 presidenti di società sportive, 8 dirigenti sportivi, allenatori, direttori generali, 10 “finanziatori”), le partite truccate in serie D e Lega Pro, l’ombra della ‘ndrangheta ce lo confermano.

Il radicamento del malaffare nel tessuto sportivo italiano è talmente profondo che non basta una “Calciopoli” per estirparlo: questo, ormai, è un dato di fatto. Dallo scandalo “Totonero” del 1980 (che magari chi è più in là con gli anni, tra voi, ancora ricorderà) a oggi, gli scandali, le inchieste, le manette si sono ripresentati ciclicamente, tanto da confermare l’idea che – in realtà – non si siano mai allontanati. Che opacità e nefandezze siano rimaste, cioè, sopite, nascoste, taciute, in attesa di riemergere.

Il problema è che le cose non migliorano, quando il calcioscommesse lascia la scena: basti pensare alla battuta razzista di Tavecchio (“Optì Pobà mangiava le banane“) o all’uscita omofoba che il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Belloli avrebbe (ha?) riservato alla parte migliore del nostro calcio (quelle “quattro lesbiche” che settimanalmente rincorrono un pallone, udite udite, senza riempirsi le tasche).

Insomma: bufera dopo bufera, la credibilità del sistema è ormai ridotta al lumicino. Chi si ricorderà di quei silenziosi, innocenti sportivi che ancora credono nello sport, e vi investono risorse, tempo, fatica ed emozioni?

A presto,

Carlo