CONTINUA L’ATTACCO DELLE LOBBY ALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI PER BLOCCARE LE MODIFICHE ALLA LEGGE SULLA CLASS ACTION

Direttore de Il Giornale
Alessandro SALLUSTI
segreteria@ilgiornale.it

Roma, 27.11.2018

Gentile Direttore,
la informo che poco fa sono stato contattato dal vostro giornalista Angelo Allegri il quale, anziché chiedermi dell’attività del Codacons e dei successi da noi ottenuti in favore dei cittadini, ha posto tre domande:

1) perché la nostra associazione non gli forniva il bilancio. A tale richiesta ho risposto che non avremmo fornito tale documento considerato che nel 2011 Il Giornale ha inventato una serie di balle contro il Codacons, condannate in Tribunale in quanto false e diffamatorie, e che in ogni caso presso il Mise era possibile ottenere copia di tutti i bilanci delle associazioni iscritte al Cncu;

2) perché mi autodefinivo “professore”, con annessa minaccia esplicita “le consiglio di non chiamarsi professore, non può farlo”. Ebbene, non compete certo ad un giornalista, né al suo giornale, decidere i titoli che il sottoscritto può utilizzare. Ho ricordato infatti ad Allegri che circa 30 anni fa ho subito un provvedimento disciplinare per l’uso del termine “Prof” e sono stato completamente assolto dall’Ordine degli avvocati, in considerazione della mia attività di docente alle scuole superiori e all’università nella cattedra di storia del diritto romano e diritto scolastico italiano e straniero. Il vostro giornalista, come replica, ha sostenuto che era molto strano non mi ricordassi quando, 30 anni fa, avessi smesso di insegnare all’università;

3) perché tramite l’associazione Adiscor tutelassimo le aziende. Qui ho spiegato che del Codacons fa parte anche Comitas, associazione dedita esclusivamente alla tutela proprio delle piccole e medie imprese, per il concetto che l’impresa virtuosa è un vantaggio enorme per il consumatore.

Dal momento che il comportamento del vostro giornalista prelude ai soliti tentativi “fuffa” di fare scoop sulle associazioni dei consumatori sfruttando la notorietà del Codacons, ho decido di avvisarla di quanto avvenuto, e mi permetto di allegarle l’articolo pubblicato nel 2011 da “Il Giornale” che, con grande dispiacere considerato il rispetto che nutriamo per il vostro lavoro, ci ha costretti ad una azione in tribunale conclusasi con la nostra piena vittoria.

I miei migliori saluti

Avv. Prof. Carlo Rienzi

APPLE, SAMSUNG E L’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA

Apple e Samsung, secondo l’Antitrust italiana,hanno realizzato pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi”.

È incredibile che due aziende da anni in concorrenza spietata si siano “macchiate” della stessa “colpa”. Eppure è così: i due colossi delle telecomunicazioni “hanno, infatti, indotto i consumatori – mediante l’insistente richiesta di effettuare il download e anche in ragione dell’asimmetria informativa esistente rispetto ai produttori – ad installare aggiornamenti su dispositivi non in grado di supportarli adeguatamente, senza fornire adeguate informazioni, né alcun mezzo di ripristino delle originarie funzionalità dei prodotti”.

In particolare, secondo l’Antitrust:

  • Samsung ha “insistentemente proposto, dal maggio 2016, ai consumatori che avevano acquistato un Note 4 (immesso sul mercato nel settembre 2014) di procedere ad installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7, senza informare dei gravi malfunzionamenti dovuti alle maggiori sollecitazioni dell’hardware e richiedendo, per le riparazioni fuori garanzia connesse a tali malfunzionamenti, un elevato costo di riparazione”.

  • Apple ha “insistentemente proposto, dal settembre 2016, ai possessori di vari modelli di iPhone 6 (6/6Plus e 6s/6sPlus rispettivamente immessi sul mercato nell’autunno del 2014 e 2015), di installare il nuovo sistema operativo iOS 10 sviluppato per il nuovo iPhone7, senza informare delle maggiori richieste di energia del nuovo sistema operativo e dei possibili inconvenienti – quali spegnimenti improvvisi – che tale installazione avrebbe potuto comportare. Per limitare tali problematiche, Apple ha rilasciato, nel febbraio 2017, un nuovo aggiornamento (iOS 10.2.1), senza tuttavia avvertire che la sua installazione avrebbe potuto ridurre la velocità di risposta e la funzionalità dei dispositivi. Inoltre, Apple non ha predisposto alcuna misura di assistenza per gli iPhone che avevano sperimentato problemi di funzionamento non coperti da garanzia legale, e solo nel dicembre 2017 ha previsto la possibilità di sostituire le batterie ad un prezzo scontato”.

Insomma: l’Antitrust ha accolto in pieno la nostra denuncia, aprendo così la porta ad azioni risarcitorie contro Apple e Samsung da parte del Codacons e degli utenti. Una pronuncia rivoluzionaria a tutti gli effetti: la prima al mondo a riconoscere e condannare questa pratica che renderebbe vecchi i prodotti tecnologici prima della loro fine naturale

Queste accuse, gravissime, hanno comportato le consuete sanzioni, solo apparentemente salatissime, in realtà molto meno: dieci milioni di multa alla Apple, cinque invece alla Samsung. Il massimo (“edittale”) possibile, certo, ma pur sempre cifre che fanno il solletico a multinazionali di questo calibro. Apple e Samsung non hanno certo difficoltà a reperire queste somme, e chi lo pensa è un ingenuo.

Le sanzioni inflitte dall’Autorità, insomma, non bastano. Non ci bastano, almeno. Il Codacons ha quindi presentato un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia, chiedendo di aprire indagini sul territorio nei confronti di Apple e Samsung per le possibili fattispecie di truffa e aggiotaggio, e per eventuali reati legati alle comunicazioni telematiche sulla base degli artt. 616 del codice penale e 315 bis cpp.

Un altro fronte riguarda le possibili azioni risarcitorie in favore degli utenti: è evidente il danno economico derivante da queste pratiche commerciali scorrette, danno che ora dovrà essere risarcito nelle sedi opportune. Ora è tempo di intervenire a tutela di questi diritti, che altrimenti rimarrebbero – come sempre – inascoltati: chi ha acquistato i prodotti in questione può quindi attivarsi per richiedere il risarcimento del danno subito, nel caso dalle indagini dovesse scaturire un rinvio a giudizio. Per farlo occorre inviare una nomina di persona offesa alla Procura della Repubblica che si occupa del caso.

Adesso si apre una nuova pagina: noi ci saremo, a tutela dei diritti di tutti.

CR

BASTA PALIO!

Doveva essere una festa, visti anche i 100 anni dalla fine della Grande Guerra. E invece, tutto il contrario, con la morte di Raol, il cavallo della Giraffa, abbattuto a seguito delle ferite: ancora una volta il Palio di Siena si è macchiato di sangue, tanto che dal 2000 sono finora otto i cavalli morti.

Quanto accaduto ci ha spinto a segnalare il tutto alla Procura della Repubblica di Siena, cui abbiamo chiesto di aprire una indagine sull’accaduto. Non è la prima volta: già in passato ci siamo rivolti alla magistratura per denunciare l’abbattimento di cavalli a seguito del Palio di Siena, una manifestazione che rappresenta un indubbio pericolo per l’incolumità degli animali e che ormai (dispiace dirlo) appare obsoleta e immotivatamente cruenta.
Nello specifico abbiamo chiesto alla Procura “di utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo e di predisporre tutti i controlli necessari per accertare e verificare se nei fatti esposti possano celarsi a carico del Comune di Siena, degli Organizzatori della Manifestazione, nonché di tutte le Amministrazioni e/o Società interessate e/o contrade interessate e a carico di soggetti, privati e/o istituzionali, addetti ad attività di controllo e di sicurezza e di quanti risulteranno responsabili tutte le fattispecie criminose che verranno individuate dalla S.V. oltre alla valutazione seria della possibilità di imporre il divieto a questa e altre manifestazioni analoghe che possono provocare danni e lesioni agli animali.”

Per la cronaca, è stata la contrada della Tartuca a trionfare sul tufo di Piazza del Campo grazie a una corsa avvincente del suo cavallo Remore. Ma a noi questo non interessa più: uno spettacolo di crudeltà sugli animali, al solo scopo di far divertire gli esseri umani, non ci interessa granché.

CR

LA FERRAGNI, FEDEZ E QUELL’ACQUA A 8 EURO

Ho da poco scoperto che Fedez, volto notissimo del mondo musical/televisivo, ha indirizzato a me uno dei suoi tweet a proposito dell’acqua di Chiara Ferragni griffata venduta al pubblico al prezzo di 8 euro a bottiglietta. Come avvocato difensore, lo dico affettuosamente, non è granché: meglio che abbia scelto la carriera da rapper.

Lui scrive che azioni legali ed esposti promossi dal Codacons servono “per cavare facili consensi” e mi chiede sarcasticamente “due pesi e due misure?” mostrandomi i prezzi di un’acqua addirittura più costosa di quella promossa dalla sua compagna.

Ora: questa sembra la risposta di uno studente discolo, che colto in flagrante si difende a colpi di “Così fanno tutti”. Io ti ringrazio caro Fedez di avermi e averci indicato altri casi del genere: ci sono bottiglie a 75 euro? Grazie per la segnalazione, prenderemo provvedimenti anche lì. Ti garantisco la massima par condicio, nessun “due pesi e due misure”. Ma questo “Così fanno tutti” non cambia niente: resta il fatto che l’acqua a 8 euro non è concepibile. Punto e basta.

Sarebbe troppo facile ricordare come solo ieri il presidente dell’Istat Maurizio Franzini – durante un’audizione sulla Nota al Documento di economia e finanza del governo – abbia diffuso numeri atroci sulla povertà: 5 milioni di persone in condizione di povertà assoluta, il massimo dal 2005 sia in termini di famiglie (1,778 milioni, pari al 6,9% delle famiglie residenti) che di singoli individui (8,4% dell’ intera popolazione). Sarebbe troppo facile confrontare le due vicende, e ricordare che nello stesso Paese in cui avviene questa macelleria sociale gli scaffali dei supermercati propongono un’acqua (acqua!) da 8 euro. Troppo facile, perciò evitiamo.

Il punto non è questo: il punto è che – anche se capisco che un conto in banca a 7 zeri alteri la percezione delle cose – quando il Codacons si batte contro il caro-prezzi lo lo fa in favore di tutti i consumatori, Fedez e Ferragni inclusi, perché anche loro sono consumatori. Fedez, ascoltami: dovresti ringraziarci, non arrabbiarti!

Da anni ci battiamo contro il caro-carburanti, il caro-vacanze, il caro-scuola. Non è certo per antipatia personale o “per cavare facili consensi” (cosa davvero improbabile, vista la dimensione del fan club dei Ferragnez) che ci occupiamo anche di questa storia, ma semplicemente per coerenza con la nostra storia e il nostro compito professionale. Abbiamo deciso di presentare un esposto chiedendo al Ministero di valutare il divieto assoluto di vendita del prodotto in Italia e alla Guardia di Finanza di svolgere accertamenti perché vendere una bottiglia di normalissima acqua da 75 cl a 8 euro è un fatto non solo immorale – e ok, se ne può discutere, dipende dai punti di vista – ma potenzialmente illegittimo. Esiste infatti in Italia una legge, la 231 del 2005, che prevede il contrasto dei “prezzi anomali” nel settore alimentare, ossia quei prezzi soggetti a ricarichi eccessivi nei vari passaggi che li portano alla vendita al pubblico. Questa è una legge, Fedez, che nessuno ha scritto “contro di voi”.

Sai qual è il rischio, caro Fedez? Il rischio è che far salire il prezzo di un bene essenziale come l’acqua a 8 euro a bottiglietta apra la porta a pericolosi andamenti dei listini, con conseguenze incalcolabili: una pratica a nostro avviso scorretta e da vietare nel nostro Paese. Ecco perché si tratta di una questione molto più importante di te, di me o di Chiara Ferragni: ne va dell’interesse di tutti i cittadini. Tutti, non solo quelli che hanno 8 euro da spendere per una bottiglietta.

SALVATE IL CODACONS!

In data 26/07/2017 e 25/07/2018 il Codacons ha dovuto rottamare cartelle della Agenzia delle Entrate per euro 379.616,10 e ora non ha più risorse per tenere aperte le sedi.

Unisciti alla raccolta fondi per salvare l’Associazione dall’estinzione!

Chiediamo al Parlamento, come ha promesso il Gabinetto del Ministro Tria, di inserire nella legge di bilancio un emendamento che dica: gli atti gratuiti delle Onlus comprendono anche gli atti giudiziari per la difesa dei diritti sociali ex art art. 5, comma 1, lettera w del decreto legislativo 117 del 2017. Leggi la lettera che abbiamo inviato ai parlamentari italiani, per approfondire la questione.

ATTENTI ALLE FALSE MAIL SUL RIMBORSO DEL CANONE! ⚠️

Attenzione alle e-mail inviate in nome dell’Agenzia delle Entrate che, dietro la comunicazione di un rimborso del canone Tv, nascondono un tentativo di truffa a danno dei cittadini. Negli ultimi giorni, rende noto l’Agenzia, sono state segnalate delle false e-mail, apparentemente provenienti dall’Assistenza servizi telematici dell’Agenzia, ma in realtà inviate da un indirizzo contraffatto non riconducibile alle Entrate. L’oggetto della mail è “Re: Rimborso Rai – A8005W”; nel testo del messaggio di posta elettronica si comunica il riconoscimento di un parziale rimborso del canone RAI per un importo di € 14,90, per ottenere il quale si rimanda alla sottomissione di una richiesta sull’indirizzo web del sito dell’Agenzia che in realtà nasconde un link ad un sito fraudolento (www.area-agenzia-en.info). Oggetto della e-mail e importo del fantomatico rimborso possono variare, ma in ogni caso, specificano le Entrate, le e-mail in questione non provengono da un indirizzo direttamente collegato all’Agenzia e nascondono un evidente tentativo di truffa. La raccomandazione pertanto è di cestinare immediatamente questi messaggi, di non cliccare sui collegamenti presenti e, soprattutto, di non fornire i propri dati anagrafici e gli estremi della propria carta di credito nella pagina web indicata nella mail. (ANSA).

UN GOVERNO CHE PIACE PER LE COSE CHE FA.. MENO PER QUELLE CHE ANNUNCIA!

Un primo giudizio dei cittadini apartitici sul nuovo Governo è sicuramente positivo per alcune cose fatte concretamente. Lasciamo da parte gli effetti del mutamento delle regole sui contratti a termine che si potranno vedere solo quando le imprese (e la Confindustria minaccia come al solito fuoco e fiamme mentre dovrebbe supportare riforme per rapporti di lavoro meno precari) nei fatti avranno fatto realizzare le previsioni di meno occupati o più occupati, ossia tra un anno almeno. Al momento chi – come chi scrive- ha fatto 2000 cause di risarcimento contro  lo Stato per i plurimi rapporti a termine illegali secondo l’Europa vincendole tutte, non può che esprimere un giudizio positivo: meno contratti precari=meno danni per lo Stato, più serietà delle imprese, più sicurezza dei lavoratori e maggiore felicità di vita.   Ma il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo è davvero un esempio enorme di coraggio: porta una diminuzione degli introiti da gioco patologico , limita l’avvicinamento all’azzardo dei giovani, e priva l’erario di un  sacco di milioni di euro di entrate !!! chi lo avrebbe mai detto? Complimenti a Di Maio Salvini e Conte, un vero atto di coraggio civile senza precedenti nella nostra politica. Ora però occhio al rispetto della legge: già il rinvio di un anno per i contratti truffaldini delle squadre di calcio non è stato un bel vedere, ma ancora oggi si assiste sulle TV a spot di casinò e slot pubblicitari vietati…..

Ci piace meno il Governo che annuncia…..perchè ci ricorda i precedenti Governi: i Berlusconi a Portaporta e i Renzi da Fazio…..parole parole parole!…dice la canzone…..così se la flat tax Tria dice che non è cosa…BASTA ANNUNCIARLA…se il reddito di cittadinanza sarebbe solo il cambiamento di nome  degli 80 euro renziani….BASTA INGANNARE I PIU’ BISOGNOSI…..Ma altrettanto non ci piacciono anche annunci come quello di ieri e oggi sull’annullamento (non facile e privo di costi) del contratto agli indiani per ILVA – finalizzato , ben venga, a fargli mollare qualcosa di più – o sulla revoca della concessione ad Autostrade dopo il tragico inammissibile crollo del ponte Morandi. Come può pensare il Governo di dare in pasto agli sprovveduti una revoca che richiede procedure rigorose e basate su precise responsabilità dimostrate non pensando ai costi per lo Stato di una revoca frettolosa e non fondata , e ancor più ai costi già provocati in 24 ore di insider trading ai milioni di piccoli azionisti che si sono visti volare di mano il valore delle azioni possedute, e comprate con i risparmi di una vita, solo per consentire ai nostri premier di farsi belli, scansare da se stessi i giudizi negativi, ei far contenta l’opinione pubblica giustamente indignata e alla ricerca di un colpevole?? Allora più fatti e meno annunci….e i colori giallo e verde ci piaceranno sempre più.

FESTA GRANDE TRA LE LOBBY DEGLI SPECULATORI ! IL CODACONS FORSE A SETTEMBRE CHIUDE….

Ci giunge notizia di grandi festeggiamenti fatti tra i gestori di gioco d’azzardo, i fornitori di servizi telefonici, le compagnie aeree incuranti dei diritti dei passeggeri,  i banchieri speculatori…. Ma anche molti Sindaci poco capaci, molti direttori generali di ministeri, presidenti di enti pubblici e tante altre espressioni del potere italiano che non guarda mai agli interessi della gente: la notizia che il CODACONS a settembre sarà costretto a chiudere per bancarotta , oltre migliaia di commoventi mail di solidarietà, ha suscitato la gioia di tantissimi adusi al sopruso e alla sopraffazione contro i più deboli.

Sarà una coincidenza….. Ma proprio quando un Ministro si è scagliato contro l’ultima vittoria della associazione, la sentenza del TAR che ha ribadito il divieto di circolazione dei mezzi pesanti la domenica, trovandosi a fianco la Confindustria e altre trenta associazioni di imprenditori trainati dai trasportatori di “cilena” memoria, l’Agenzia delle entrate ha inasprito la “caccia” alla ONLUS CODACONS rea di non avere pagato la tassa per inoltrare nei Tribunali italiani i ricorsi e le citazioni contro i potenti e in difesa dei deboli. Ma allora il CODACONS evade le tasse? Macchè: la legge sulle ONLUS prevede che gli “atti” delle ONLUS sono gratuiti e senza oneri….. Ma – udite udite! – non gli atti dei giudizi nei Tribunali…. Ossia se un farabutto perseguita un poveraccio per bollette non dovute, se non riesci a ottenere giustizia prima del processo, ti devi arrendere, perché poi avere Giustizia – dovendo la ONLUS che ti tutela andare in Tribunale e pagare il “contributo unificato” (la odiosa tassa sul processo) – quella strada ti costerebbe più che non ingoiare il rospo e pagare in silenzio la bolletta truffaldina!!! Così le centinaia di azioni fatte nell’ultimo anno a tutela dei più deboli si dovranno ora bloccare e – avendo la agenzia di riscossione delle tasse pignorato centinaia di migliaia di euro della associazione riducendola in bancarotta – la nostra Italia perderà (con la chiusura di oltre 500 sportelli CODACONS in tutto il Paese)  un altro raro pezzo di Giustizia e solidarietà sociale….. Il vice del Ministro Tria Glauco Zaccardi ha fatto sperare, in un recente incontro con chi scrive, un emendamento di chiarimento alla legge di Bilancio…. Ma negli ultimi giorni si fa negare al telefono…. Brutto segno.

Speriamo sia solo per le troppe gatte da pelare per trovare i fondi per il contratto di Governo e non per portare una bottiglia di spumante alla FESTA DELLE LOBBIES!!!  

I POVERI VOGLIONO VENIRE IN EUROPA… MA QUESTO NON HA NULLA A CHE FARE CON I NAUFRAGI

Da quando il nuovo governo ha deciso finalmente di seguire una strada per bloccare la vergognosa speculazione dei trafficanti di uomini che lavorano in Africa con l’appoggio e, probabilmente, dando un forte sostegno economico alle cosiddette ONG, vedo sui giornali e sento in televisione un linguaggio che è assolutamente fuori luogo e che non c’entra nulla col problema attuale.

Solo Alberto Alesina ha correttamente scritto sul Corriere: “l’Europa meta desiderata dei poveri di tutto il mondo”.

E speriamo che gente poco adusa al dizionario italiano inizi a sfogliarne uno, come quel De Falco che si auto-esaltò nella famosa telefonata al comandante Schettino, e che intervistato pure lui – e di naufragi dovrebbe intendersene – ha dichiarato “i naufraghi vanno salvati sulle coste libiche”.

Già il termine “naufrago” appare di per se sbagliato. Un ottimo servizio di Report ha di recente dimostrato che questi presunti naufraghi tutti abbienti pagano fior di bigliettoni ai trafficanti per poter salire su gommoni che sanno benissimo essere mezzi sgonfi e a volte bucati, con lo scopo semplice e ovvio di essere “salvati” in mare dalle compiacenti navi delle Ong, chissà da chi foraggiate, e quindi entrare in un paese straniero senza seguire le normali procedure di legge.

Non ho il minimo dubbio sul fatto che tantissimi di costoro abbiano tutto il diritto di andare via dal loro paese, perché dilaniato da guerre fratricide e tribali e perché rischiano seriamente la vita. Il problema è l’atteggiamento e il linguaggio dell’Europa e dei media del nostro paese. Una persona che paga per farsi mettere su un gommone bucato e che poi ovviamente imbarca acqua e rischia di affondare, non può essere assolutamente definito “naufrago”, e non si può parlare di obbligo di umanità, solidarietà o di intervento in mare per salvarlo, perché tali concetti non valgono assolutamente se una persona che si è volontariamente – e per uno scopo preciso e illegale – posta in quella situazione di pericolo.

È come se un aspirante suicida dall’alto di un tetto comincia a ricattare tutti minacciando di buttarsi giù finché non ottiene ciò che vuole: in quel caso nessuno si permetterebbe di dire che era giusto intervenire e concedere a quella persona quel che chiedeva, solo per il dovere di solidarietà e il dovere di salvarlo dal suicidio. Nel caso dei migranti, invece, il concetto di “dovere” viene fatto valere quasi in automatico.

Se non siamo in grado di creare degli hotspot in Africa per aiutare queste persone a partire, è assolutamente inconcepibile pensare di doverli imbarcare su navi che vengono foraggiate chissà da chi, per poi consegnare questi poveracci a un paese europeo facendogli realizzare il loro sogno e creando sensi di colpa se un paese – come suo diritto – rifiuta di sostenere la speculazione sulla pelle umana e di far crescere le organizzazione dei criminali che svolgono questo indegno traffico di esseri umani.

Senza dire che ora dopo la nuova fermezza fanno morire di più anche i bambini per sollevare le “magliette rosse” in empiti di solidarietà ai trafficanti e ricattare gli Stati e indurli a cedere. E allora basta: non parliamo più di naufraghi, non parliamo più di obbligo di assistere chi si mette volontariamente a rischio di annegare in mare.

Facciamoci venire i sensi di colpa per le differenze economiche tra nord e sud del mondo, ma anche per il diritto del nostro Stato di non rendersi complice di gravissimi crimini a favore dei quali ora militano personaggi con la maglietta rossa cui una volta ero molto affezionato ma che adesso veramente mi fanno pena.

“RIPARATE LE STRADE IN CAMBIO DI PUBBLICITÀ”

La questione buche si trascina, al punto che anche la sindaca scivola su una delle tante voragini che caratterizzano ormai la Capitale. All’orizzonte zero idee, zero proposte, il nulla cosmico. E allora, come fare? Beh, noi un’idea ce l’abbiamo: restauro delle strade romane ad opera dei privati al pari di quanto fatto per il Colosseo.
Una soluzione a costo zero per le casse pubbliche, e che consentirebbe un buon ritorno pubblicitario ai generosi e munifici brand che dovessero scegliere di partecipare. Per questo chiediamo alle grandi aziende private di scendere in campo e “adottare” ognuna una strada, finanziando sulla stessa i lavori di rifacimento dell’asfalto. È evidente che l’amministrazione con le risorse a disposizione non è in grado di riparare in modo efficace buche e dissesti, e laddove il Comune è assente possono intervenire i privati. La proposta che rivolgiamo alle grandi marche del settore dell’abbigliamento, del lusso, dell’elettronica e via dicendo, è di sponsorizzare i lavori stradali stanziando i fondi necessari; su ogni strada una targa ricorderà ai cittadini che l’asfalto in quel tratto è stato ripristinato grazie al contributo dell’azienda che ha deciso di adottare la via.
Nessuna utopia, nessun sogno impossibile: così facendo Roma potrebbe risolvere il grave problema delle buche e le aziende ottenere una sobria e trasparente pubblicità, rendendo un servizio pubblico ai cittadini.
Noi ci stiamo. E voi?