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Commissario sì, commissario no: il nuovo gioco a premi della Capitale!

Cari Amici, conosco un proverbio che recita: “l’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui”. Potrei aggiungere che l’uomo stolto è invece chi nella consapevolezza dell’errore persiste nell’errare. Leggi tutto »

SOS MALASANITÀ IL CODACONS LANCIA IL NUOVO NUMERO VERDE GRATUITO PER LE VITTIME DELLA MALASANITA

Cari Amici, vi informo che il CODACONS ha lanciato un nuovo numero verde gratuito per le vittime della “malasanità” – 800 582493 per richiedere una consulenza – e girato lo spot che potete Leggi tutto »

CERNOBBIO: SU TUTELA DEI PRODOTTI ALIMENTARI ATTIVITA’ MAGISTRATURA INSUFFICIENTE

CODACONS CHIEDE MAGGIORI SFORZI CONTRO CONTRAFFAZIONI ALIMENTARI E FRODI PRESENTATI OGGI GLI INCREDIBILI DATI SULL’INEFFICIENZA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA SUL FRONTE ALIMENTARE Nell’ambito del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione in corso a Cernobbio Leggi tutto »

Scuola: al via test Tfa, Codacons vigila su irregolarità

Già presentato esposto per anomalie emerse a Milano (ANSA) – ROMA, 17 LUG – Il Codacons vigilerà sullo svolgimento dei test preliminari per l’accesso al secondo ciclo del Tfa (Tirocinio formativo attivo) Leggi tutto »

METRO A: ECCO IL MODULO PER CHIEDERE I DANNI ALL’ATAC

Tutti i passeggeri coinvolti nei disagi legati al guasto della linea A della metropolitana di Roma, possono avanzare richiesta individuale di risarcimento danni all’Atac, chiedendo all’azienda 500 euro di indennizzo o, in Leggi tutto »

“Cara” scuola

Cari Amici,

l’inizio dell’anno scolastico si avvicina e con esso anche la stangata per le famiglie che devono comprare libri, zaini, quaderni e corredo scolastico per i propri figli. Una stangata, così la definisco, perché di questo si tratta: pensate, per il 2015/2016 serviranno quasi 500 euro per il corredo (penne, diari, quaderni, zaini), a cui vanno aggiunti i costi dei libri di testo. Il totale è una cifra spropositata: 1100 euro all’anno per ogni studente. Non parliamo poi delle ripetizioni scolastiche: in media servono 625 euro a materia. Un vero e proprio salasso per quei nuclei composti da più figli che, è facile immaginare, vedranno moltiplicata la spesa. La situazione è insostenibile e di anno in anno non fa altro che peggiorare: rispetto al 2014/2015 l’esborso è aumentato dell’1,7%. La tendenza non accenna a cambiare verso e questo dimostra come la scuola pubblica si stia avvicinando sempre più a quella privata, almeno nei costi. Renzi se lo metta in testa: questa scuola sanguisuga non è proprio la “buona scuola” di cui parla. E, soprattutto, non è quella che vogliono i cittadini. Ma tali costi non sono tasse, da pagare necessariamente. Ci sono modi per risparmiare. Il Codacons ha stilato una lista di consigli per abbattere la spesa fino al 40%.

Seguiteli e, a fine anno, vi troverete qualche euro in più nel portagli:

1) Non andate appresso alle mode. Le televisioni stanno bombardando i vostri figli con pubblicità mirate agli acquisti necessari per la scuola. Allontanateli dalla Tv: non fatevi condizionare dal mercato. Ci sono prodotti di identica qualità a prezzi più bassi.

2) Comprate nei supermercati. In questo periodo, le catene di supermercati fanno sconti sulla cartoleria fino al 30%: cogliete le occasioni al volo.

3) Rinviate gli acquisti. Ovvero: non comprate tutto e subito. Le scorte di quaderni e penne si possono fare anche in un altro momento, magari quando c’è un’offerta.

4) Aspettate le indicazioni dei professori su quanto serve a vostro figlio. In poche parole: evitate acquisti superflui.

5) Le offerte sono importanti. Confrontate i prezzi, vedete quali sono i prodotti più convenienti e poi comprate. Ci vuole un po’ di tempo e pazienza ma solo così potete risparmiare qualcosa.

Vedrete, queste “pillole” di buon senso potranno esservi d’aiuto, in vista dell’inizio della (“cara”) scuola..

A presto,

Carlo

 

Il sonno delle politiche antidroga genera mostri!

Cari Amici,

i drammatici fatti degli ultimi giorni e delle ultime settimane hanno purtroppo dimostrato, una volta di più, che il problema della droga e della dipendenza da sostanze stupefacenti è ben lontano, come qualcuno forse credeva, da una definitiva soluzione. Un problema complesso, difficile, che impone interventi a 360° e l’apertura di un dibattito sulla condizione giovanile, sulle ragioni profonde di un disagio crescente, sulle mancanze e gli errori commessi negli ultimi anni tra educatori, professionisti, istituzioni e, naturalmente, ragazzi e ragazze.

Mentre la polemica intorno alla chiusura del locale coinvolto, e in generale la stretta di Alfano sulle discoteche, infuria, sbalordisce l’assoluta latitanza di chi, la “questione droga”, dovrebbe conoscerla più di tutti: il Dipartimento Politiche Antidroga da più di un anno non avvia alcun intervento, non propone soluzioni, in pratica è sparito dai radar.  Di misure adeguate ed effettive, dirette a prevenire o comunque limitare tale emergenza sociale, soprattutto per i minorenni, neanche l’ombra. Nessun progetto è stato realizzato al fine di promuovere la definizione e la diffusione di linee guida esistenti sulla prevenzione e la cura basate sulle evidenze scientifiche. E non parliamo del gioco d’azzardo patologico, che ormai – in Italia – ha raggiunto le dimensioni di un’epidemia, con la benevola supervisione del Governo (o meglio, dei Governi di ogni colore).

Di una seria e decisa politica antidroga, nel nostro Paese, non c’è traccia: ma perchè? Provo a rispondere: perchè le strutture adibite proprio a prevenire ed impedire il diffondersi di nuove sostanze stupefacenti nel nostro Paese fanno acqua da tutte le parti, tanto da finire addirittura coinvolte in uno scandalo giudiziario; la loro attività, che adesso sarebbe cruciale, viene svuotata da decisioni che la magistratura ha condannato come illegittime.

Un esempio: dopo la sentenza del TAR del Veneto che ha sancito gli abusi commessi dalla Ulss 20 contro i ricercatori del SERT, ora anche il Tribunale del lavoro di Verona ha condannato l’ente per avere abusivamente licenziato il ricercatore Maurizio Gomma. Da questa situazione è derivato lo smantellamento del programma di ricerca che serve a individuare in tutta Italia le nuove droghe.

Insomma, siamo ridotti proprio male: il peso del contrasto nei confronti dello spaccio e della circolazione di stupefacenti ricade interamente sulle forze di polizia, che – da sole – non possono farcela, nonostante l’impegno profuso. L’Italia, nel frattempo, è ormai il crocevia del traffico internazionale, e la crescita di sequestri di eroina (+5,30%) e droghe sintetiche in dosi (+23,99%) lo dimostra.

Abbiamo poco tempo per intervenire, se vogliamo evitare che il “sonno” delle politiche antidroga continui a generare mostri!

A presto,

Carlo

L’Italia che… frana!

Cari amici,

quella di San Vito di Cadore è stata una vera e propria tragedia. Una bomba d’acqua ha smosso un’enorme massa di terra e fango che, nella sua corsa, ha causato la morte di tre persone: una ragazzina, di soli 14 anni, un turista polacco ed un uomo di 40 anni, tutti letteralmente travolti dai detriti. Si tratta dell’ennesimo evento alluvionale che si aggiunge agli oltre duemila registrati dal 2000 ad oggi. Una vera e propria carneficina: ben 5.455 morti negli ultimi 70 anni. Un triste bilancio che ha prodotto danni incalcolabili. E se Roberto Del Bon, sindaco del paese colpito dalla frana, ha affermato che “neanche la scienza poteva prevedere una cosa simile”, è vero anche che più di otto comuni italiani su dieci hanno parte del territorio a rischio frane e alluvioni, anche a causa dei cambiamenti climatici per le precipitazioni sempre più intense e frequenti che il terreno non riesce ad assorbire. Inoltre, oggi in Italia, circa 8,6 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico. Proprio per questo, il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, insieme al titolare delle Infrastrutture Graziano Delrio, ha presentato il piano per la messa in sicurezza delle principali città contro il dissesto idrogeologico. Un piano vero, dicono, con risorse vere: 1,303 miliardi, di cui 654 milioni già impegnati nell’apertura di cantieri. Peccato che la messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale costi molto di più: 40 miliardi, secondo le nostre stime, che fanno apparire la cifra stanziata dal Governo come una goccia nel mare. In questi anni poco o niente è stato fatto: con la scusa della mancanza di fondi, l’Italia ha continuato a franare e il numero di morti ha raggiunto le dimensioni di un’ecatombe.

La verità è che in questi anni i Governi che si sono succeduti si sono completamente disinteressati alla sicurezza del territorio ed ora, di fronte all’emergenza, si sta cercando di rimediare, sai che novità! Come Presidente di un’Associazione che da anni si batte per la tutela dell’ambiente, ritengo che una pianificazione territoriale non sia più procrastinabile: quei 40 miliardi vanno trovati, perché la tutela della vita umana è prioritaria su ogni altro interesse. E, allora, perchè non rinunciare all’acquisto degli inutili e costosissimi F-35? In questo modo si risparmierebbero ben 14 miliardi di euro da utilizzare subito per la messa in sicurezza del territorio.

Non si può più rimandare, ne va della sicurezza di tutti noi!

A presto,

Carlo

La “questione meridionale”, 150 anni dopo!

Cari amici,

il 30 Luglio scorso è stato presentato il rapporto Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che ha scattato una fotografia davvero drammatica e desolante del nostro Sud. Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto soltanto del 13%, la metà della Grecia, e nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) con il divario di Pil pro capite tornato ai livelli di 15 anni fa (53,7%). Pensate che quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12.000 euro l’anno il che ha indotto la stessa Svimez a lanciare l’allarme povertà: una persona su tre a rischio al Sud, una su dieci al Nord, con un conseguente e inarrestabile calo dei consumi delle famiglie, crollati di quasi il 13% in cinque anni. Insomma, siamo di fronte a un livello di povertà insostenibile per un paese cosiddetto civile. Al netto dei vari annunci dei politici succedutisi in questi anni, il divario economico e sociale tra Nord e Sud continua ad aumentare. Il nostro Paese è oggi più che mai diviso e diseguale, come una forbice che continua inesorabilmente ad allargarsi. Noi del Codacons non vogliamo di certo fare “piagnistei”, come ha ribattuto il Premier Matteo Renzi a Roberto Saviano, ma non possiamo rimanere in silenzio di fronte a uno scenario così allarmante. Per questo, come abbiamo fatto più volte in passato, chiediamo al Governo di smetterla di fregarsene del meridione, di attuare una seria politica di rilancio del Sud Italia, fatta di investimenti e di legalità, che ridia il potere d’acquisto alle famiglie meridionali e faccia ripartire i consumi. Salvare le regioni più deboli e più povere equivale a salvare l’intero Paese, ma forse il Governo lo ha già dimenticato!

A presto,

Carlo

Medicina difensiva: un inutile spreco!

Cari amici,

quanti di voi conoscono il fenomeno della “medicina difensiva”?

In parole semplici, la medicina difensiva consiste nella prescrizione di esami, visite, ricoveri e farmaci da parte dei medici a scopo precauzionale, per il solo timore di incorrere in cause legali. Una cattiva abitudine che, come ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, costa al Servizio Sanitario Nazionale la bellezza di 13 miliardi di euro l’anno. Secondo una recente indagine condotta dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, oltre il 50% dei medici ospedalieri ha “confessato” di praticare la medicina difensiva: dalla prescrizione di esami di laboratorio non necessari ai ricoveri ospedalieri, dalla somministrazione di farmaci alla decisione di non assistere pazienti ad alto rischio di complicanze. E, tra le principali cause, i medici hanno indicato la legislazione sfavorevole e il timore di essere citati in giudizio. La medicina difensiva si sta diffondendo in maniera davvero preoccupante tra gli operatori sanitari, per questo il ministro Lorenzin, in occasione della conversione del decreto legge Enti locali, ha annunciato l’assunzione di provvedimenti contro i medici che “elargiscono” con troppa facilità analisi e controlli.

In qualità di presidente di un’Associazione che tutela i diritti dei consumatori, ritengo che un medico preoccupato del rischio di controversie legali non sia un buon medico perchè a farne le spese sono soprattutto i cittadini. La medicina difensiva crea un danno alla collettività perché porta ad uno spreco di risorse pubbliche immane, che si ripercuote poi sui conti pubblici con effetti negativi a catena per tutti. Non posso, tuttavia, ignorare il fatto che i tagli operati al settore negli ultimi anni hanno prodotto un danno per i pazienti, attraverso un sensibile peggioramento della qualità del servizio reso e delle condizioni lavorative di medici e personale ospedaliero. Per questo, mi auguro che il prossimo passo sia quello di una sensibile riduzione dei tagli ed un progressivo ripristino dei posti letto nelle strutture sanitarie, per porre fine all’orrendo spettacolo di malati costretti ad estenuanti attese nei corridoi o su barelle improvvisate.

A presto,

Carlo

Olimpiadi 2024: l’itinerario dello sfacelo di Montezemolo

Cari Amici,

in qualità di presidente del Comitato promotore per Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo (ancora lui, che aveva organizzato addirittura i Mondiali del ’90!) si è presentato all’audizione in Commissione Cultura del Senato per illustrare la mappa dei luoghi scelti per ospitare questo nuovo, grande “Evento”; lo accompagnava, pensate, nientepopodimenoche il numero uno del Coni Giovanni Malagò (ancora lui, che aveva organizzato i Mondiali di nuoto del 2009!).

Aspettavamo questo elenco da settimane, ma il tempo non ha attenuato la sorpresa: dal bacino di canottaggio di Settebagni alla cittadella sportiva di Tor Vergata fino al Velodromo dell’Eur, gli impianti citati da Montezemolo disegnano un immaginario itinerario dello sfacelo della Capitale, un involontario riassunto della malagestione della Città Eterna.

“Abbiamo la fortuna di avere uno Stadio Olimpico” – ha spiegato Montezemolo, che nel tempo avrà magari dimenticato quanto ci costò rimodernarlo nel ’90, ma che ha dato comunque sfoggio di abbondante faccia tosta - “che può fare l’atletica e le cerimonie di apertura e di chiusura”. Che meraviglia: e non basta, perché abbiamo anche “uno Stadio del nuoto e del tennis d’avanguardia mondiale, abbiamo campi d’allenamento come l’Acqua acetosa, il Tre Fontane, uno Stadio Flaminio dentro la città che o lo lasciamo crollare o lo rimettiamo a posto nell’interesse della città, dove puoi fare per esempio l’hockey su prato”. Credevamo di averle sentite tutte, sul povero Stadio Flaminio, e invece l’hockey su prato ci ha colti impreparati. E “la Fiera di Roma vuota, con spazi enormi, dove facciamo impianti precari dove si può fare ginnastica, judo, pugilato e quant’altro”.

Siamo fortunatissimi, ci informa il solerte Montezemolo, abbiamo già tutto quello che ci serve: a Roma basta organizzare le “Olimpiadi del riuso” e voilà, l’Evento è servito. Come per magia, la Città Eterna era (da sempre?) già pronta, ma Montezemolo non ci spiega perché, e allora ci provo io. Forse perché a Roma, da un quarto di secolo a questa parte, il malaffare, la corruzione, la più assoluta e disinvolta pulsione all’accaparramento rappresentano gli sport più praticati? Forse perché gli “Eventi” organizzati in questa Città (ma Montezemolo, che di memoria è deboluccio, di sicuro non lo sa) hanno disseminato una montagna di macerie, che ora si fanno passare per “fortune”, per “vantaggi”, per “ricchezze”? Forse perché nessuno ha mai preso in considerazione l’assurda idea di domandare ai cittadini cosa ne pensano, e – tra cricche e cricchette – a Roma si è lottizzato anche l’ossigeno che respiriamo?

Chi lo sa: io, stavolta, voglio concludere con ottimismo. Montezemolo ha anche detto: “non faremo nulla senza concordarlo con le associazioni ambientaliste”.

Vogliamo credergli: noi siamo qui.

A presto,

Carlo

Unioni civili: si o no?

Cari amici,

fino a qualche giorno fa il Governo sembrava fermo sulle sue decisioni: prima della pausa estiva, il provvedimento sulle unioni civili sarebbe stato approvato in Senato. All’ipotesi di un “ingorgo istituzionale” e di uno slittamento del provvedimento stesso, Micaela Campana, responsabile Diritti del Partito Democratico, aveva categoricamente risposto che: “questo rischio non sussiste”. E invece l’incontro previsto per ieri tra Pd e Ncd sul destino del disegno di legge è slittato a data da destinarsi. Già, perchè il Governo ha dato priorità alla riforma della televisione pubblica: come a dire, prima la Rai e poi i diritti, nonostante il Premier, di ritorno dall’Eurosummit di Bruxelles, avesse dato mandato ai suoi di provare ad accelerare i tempi.

Ma qui non si tratta solo di tempi: il Governo inizia a dare segni di vera e propria schizofrenia. L’Avvocatura di Stato, infatti, per conto del Governo e del Ministero dell’Interno, ha depositato appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso presentato dal Codacons, bocciava la circolare del Ministro Alfano contro la trascrizione delle nozze gay contratte all’estero. La sentenza, giusto per ricordarlo, stabiliva che la cancellazione dei matrimoni omosessuali trascritti nel Registro degli atti di matrimonio fosse prerogativa esclusiva dell’Autorità giudiziaria.

Gravi ed offensive sono, inoltre, le affermazioni contenute nel ricorso d’appello presentato dall’Avvocatura in cui si legge che l’interesse pubblico all’unitarietà dell’ordinamento giuridico attuale rischierebbe di essere compromesso laddove “fosse consentita l’introduzione surrettizia di una tipologia di matrimonio al momento non prevista dall’ordinamento”.

Noi del Codacons, anche in questo caso, siamo intervenuti in giudizio chiedendo di rigettare le richieste totalmente assurde e insensate presentate dall’Avvocatura. Ma alla luce di questa contraddizione, mi chiedo, a questo punto, quale sia la reale posizione del Governo sulle unioni civili e se il disegno di legge, slittato forse a settembre, verrà mai approvato.

A presto,

Carlo

Italia sotto sfratto

Cari Amici,

in Italia il tema degli sfratti resta perpetuamente sullo sfondo: a volte ne troviamo traccia sui giornali – qua e là – ma sempre incidentalmente, come per caso. Poi, puntualmente, sparisce dagli schermi e non se ne sente più parlare fino al blocco successivo, o alla successiva proroga. Per questo ne voglio parlare io, che nutro un genuino, duraturo interesse per le questioni che gli altri vogliono ignorare, o tacere.Per questo è importante parlarne.

Non voglio ricorrere alle solite, misere “mezze misure” all’italiana: i dati sui provvedimenti di sfratto emessi nel 2014 rappresentano a tutti gli effetti una vergogna nazionale. I numeri forniti dalla Uil ci dicono che nel 2014 gli sfratti sono aumentati rispetto all’anno precedente, con una crescita del +5%. Un dato rotondo, ma che – da solo – non restituisce la portata del problema: i meri dati, da soli, non spiegano mai un bel nulla.

Quel +5%, ma più ancora la sofferenza sociale delle categorie – e quindi delle persone in carne e ossa – coinvolte, significa che sulla questione dell’emergenza abitativa il Governo Renzi e l’ex Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi hanno saputo fare peggio dei loro predecessori (e non era facile). Quel +5% certifica che migliaia di famiglie, dopo la mini-proroga agli sfratti scaduta lo scorso 28 giugno, rischiano infatti, letteralmente, di finire in mezzo a una strada.

Noi lo denunciamo da mesi, ma le istituzioni – come ormai d’abitudine – hanno ignorato tutte le grida d’allarme, compresa la nostra. Il tema dell’emergenza alloggiativa nel nostro Paese è semplicemente assente dal dibattito politico, che invece s’affanna intorno a questioni di carattere burocratico che non interessano a nessuno, o s’accapiglia intorno ai dettami di Confindustria, che ormai pontifica anche sulle leggi (vedi class action) da approvare.

L’unico riscontro, e niente affatto rassicurante, lo abbiamo avuto da Confedilizia, secondo cui “solo” 2000 famiglie disagiate saranno coinvolte dal problema dopo la scadenza del 28 giugno (!).

La questione, va da sé, è invece cruciale, come sono sicuro che ognuno di voi sappia già, e senza bisogno di costose consulenze. Mi piacerebbe sapere come il Ministro Delrio intenda affrontare l’emergenza casa, dal momento che l’allarme riguarda famiglie bisognose che non possono essere abbandonate al loro destino. Servirebbe un piano di recupero e risanamento urbano, o almeno la rinascita di una pur minima politica abitativa in Italia. Ma tant’è, temo che resterò deluso – con buona pace di chi si ritroverà senza un tetto sulla testa – anche stavolta.

A presto,

Carlo

Atac: storia di ordinaria follia!

Cari amici,

l’Atac, l’azienda che si occupa del trasporto pubblico della Capitale, è davvero giunta al capolinea. Una corsa a precipizio verso il baratro, da cui salvarsi sembra ormai un’impresa disperata. L’azienda sta per essere inghiottita dal deficit di 141 milioni registrato nel 2014, a cui si aggiungono i 58 milioni di passivo registrati nel primo quadrimestre del 2015. Una lunga e lenta agonia che, con le maxi assunzioni degli anni scorsi, ha toccato il punto più basso, come certificato dalla Ragioneria dello Stato. Ad aggravare ancora di più la situazione contribuisce il calo dei ricavi dalla vendita dei biglietti, dai parcometri e dalle sanzioni per evasione della sosta tariffaria. Insomma, un vero e proprio disastro che, come sempre, ricade sulle spalle dei cittadini e dei contribuenti. Da giorni, ormai, è infatti in atto uno sciopero bianco da parte dei macchinisti (che rifiutano l’introduzione del badge elettronico) che sta causando non soltanto ritardi delle metro A e B, ma anche e soprattutto disagi, caos, attese interminabili in banchine stracolme e utenti esasperati. A Termini è stato addirittura introdotto una sorta di “numero chiuso” per accedere ai treni in stazione. Per chi, in questi giorni, si sposta con i mezzi pubblici, viaggiare in città è diventata una vera e propria odissea! Mi chiedo chi pensi (sempre che qualcuno ci pensi) a tutelare i cittadini e come i vertici dell’azienda di Via Prenestina e del Comune possano ancora parlare di risanamento senza perdere inevitabilmente la faccia…

                                                                                                                     

                                                                                                                    Un saluto,

                                                                                                                    Carlo

Roma (purtroppo) Ladrona!

Cari amici,

voglio raccontarvi un episodio davvero increscioso di cui sono stato vittima ieri. Mi trovavo alla stazione Termini, di ritorno da un viaggio, e per tornare a casa volevo prendere un taxi. Peccato che un migliaio di persone avessero avuto la mia stessa idea: una coda interminabile e vergognosa mi avrebbe costretto ad ore di attesa prima di riuscire ad avere a disposizione un tassì. Decidevo così di utilizzare la linea metropolitana. Lungo il percorso per raggiungere la banchina della metro, pur avendo spostato il portafogli in modo che non fosse in vista, sono stato volontariamente urtato da alcune persone, e in pochi secondi mi sono reso conto di non averlo più in tasca, senza che potessi nemmeno accorgermene. È evidente che se il numero di taxi operanti in città fosse adeguato alle esigenze dell’utenza, e se presso la stazione vi fosse stato un servizio di vigilanza efficiente, tutto ciò non sarebbe accaduto. Invece cittadini e turisti sono costretti a subire file di ore prima di riuscire a salire su un taxi, con i tassisti che dichiarano guerra a servizi alternativi come Uber, mentre ladri e borseggiatori, grazie alla carenza di controlli, sono i veri padroni della Stazione Termini. Tutta la zona versa, infatti, in condizioni disastrose: non solo borseggiatori, ma degrado, sporcizia e l’emergente fenomeno della prostituzione minorile, come documentato dalla CNN. Una situazione davvero insostenibile a cui il Comune sembra non prestare alcuna attenzione…

Un saluto,

Carlo