La sinistra che difende Zio Paperone


Devo confessare un mio tormento intimo: non so se sto diventando io di destra, o se la sinistra sta diventando talmente inconsistente da non lasciare alternative ai cittadini che vogliono scegliere un orientamento.

Prendiamo a esempio la questione del tetto al contante, innalzato – come ormai sanno anche le pietre – a 5.000 € dal neonato governo Meloni: una misura su cui si può discutere e su cui si possono registrare confronti anche serrati – su questo non ci piove – ma che, al di là di ogni considerazione fattuale, è stata – a sinistra, o almeno in quella parte di establishment mediale e politico che si spaccia per tale – universalmente raccontata come un incentivo all’evasione fiscale. Frotte di faccendieri nottambuli e ovviamente inquietanti, finalmente liberi di traslocare da una parte all’altra del Paese chissà quali oscure e criminali ricchezze, a furia di mazzetti da “cinquemila” (per rimanere nell’ambito della legalità): questa è stata l’immagine evocata nel pubblico che alla Meloni – legittimamente, per carità – si oppone, come fosse una regola matematica avvolta da assoluta certezza.

A nessuno di questi signori, impegnati a ripetere questa favolaccia da osteria a reti unificate o quasi, è venuto in mente di andare a verificare chi determina gli ammanchi maggiori per l’Erario, chi veramente nel nostro Paese evade in maggior misura. Avrebbero avuto un malore, probabilmente, scoprendo che le cose non stanno proprio come credono.

Il rapporto di Tax Justice Network, per esempio, ci aiuta a dare dei dati: all’Italia costa l’elusione/l’evasione fiscale di multinazionali e aziende costa oltre 6 miliardi di dollari l’anno – un’enormità –, di cui circa 2 miliardi riconducibili ad aziende ed oltre 4 miliardi a singoli individui. Se la lente si allarga a livello globale, si scopre che questi giganti dell’economia sottraggono al Fisco 426 miliardi l’anno: il necessario per vaccinare il mondo intero 3 volte. Peraltro, non risulta neanche vero che sussista una correlazione necessaria e quasi scientifica tra andamento dell’evasione fiscale ed evoluzione del tetto al contante: anzi, come certifica Unimpresa negli ultimi anni l’evasione più bassa si è registrata proprio quando era in vigore la soglia più elevata di tetto al contante, pari a 5.000 euro (come oggi).

Se Ambrose Bierce chiamava ironicamente poveri quegli “infelici che non sono in grado di pagare le tasse”, la sinistra l’ha preso in parola. I signori che governano questo schieramento in Italia – compresi quelli che popolano la trasmissione Il Cavallo e la torre, che sul tema ha ribadito le solite litanie, ormai care solo alle orecchie dei pochi elettori rimasti – sembrano essere gli unici al mondo a non accorgersi che pochi Paesi che mantengono regimi fiscali particolarmente favorevoli e il segreto sui possessori delle ricchezze che costudiscono (i “paradisi fiscali”) rappresentano il vero pozzo senza fondo delle pubbliche ricchezze, e costituiscono un pericolo ben più significativo e impellente rispetto a quella parodia di evasore – il faccendiere nottambulo con il mazzetto da cinquemila – che abbiamo tratteggiato poc’anzi. Il problema per loro è l’evasore, ma solo se è povero: le verità elementari (per esempio, che le grandi aziende evadano molto di più degli altri) non gli vanno proprio a genio, rimangono convinti della loro sacra crociata a favore delle cartelle di Equitalia, contro l’alimentari all’angolo o l’idraulico sotto casa, e non ci pensano neanche a cambiare idea – mai, neanche a pensarci, neanche di fronte all’evidenza.

Nel castello dorato dove vivono, lontano migliaia di chilometri dalla realtà, impossibile accorgersi dei veri responsabili di giganteschi ammanchi che condizionano le politiche per i cittadini e impoveriscono la comunità: Google, Facebook, Amazon. Senza dimenticare le strutture sovranazionali – Unione Europea in testa – che dovrebbero controllarli. Altro che scontrini: sono le grandi aziende che – tra holding, scatole cinesi e paradisi fiscali – fanno la grande evasione.

Lo hanno capito tutti come stanno le cose, ma loro ancora no – intendono continuare a difendere Paperone ripetendosi l’un l’altro che innalzare il tetto al contante è un crimine contro l’umanità. Che dite, li lasciamo dormire ancora un po’ o è ora di svegliarsi?

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