Prosegue l’escalation alla pompa: senza precedenti e, purtroppo, senza fine. Benzina e gasolio tornano a correre e lo fanno nel modo peggiore possibile: non solo in autostrada, ma anche lungo la rete ordinaria, quella che milioni di italiani utilizzano ogni giorno. Ormai un pieno, per la maggioranza degli italiani, è una scelta da ponderare. O, come raccontano tanti divertenti meme online, si è trasfrormato in un’alternativa a una cena galante..
Il dato più clamoroso riguarda il diesel al servito, che in diversi distributori supera ormai la soglia dei 2,7 euro al litro. Non è un caso isolato. A Prato si toccano i 2,763 euro al litro, a Cuneo 2,749 euro, mentre a Milano il prezzo arriva a 2,745 euro. Numeri che fino a poco tempo fa sembravano impensabili fuori dalla rete autostradale, e che invece oggi diventano realtà anche sotto casa. Altro che rassicurazioni del governo: qui si viaggia solo in salita, ed è una salita sempre più ripida.
E proprio questo è il punto: il caro carburanti non è più un problema delle vacanze, ma una stangata quotidiana. Chi usa l’auto per lavorare, per accompagnare i figli, per vivere la normalità – cioè tantissimi italiani – si ritrova a fare i conti con prezzi fuori controllo anche nei distributori cittadini. Il risultato? O tagli altrove, o rinunci a muoverti.
Sulle autostrade la situazione resta critica, ma paradossalmente non è la peggiore. Sulla A21 Torino-Piacenza il gasolio al servito ha raggiunto i 2,609 euro al litro, mentre sulla A1 Milano-Napoli la benzina servita arriva a 2,349 euro. Ma è lungo la rete ordinaria che si registrano gli scatti più preoccupanti, con listini che in alcuni casi superano quelli autostradali. Insomma, conviene quasi fare il pieno in autostrada: e già questo la dice lunga..
La fotografia che emerge è chiara: il mercato dei carburanti è completamente fuori controllo. E mentre i prezzi salgono, manca qualsiasi intervento strutturale capace di calmierare davvero i listini. I tagli alle accise, già debolissimi all’inizio, sono stati risucchiati dai rincari in men che non si dica. C’è poi un altro elemento che aggrava il quadro: molti impianti non comunicano in modo tempestivo i prezzi al ministero. Tradotto: quelli che vediamo oggi potrebbero non essere nemmeno i picchi reali. In alcuni casi, la situazione potrebbe essere persino peggiore..
L’impressione è che siamo appesi alla guerra, o alle guerre, in corso – e che in assenza di novità dovremo tacere e sborsare. A questo punto una domanda è inevitabile, visto che all’orizzonte non si muove una foglia: non è bastata al governo nemmeno la “lezione” del referendum per intervenire davvero sui carburanti? Perché qui non si tratta più di oscillazioni di mercato, ma di una spirale che colpisce famiglie e imprese ogni singolo giorno. Vale la pena trascurare ancora le tasche degli elettori?




