Il decreto bollette è già vecchio: prezzi fuori controllo

decreto bollette

Nei giorni in cui si consuma il caso Santanchè, per il governo si avvicina un altro appuntamento gravido di conseguenze: il 30 marzo il decreto bollette arriva in Parlamento con la fiducia già annunciata, ma.. è già vecchio. Superato prima ancora di essere discusso davvero. Non scherzo, ecco come stanno le cose..

Oggi il gas costa circa il 50% in più rispetto a febbraio. Non stiamo parlando di oscillazioni fisiologiche, chiaramente (come può esserlo un picco del genere?) ma di una nuova impennata che cambia completamente il quadro. Sul mercato libero, poi, le offerte migliori segnano rincari del 13% rispetto a gennaio, con punte che arrivano a +45% a seconda dell’operatore. Tradotto: quello che era stato pensato poche settimane fa non regge più alla realtà di oggi.

La stessa cosa successa con il taglio delle accise – ogni giorno ridotto, e a breve azzerato, dai rincari – capita per le bollette: il decreto sembra costruito su un contesto che non esiste più. I bonus per le famiglie meno abbienti? Un cerotto su una ferita che continua ad allargarsi. Possono aiutare nel breve, certo, o meglio sul brevissimo termine, ma non incidono sul meccanismo che fa salire i prezzi. Non fermano la corsa delle bollette: la rincorrono..

Stesso discorso per il contributo volontario lasciato alle aziende energetiche: stendiamo un velo pietoso su un contributo volontario, e quindi per sua natura incerto. Nei fatti, poco più di un auspicio. In un mercato dove i prezzi corrono, affidarsi alla discrezionalità degli operatori è una scommessa che rischia di pagare sempre e solo chi paga, cioè noi..

Il vero nodo è che al governo manca una strategia per intervenire davvero sui prezzi. Anche le altre misure previste dal decreto non danno garanzie concrete: non si capisce come e quanto possano tradursi in un abbattimento reale delle tariffe di luce e gas per famiglie e imprese. E nel frattempo le bollette arrivano, mese dopo mese, sempre più pesanti.

Siamo davanti a un classico caso italiano: l’intervento alla fine arriva, ma in ritardo – quando i buoi sono già scappati dalla stalla. E quando lo strumento arriva, il contesto è già cambiato. Così il decreto bollette rischia di essere l’ennesima risposta fuori tempo massimo, mentre il mercato energetico continua a muoversi molto più velocemente.

La conclusione è semplice, e anche brutale: questo decreto non serve a niente. Non bastano più, dopo anni di rincari, correttivi marginali o piccoli aggiustamenti. La misura è colma: serve un intervento che tenga conto dello scenario attuale, non di quello di qualche settimana o mese fa. Perché nel frattempo i prezzi sono già ripartiti, e come sempre a pagare sono cittadini e imprese. Il governo può continuare a fare spallucce: ma la Meloni e compagnia non hanno visto al referendum cosa succede, a chi ignora gli interessi degli italiani?

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