Rimozione, salvezza della sinistra


Se c’è un elemento che accumuna e riunisce i volti noti della sinistra italiana – quello che, con un gioco di parole gradito a certi salotti di quella buona società, si direbbe fil rouge – questo è senza dubbio rappresentato da una tendenza antica e però sempre di moda, che viene da lontano ma si ripete di continuo: quella alla rimozione.

Ora: come forse alcuni sapranno, la rimozione è un meccanismo involontario, un’operazione psichica con la quale l’individuo respinge nell’inconscio pensieri, immagini, ricordi e fantasie connessi alle pulsioni – che sono vissuti come pericolosi per il suo equilibrio complessivo. Si tratta di uno degli oggetti principali della teoria freudiana: una sorta di fuga da un pericolo interno.

Ecco, ho pensato proprio alla rimozione quando, nel corso della settimana, ho assistito alla carrellata di scaricabarile e silenzi imbarazzati con cui la sinistra – o, insomma, quella che si fa passare per tale sui giornali e in TV – ha accolto il caso Soumahoro. Volti noti, e notissimi, che di fronte all’impietosa evidenza delle notizie in arrivo hanno fatto a gara di rimozione: hanno preso a comportarsi come se Soumahoro non l’avessero mai conosciuto, come se Soumahoro non fosse addirittura mai esistito. Eppure Fabio Fazio celebrava Aboubakar Soumahoro come simbolo della sinistra solo un mese fa, Marco Damilano ne faceva addirittura l’anti-Salvini e Zoro – per stare sui fatti aveva “intervistato personalmente ‘l’onorevole’, registrato il suo comizio improvvisato davanti alla Camera per poi esortare il pubblico in studio: ‘Applausi per Soumahoro'”. Come loro altri, tanti altri.

Ora, invece, tutto dimenticato: un vero e proprio caso di rimozione collettiva, altrochè.

“Lui su questo palco è salito due o tre volte: due sicuro, sulla terza ho già qualche dubbio”

Diego Bianchi, alias Zoro

Come se, fino al giorno prima, non avessero decantato all’italica pubblica opinione tutto il buono possibile sul sindacalista e deputato, la sinistra mediatica si è di colpo ammutita: ma l’impressione da subito è stata che lo facessero per poter poi ricominciare daccapo, come fanno le cicale quando – camminando – ci si passa vicino, e tutte insieme tacciono in attesa di riprendere appena possibile. Il pubblico (pagante), in questi casi, rimane stordito e confuso: ma insomma, Soumahoro era o no il paladino di questi signori? E se lo era, qualcuno vorrà rendere conto di questo colossale abbaglio o si può tranquillamente continuare come niente fosse, in attesa della prossima allucinazione di gruppo?

Nessuno, lo so, risponderà a queste domande. Ma a un particolare è meglio stare attenti: la rimozione, dice Freud, non significa la cancellazione del contenuto. I contenuti rimossi, infatti, non vengono annullati: ma trasferiti, per così dire, nell’inconscio – da dove tuttavia, prima o poi, ritornano sempre.

 

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