Manca solo di vedere taglie affisse sugli aerei: “cercasi passeggero con trolley fuori misura”. È questo l’effetto grottesco della nuova trovata di Ryanair, che ha deciso di aumentare i premi ai dipendenti che beccano i bagagli “sospetti” al momento dell’imbarco.
Altro che migliorare i servizi o rendere più trasparente il costo del viaggio: qui si sceglie la strada della penalizzazione sistematica, trasformando ogni valigia in una potenziale fonte di guadagno.
La “caccia al centimetro”
La novità è questa: il compenso passa da 1,5 a 2,5 euro per ogni bagaglio fuori misura. E non c’è più un limite mensile: più valigie fuori regola trovi, più incassi. Risultato? I controlli diventano una vera “caccia al centimetro”, con la conseguenza di alimentare discussioni ai gate e peggiorare il rapporto (già logoro) tra passeggeri e compagnia.
E il buon senso?
Nessuno, ovviamente, mette in discussione l’esigenza di rispettare misure chiare per i bagagli. Ma un conto è applicare regole trasparenti, un altro è incentivare gli addetti a trasformare il metro in uno strumento contro i viaggiatori. La differenza sta tutta nel buon senso: quello che Ryanair sembra aver smarrito.
Consumatori stanchi di trabocchetti
Chi vola con una low cost si aspetta convenienza, non trappole. Ogni nuovo balzello, ogni meccanismo che trasforma i passeggeri in bersagli da colpire, mina la fiducia e allontana chi vorrebbe solo viaggiare senza sorprese. È l’ennesimo autogol di chi continua a trattare i clienti come nemici da stanare, invece che come viaggiatori da servire.




