Un premio ai piccoli borghi che fanno grande l’Italia

Piccolo Comune Amico

Un’Italia che resiste, che fatica ma non cede. Che produce cultura, storia, arte e sapori, ma viene puntualmente ignorata dai radar della grande politica. È questa l’Italia dei piccoli Comuni — sotto i 5mila abitanti — celebrata nella cerimonia di premiazione dell’edizione 2025 del Piccolo Comune Amico, presso la prestigiosa sala congressi di Palazzo Rospigliosi.

L’iniziativa, promossa da Codacons in collaborazione con Coldiretti e sostenuto da Aci, Anci, Enac, Intesa Sanpaolo, Fit, Poste Italiane, Touring Club Italiano, Autostrade per l’Italia, Symbola, Uncem, raccoglie ancora una volta il meglio dell’Italia nascosta: quella che nessuno racconta, ma senza la quale il Paese intero smetterebbe di respirare.

Non solo un premio

Il progetto Piccolo Comune Amico non si limita a distribuire targhe e strette di mano. È una presa di posizione politica, culturale ed economica: difendere i piccoli Comuni significa contrastare lo spopolamento progressivo che sta desertificando interi territori, smantellando secoli di identità e saperi.

Un fenomeno silenzioso ma devastante, che in alcuni casi lascia dietro di sé solo ruderi e rimpianti. Mentre la politica rincorre grandi opere e mirabolanti PNRR, l’Italia vera – quella fatta di vicoli, campanili e mani operose – continua infatti a presidiare il territorio in silenzio.

Una miniera di ricchezze

I piccoli Comuni sono spesso liquidati come realtà marginali. Eppure custodiscono una quota significativa del patrimonio culturale italiano e la totalità o quasi delle produzioni agroalimentari di eccellenza. Non sono la periferia dell’Italia: sono la sua ossatura, fatta di campanili, artigiani, tradizioni, dialetti, comunità resistenti e paesaggi intatti.

Non è un caso che l’interesse per questi territori sia cresciuto anche in termini turistici, grazie a un’offerta autentica, sostenibile e radicata nel contesto.

I premiati 2025

Dal Nord al Sud Italia, i vincitori 2025 rappresentano un mosaico straordinario di pratiche virtuose, prodotti identitari, storie da raccontare e tradizioni da custodire.

C’è chi ha salvato una ricetta dall’estinzione, chi ha creato un ecosistema di imprese verdi, chi fa cultura di frontiera nel cuore delle aree interne. Tutti hanno una cosa in comune: credono in un’Italia diversa, che non si arrende al declino.

Parola d’ordine: Restanza!

Il messaggio è chiaro: se vogliamo un’Italia con un futuro, dobbiamo smettere di guardare solo ai centri di potere, alle grandi città e ai soliti numeri. Il futuro si gioca anche — e forse soprattutto — nei piccoli Comuni. Salvare questi borghi vuol dire recuperare la centralità del territorio, invertire la rotta dello sviluppo cieco e ritrovare il senso autentico del vivere italiano.

Tra le righe di ogni candidatura al premio Piccolo Comune Amico si legge infatti una parola non detta, ma profondamente presente: restanza. Un termine coniato dall’antropologo Vito Teti per definire la scelta consapevole di restare nei territori segnati dallo spopolamento. Non per mancanza di alternative, ma per radicamento, per visione, per amore.

Restare, in questo senso, non è subire l’abbandono, ma trasformarlo in possibilità: abitare un luogo per rigenerarlo, custodirne la memoria e progettare un futuro. È un atto politico silenzioso e quotidiano, che rifiuta l’idea che la modernità coincida solo con la fuga verso i centri urbani. E sono proprio i piccoli Comuni premiati che, con coraggio e fatica, danno ogni giorno forma concreta a questa visione.

Il premio Piccolo Comune Amico ce lo ricorda con forza: la rinascita del Paese passa dai suoi angoli più nascosti. E ogni volta che uno di questi borghi si spegne, perdiamo tutti qualcosa. Non solo bellezza, ma anche economia, senso civico, memoria, biodiversità, appartenenza.

Senza di loro, l’Italia non è più Italia. Meglio ricordarlo a chi, di recente, ha messo nero su bianco il proposito di abbandonare queste gemme del nostro Paese a un abbandono senza speranza..

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