La multa a Vinted è una lezione sacrosanta


Notizia delle ultime ore: l’Antitrust ha concluso un’istruttoria nei confronti della società Vinted UAB irrogando una sanzione da 1,5 milioni di euro per “modalità scorrette di promozione della piattaforma di compravendita www.vinted.it”.

Secondo l’Autorità la società ha omesso e/o fornito informazioni ingannevoli in relazione ai costi delle operazioni di compravendita eseguibili sulla propria piattaforma, pubblicizzate invece come “gratuite/senza commissioni” e al prezzo effettivo di vendita online dei singoli prodotti.

In sintesi, e sempre se la cosa sarà confermata al TAR, la piattaforma – creata in Lituania nel 2008, oggi disponibile in più di 20 paesi e dedicata all’abbigliamento di seconda mano – avrebbe “omesso di indicare in modo chiaro e trasparente, fin dal momento dell’iniziale ‘aggancio pubblicitario’, l’esistenza a carico dei consumatori di costi ulteriori rispetto al prezzo di acquisto del prodotto, legati all’applicazione della commissione per la ‘Protezione Acquisti’ e alle spese di spedizione”. L’Autorità ha inoltre accertato “l’ingannevolezza delle modalità di prospettazione del prezzo effettivo dei prodotti commercializzati sulla piattaforma”, in quanto Vinted non avrebbe indicato in modo chiaro e completo, sin dall’inizio del processo di acquisto, ossia nella pagina dei risultati di ricerca/catalogo (homepage), il prezzo effettivo dell’articolo reclamizzato, l’esistenza e l’entità della commissione richiesta ai clienti per ogni acquisto effettuato sulla piattaforma e le spese di spedizione.

Le condotte scorrette, attuate da Vinted a partire almeno da dicembre 2020, risulterebbero quindi integrare una pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, in quanto idonea a ingannare i consumatori su modalità e costi delle operazioni di compravendita eseguibili sulla piattaforma, e dunque a indurli ad assumere una decisione circa l’acquisto di un prodotto sul sito www.vinted.it che non avrebbero altrimenti preso. La società dovrà comunicare le iniziative assunte per superare le criticità evidenziate nella delibera dell’Autorità entro 60 giorni dalla notifica.

Non possiamo che essere soddisfatti per la sanzione, che – come detto, in attesa che venga confermata – appare sacrosanta: se da una parte siti, app e piattaforme dedicate alle compravendite tra privati si stanno sempre più moltiplicando, anche per rispondere all’esigenza di risparmio da parte dei consumatori, non sempre però agli utenti viene garantita adeguata trasparenza su costi e commissioni a loro carico; e quando mancano informazioni essenziali le scelte economiche dei consumatori vengono alterate, con danni non irrilevanti per le tasche dei cittadini. In questi casi sorvegliare e punire non è solo giusto, ma doveroso.

Proprio per questo, l’intervento dell’Antitrust deve servire da lezione: è necessario tenere la guardia alzata su questi nuovi strumenti, anche con riferimento ad app e social network sempre più utilizzati dai giovani per fare acquisti, e garantire che agli utenti siano rese in modo immediato informazioni sui reali costi che dovranno sostenere.

La tecnologia va bene, e nessun vuole fermare il progresso, ma aderire acriticamente a tutto quello che compare sul web è egualmente sbagliato: lo sviluppo tecnologico ed economico deve saper rispettare le nostre leggi – i codici invisibili che regolano le nostre vite – e i diritti di ognuno di noi, o non può essere consentito.

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