Diego Armando Maradona? Grande calciatore, piccolo uomo!


So già che mi attirerò l’odio di tanti tifosi, ma sapete come sono fatto: non posso tacere, quando penso una cosa con decisione.

E allora, tanto vale parlarne direttamente: posto il cordoglio assolutamente comprensibile per la perdita sportiva, per il mito calcistico scomparso, per il calciatore funambolico, ma vedere ore intere di programmazione televisiva dedicate a Diego Armando Maradona per me è troppo.

Davvero troppo.

Non lo dico senza ragioni. Se vogliamo parlare davvero di Maradona, tacchi e sombreri a parte, dobbiamo parlare di tutto: dei problemi con il fisco, dei figli riconosciuti dopo tantissimi anni, delle violenze inflitte alla sua ex compagna, al gesto dell’ombrello nei confronti della guardia di finanza durante la trasmissione di Fabio Fazio o quello contro i tifosi allo stadio. Senza dimenticare che Diego fu fotografato nella vasca da bagno a conchiglia dei fratelli Giuliano, famiglia camorrista napoletana: volevano che l’altro re di Napoli sedesse al loro fianco. E senza parlare della cocaina, la sostanza che gli è costata la sospensione dal calcio giocato, nel lontanissimo 1991.

Non basta quindi assistere alla consueta carrellata di gol e prodezze, interviste post-partita e servizi agiografici: serve un’informazione completa, a 360°, per farsi un’idea corretta del campione argentino. E mentre in Rai – nei TG, con gli speciali del Tg2, il film su Rai3 e i documentari in straming – si dedicano ore intere a narrare le gesta (positive, ovvio) del fantasista di Lanus, e si scelgono eroi e vittime con una certe superficialità (basti pensare che le vittime di femminicidio, nella stessa giornata, hanno ottenuto meno di un decimo del minutaggio garantito a Maradona), tutto il resto – accuse gravi, responsabilità pesantissime incluse – rimane sullo sfondo, come se si trattasse di un corredo accessorio, escludibile e cancellabile a piacimento.

In un momento come questo, in cui eroismi autentici e quotidiani fanno la differenza ogni giorno, in cui infermieri e medici lavorano da mesi tra turni massacranti e rischi immensi, abbiamo bisogno di eroi veri e propri. Figure capaci di ispirare con i loro comportamenti quelli degli altri cittadini, trainando la collettività verso nuovi entusiasmanti obiettivi.

No, proprio no, signori miei: nessuno mi convincerà che Maradona fosse un uomo esemplare, perché non lo era. Le cose vanno dette per intero, a prescindere dalle ondate emotive. Massimo rispetto per la morte e per il dolore di familiari e tifosi, certamente: ma deificare un uomo capace di errori tanto gravi (e reiterati) rimane sbagliato, a prescindere da tutto il resto. Artisti del pallone o meno, non fa nessuna differenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.