La mazzata finale: rincari in arrivo su Pasqua e vacanze estive!


Mentre gli usuali schieramenti si sono ricomposti intorno a una nuova frattura (se ieri supposti pro-vax e supposti anti-vax si disputavano l’agone mediatico, oggi supposti filo-ucraini e supposti filo-russi si disputano le cronache quotidiane con identico fervore), zitti zitti e come se nulla fosse continuano a susseguirsi rincari progressivi dei listini che in altri tempi avrebbero fatto gridare allo scandalo. Ora che infatti l’inflazione corre al galoppo, si susseguono gli aumenti su benzina e gasolio, sulle bollette e addirittura sul caffè al bar, e proprio ora che le famiglie stanno già intaccando i risparmi rimasti per andare avanti, altre pessime notizie piovono sui consumatori (cioè: su tutti noi) e colorano il quadro di tinte ancora più fosche.

Primo, la Pasqua. A parità di consumi, le famiglie spenderanno oltre 100 milioni di euro in più per i prodotti alimentari tipici della Pasqua. La carne d’agnello, re della Pasqua con 4.500 tonnellate consumate solo in occasione della festività, costa oggi il 4,9% in più rispetto allo scorso anno. Le uova fresche sono rincarate del 4,5%. Per salumi e insaccati si spende oggi il 2,5% in più. E anche mangiare al ristorante risulterà più caro!

Secondo, le vacanze. Per gli italiani saranno caratterizzate da una raffica di rincari che porteranno la spesa complessiva della villeggiatura a crescere fino al 15% in più rispetto allo scorso anno: un’enormità. Gli operatori turistici stanno scaricando sui consumatori finali i maggiori costi energetici determinati dal caro-bollette, attraverso un incremento generalizzato delle tariffe al pubblico. Una politica che sul lungo periodo non pagherà, perché gli italiani, impoveriti dalla crescita dei prezzi al dettaglio e delle bollette di luce e gas, reagiranno ai rincari riducendo la spesa destinata alle vacanze e tagliando i giorni di villeggiatura.

Si tratta, a quanto pare, della mazzata finale: qualcuno nella stanza dei bottoni sembra non rendersi conto della gravità della situazione, continuando a dare credito a dati obsoleti e superati, e non sembra affatto consapevole della necessità ormai impellente e assoluta di interventi immediati e urgenti. Ma se neanche i campanelli d’allarme più evidenti (il calo delle vendite dei prodotti alimentari; un segnale che più chiaro non si può) bastano a richiamare l’attenzione di questi signori, mi chiedo: cosa deve accadere perché facciano quello per cui salatamente li paghiamo?

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