I rincari per il il ponte del 25 aprile? Sai che novità!


Ormai, i consumatori italiani guardano con terrore alle ferie, ai ponti, a quei pochi momenti di svago che intervallano l’esistenza e – di solito – contribuiscono a rilassare i nervi. Ora, infatti, il mondo si è rovesciato: l’ansia colpisce i nostri connazionali, noi tutti, al primo approssimarsi di una vacanza. E la motivazione è più che ragionevole, anche se potrebbe sembrare vero l’opposto: l’ondata di rincari che si abbatte ogni volta sulle nostre tasche, nelle settimane precedenti e nei giorni di festa, è ormai una triste abitudine. Un fatto ovvio, che non fa quasi più notizia, in un Paese dove l’informazione fa il bello e il cattivo tempo: come se fosse normale finire impoveriti per qualche giorno di relax!

Non avevamo finito di denunciare i rincari per la Pasqua, dopo aver – allo stesso modo – denunciato i rincari per il Natale, e già ci ritroviamo a denunciare i rincari del 25 aprile, in una giostra infinita e ormai completamente sfuggita di mano. A ogni festa basta ritoccare i prezzi e via, il gioco è fatto. Ognuno, ormai, fa a chi la spara più grossa, e il ricarico – su tutto: dal COVID ai mancati introiti, dai costi di gestione ai debiti pregressi – finisce sui cittadini incolpevoli. Tanto, chi volete che controlli?

Ecco quindi che, un’altra volta, il 25 aprile acquisisce i contorni preoccupanti di un altro salasso. Già solo per gli spostamenti in auto occorre mettere in conto una maggiore spesa di circa il 22% per il gasolio rispetto allo scorso anno (+11,6% la benzina), con un rincaro pari a +15,7 euro a pieno. Dormire in albergo, poi, costa in media il 9,7% in più, mentre le tariffe dei traghetti sono rincarate in media del +10,1%. Più caro mangiare fuori, con i ristoranti e bar che hanno applicato aumenti del 3,8%, mentre visitare un museo costa il 7,4% in più

Complessivamente chi si metterà in viaggio per il ponte del 25 aprile spenderà circa l’8% in più a causa dei pesanti rincari che hanno investito il comparto dei trasporti e quello turistico, con un aggravio di spesa tra i 30 e i 35 euro procapite, considerata la spesa per spostamenti, soggiorni e ristorazione.

Almeno, al povero ragionier Fantozzi, una vacanza ogni tanto era ancora data. A noialtri posteri, a quanto pare, no: e conviene quasi, amaramente, sperare che ferie e festività, ponti e vacanze siano tutti, in un colpo solo, aboliti.

Ci rimarrebbe solo da lavorare, chini e silenziosi, a vita: una prospettiva agghiacciante, certo. Ma almeno, magari, qualche soldo in tasca ci rimarrebbe.

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