Il Mezzogiorno ai margini d’Europa

Sud Italia

Parlo da uomo del Sud. E lo dico senza giri di parole: leggere gli ultimi dati Eurostat fa male. Perché non sono numeri astratti, sono la fotografia delle famiglie che faticano ogni giorno, dei ragazzi che cercano lavoro fuori, degli anziani che non riescono a sostenere le spese essenziali. È un’Italia spezzata in due, e non lo scopriamo oggi. Ma questa volta, più che mai, il divario sembra incolmabile.

I numeri certificano che la Calabria è al terzultimo posto in tutta l’Unione europea per rischio povertà, con il 37,2% dei cittadini a rischio esclusione. Non serve tradurre: significa che più di un terzo della popolazione vive sull’orlo della marginalità economica, senza la certezza di arrivare a fine mese.

E non è solo una questione di indicatori sociali. È un problema di redditi e opportunità. In Calabria il reddito medio annuale è di 16.200 euro per abitante, quasi la metà rispetto a Bolzano, dove si arriva a 31.400 euro. Una distanza che non rappresenta solo un gap territoriale: è la misura di due Paesi completamente diversi per servizi, infrastrutture, qualità della vita e prospettive future.

Il quadro diventa ancora più impietoso se guardiamo ai consumi. In Campania la spesa pro-capite è di 15.200 euro, mentre in Valle d’Aosta supera i 30.500 euro. Praticamente il doppio. Male anche Puglia (16.000 euro) e Sicilia (17.000 euro), regioni dove la fragilità economica si intreccia ormai in modo strutturale con precarietà lavorativa e assenza di politiche efficaci.

Questi dati non cadono dal cielo. Sono il prodotto di anni di ritardi, scelte miopi, interventi annunciati e mai realizzati. Il prodotto di una politica scialba e spesso disonesta, che ha messo al primo posto sé stessa e all’ultimo i cittadini che rappresenta. Ma anche di un declino generale della nostra classe politica, che già non era granché cinquant’anni fa ma che ora sembra sprofondare in un gorgo senza fine. Il Mezzogiorno ha pagato – e continua a pagare – il prezzo di politiche che non hanno mai colmato il divario con il Nord né tantomeno con il resto d’Europa. Anzi: da un certo momento in poi, l’idea stessa di colmare questi divari – che aveva ispirato la nascita del nostro Paese – è del tutto evaporata, e quasi nessuno ormai ne parla più.

Male, malissimo. Perché così nulla cambia e cambierà mai, recapitando alla fine il conto sempre alle stesse persone: le famiglie che stringono i denti, i giovani che partono, le imprese che chiudono, i territori che si spopolano.

Non lo dico da osservatore neutrale: lo dico da uomo che il Sud lo conosce, lo vive, lo sente come casa (anche se ho vissuto per gran parte della mia vita a Roma: città, comunque, in via di meridionalizzazione..).. Ed è proprio per questo che certe parole vanno dette con chiarezza.

Chi vuole bene al Mezzogiorno deve avere il coraggio di dire le cose come stanno, anche se purtroppo – quando accade – proprio al Sud alcuni ci rimangono male e prendono tutte quelle critiche come analisi ostili. Non è così: dire le cose come stanno, spietatamente, lo fanno gli amici e non i nemici. Anche perché la realtà intorno a noi corre, e non aspetta. Se i governi continueranno bellamente a ignorarla, come fatto finora, saremo noi cittadini – noi, innamorati incalliti del Sud Italia – a dover alzare la voce. Ricordiamocelo, alle elezioni..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *