Sui test di Medicina ne avevamo viste tante, ma questa volta il limite è stato davvero superato. E lo dico senza mezzi termini: ciò che è avvenuto durante il primo appello del nuovo test di ammissione a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria è inaccettabile, minando alla radice la credibilità dell’intero sistema di selezione.
Non parliamo di voci o sospetti. Parliamo di episodi documentati: telefonini a pieno regime durante la prova, smartwatch accesi e utilizzati per copiare, dispositivi elettronici di ogni tipo, persino foto e video dei test diffusi online mentre l’esame era ancora in corso. In alcune sedi si chiacchierava liberamente, in altre c’erano suggerimenti esterni. Di tutto, di più: in un caso è comparso perfino un walkie-talkie nascosto sotto una sciarpa..
Uno scenario surreale, che sembra uscito da una parodia, ma che purtroppo ha colpito la vita reale di migliaia di ragazzi che hanno affrontato la prova con serietà.
Una selezione falsata
Il divieto di utilizzare il telefono è una base essenziale per qualsiasi tipo di concorso: si tratta della linea di confine tra una prova equa e una competizione palesemente alterata. E invece l’uso dei cellulari ha permesso a diversi candidati di consultare app di intelligenza artificiale, comunicare con l’esterno, scambiarsi soluzioni nelle chat e condividere in tempo reale intere sezioni del test.
Il risultato? Un vantaggio indebito, immediato, evidente, che danneggia chi ha scelto di fare le cose correttamente.
La soluzione proposta dal Ministero non basta (e non convince)
Il Ministero, come era facile immaginare, sminuisce. Si è parlato di annullare la prova solo per chi sarà individuato come responsabile della diffusione dei test online. Ma questa sarebbe una toppa peggiore del buco.
Lo dico con chiarezza: la graduatoria risulterebbe comunque distorta, perché chi ha copiato senza essere stato beccato finirebbe per scavalcare candidati più preparati. Saremmo davanti a una violazione aperta del principio del merito, che dovrebbe essere il fondamento di ogni selezione pubblica, soprattutto quando si parla di formazione medica.
Perché abbiamo deciso di ricorrere al Tar del Lazio
Davanti a un quadro del genere, far finta di nulla non è un’opzione. Per questo abbiamo deciso di promuovere un ricorso collettivo al Tar del Lazio, chiedendo l’annullamento dell’intera prova e la sua ripetizione.
Non si tratta di una battaglia individuale, e tantomeno di una questione di opportunità: è un atto dovuto verso tutti gli studenti che hanno sostenuto il test con correttezza e verso il principio – oggi più che mai calpestato – di una selezione realmente meritocratica.
La legalità è infatti l’unico modo per garantire che chi sceglie di dedicare la propria vita alla cura degli altri possa entrare all’Università attraverso un percorso giusto, trasparente e rispettoso delle regole.
E quando le regole vengono violate così apertamente, difenderle diventa un dovere collettivo.




