Ecco l’elenco degli autovelox: ora quelli non censiti vanno spenti

autovelox

Finalmente qualcosa si muove davvero sul fronte degli autovelox. Il Ministero ha pubblicato online l’elenco ufficiale degli apparecchi censiti (lo trovi qui). Una lista completa – finalmente trasparente – con le informazioni utili: tipologia dell’apparecchio, marca, matricola, codice catastale.  Un passo avanti importante, perché apre gli occhi su un dato che molti facevano finta di ignorare: i dispositivi non censiti vanno spenti, senza eccezioni. Tutto risolto quindi? Macché: è qui che comincia la parte scomoda.

Comuni in allarme

La pubblicazione dell’elenco non farà felici molti Comuni italiani. La ragione è semplice: gli autovelox sono da anni una miniera d’oro.

Secondo i dati in nostro possesso, nelle principali 20 città italiane, i soli rilevatori di velocità hanno prodotto 203 milioni di euro di multe nel triennio 2022–2024. Un tesoro che ha permesso di tappare bilanci e finanziare capitoli di spesa altrimenti complicati.

Ma da oggi la musica cambia: se un autovelox non compare nell’elenco, non può restare acceso. Punto. E molti enti locali dovranno adeguarsi, rinunciando a una fetta consistente delle loro entrate.

Resta il problema dell’ologazione

Dicevamo che la pubbblicazione del censimento non rappresenta la fine della storia. Il nuovo censimento è un passo avanti, sì, ma non risolve il problema principale: l’elenco infatti si riferisce alla registrazione amministrativa, non all’omologazione tecnica degli apparecchi. E su questo punto la giurisprudenza della Corte di Cassazione è stata cristallina, ribadendo sempre lo stesso principio: un autovelox può anche risultare regolarmente censito, ma resta comunque illegittimo se non è omologato come pretende l’articolo 142 del Codice della Strada.

Il paradosso è che il Ministero continua a resistere a questo orientamento. Anche nell’ultima nota del 21 novembre, con cui ha respinto il ricorso di un’azienda, il MIT sostiene che le procedure di approvazione e omologazione sarebbero “alternative e pienamente equivalenti”. Peccato che per la Cassazione equivalenti non lo siano affatto — e che da questa divergenza nasca il caos che viviamo da quasi due anni.

Perché qui sta il nodo: un autovelox può essere censito, approvato, perfino installato a norma… ma se non è omologato, per la Cassazione le multe che emette sono nulle.

E questo terremoto va avanti da quasi due anni, senza che il governo – e il ministero dell’onnitelevisivo Salvini – abbia ancora rimesso ordine.

I numeri

I numeri del problema sono clamorosi:

  • quasi 60% degli autovelox fissi non è omologato

  • oltre 67% dei dispositivi mobili è nella stessa situazione

  • molti apparecchi risalgono a prima del 2017, l’anno spartiacque per la normativa

La conseguenza? Migliaia di verbali contestati, montagne di ricorsi, cittadini che non sanno se le multe che ricevono siano valide o no. La pubblicazione dell’elenco costruisce quindi un sistema che continua a funzionare a metà, dove la trasparenza e la certezza del diritto arrivano su un lato ma mancano completamente sull’altro..

E ora?

Dal 30 novembre gli automobilisti si possono muoversi su tre livelli, di fronte a una multa da autovelox:

  • verificare se l’autovelox è censito, grazie all’elenco consultabile online;

  • contestare le multe emesse da dispositivi non censiti, un controllo immediato e facilissimo da provare davanti ai giudici;

  • valutare la questione dell’omologazione: perché un autovelox può essere approvato e quindi censito, ma comunque impugnabile in ricorso se manca l’omologazione tecnica che la Cassazione considera requisito indispensabile.

Così stanno le cose: il sistema continua a camminare su due binari che non si incontrano mai. Da una parte il Ministero che insiste sulla sua interpretazione, dall’altra la Suprema Corte che dice l’esatto contrario. E in mezzo ci sono milioni di automobilisti che non sanno più a chi credere.

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