Adesso potete dormire tranquilli!


“Adesso i cittadini possono dormire tranquilli..”. Così, con un piglio un po’ cinematografico, e – a dire il vero – più adatto alla polizia di Los Angeles che allo scenario poliziesco nostrano, la questura di Roma ha voluto rassicurare la popolazione dopo l’evoluzione della vicenda del killer di Prati. Un’uscita stampa che può anche venire incontro a un’esigenza di buon senso, quale quella di contribuire a una normalizzazione in città, dopo giorni tanto turbolenti: ma un po’ scricchiolante, e un po’ furbetta, cogliendone la funzione di auto-complimento.

Ora: qui da noi l’abitudine di festeggiare una cosa che dovrebbe essere consueta – un’indagine ben condotta, e ben conclusa – è radicatissima: in tanti e tanti casi abbiamo conosciuto corpi dello Stato a proprio agio più con i giornalisti che con la materia di competenza, e questo la dice lunga sulle diversità tra questa sponda dell’Atlantico e quella di là, dove – di sicuro – certe cose si danno per assodate, e non diventano argomento di pubblicità.

Nel caso specifico, fa un po’ sorridere il pensiero di attribuirsi un ruolo tanto pomposo (quello di chi, dall’alto del suo efficace vegliare, tutti rassicura) in una città dove problemi di sicurezza ci sono eccome – non da ieri – e a fronte di una vicenda in cui di meriti particolari non si vede l’ombra. Per capirlo basta leggere la cronaca, per esempio quella di Repubblica:

“Il serial killer delle escort di Prati ha un volto. È impresso nei frame delle telecamere installate nelle case di appuntamenti delle tre vittime. Le sue parole, il nome probabilmente falso con cui ha prenotato le ore di sesso a pagamento, sono in una chat d’incontri e sui telefoni. Il Dna l’ha lasciato su un citofono, mobili, letti, sui corpi delle tre donne accoltellate”.

Sfogliando i giornali si capisce perfettamente che il supposto “killer di Prati” ha commesso (e per fortuna!) errori su errori, lasciato tracce a destra e a manca prima di essere denunciato.. Dalla sorella. Rintracciarlo, in tre giorni, non si è rivelato certo un compito impossibile per gli inquirenti: e lo ha confermato anche quell’anonimo poliziotto che già nelle prime ore ammetteva candidamente di aver trovato “moltissimo materiale”. Io ovviamente ne sono felice, ed esulto per la rapida conclusione di questa vicenda: meno tempo e lavoro è necessario per fermare il crimine, meglio è – siamo d’accordo. Ma il tarlo, nonostante il lieto fine, mi resta. “Adesso i cittadini possono dormire tranquilli..”: come si fa, di fronte a una storia del genere, a rilasciare un commento così senza arrossire?

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