Vite fuori fuoco: i diritti negati degli invisibili

Vite fuori fuoco

Ci sono battaglie che ti segnano. Anni passati a difendere diritti che troppi considerano scomodi, a insistere quando tutto intorno ti diceva di lasciar perdere, a portare avanti iniziative sociali che non fanno notizia perché parlano degli ultimi.

Io vengo da lì: dalla testardaggine che ti fa andare avanti comunque, anche quando sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte. Merce rara, di questi tempi. E quando nella vita incroci una come Tiziana Luxardo – una che affronta senza esitazione temi che gli altri evitano come la peste: sesso, disabilità, caporalato, marginalità vera, violenza – capisci che certe strade non si percorrono mai da soli.

Il calendario 2026 del Codacons, Vite fuori fuoco, tra sogno e realtà, è l’ennesima prova che l’impegno civile può – o forse: deve – avere la forza di un pugno. Dodici scatti che parlano dei senzatetto, degli anziani lasciati ai margini, dei bambini maltrattati. Dodici vite che la società preferisce ignorare, ma che qui tornano ad avere un volto, un nome, una dignità.

Non è certo un calendario da appendere per decorazione, insomma. Il nostro è un atto di accusa.

Le fotografie di Tiziana ci ricordano ciò che ripeto da anni: nascosti dietro la formula generica, “povertà”, ci sono diritti fondamentali calpestati. Il diritto alla casa. Alla salute. A una vita dignitosa. È per riportare queste persone al centro del discorso pubblico che abbiamo scelto di realizzare questo lavoro, per trasformare la denuncia in responsabilità concreta.

Lei stessa lo dice senza filtri:

«Ho cercato di mettere a fuoco queste vite, lo specchio più crudo di un mondo che spesso genera soprusi, non perdona i fallimenti e lascia solo chi cade, considerando unicamente il valore umano legato alla produttività».
E quel tocco di colore non addolcisce niente: è «la speranza di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato», ma anche «un modo per inchiodare la società alle proprie responsabilità».

La scintilla è arrivata per caso, mentre Tiziana mentre riordina il suo archivio: una vecchia foto in bianco e nero, il volto di Roberto, un uomo che aveva conosciuto il successo in Argentina prima che la crisi del 2000 lo spazzasse via. Finito in strada, con una compagna segnata da anni di abusi e dipendenze. Quella immagine, oggi copertina del calendario, è un promemoria feroce: basta un attimo perché una vita cambi direzione.

Con Tiziana abbiamo già attraversato progetti che hanno preferito la giustizia al consenso, il respiro sociale ai facili applausi: Addio alle Armi, con russe e ucraine insieme; Dove c’è Cuore c’è Casa sulle famiglie non convenzionali; Italienza sull’Italia che si rialzava dopo la pandemia; Bulli & Pupe contro il bullismo; Siamo Uomini o Caporali, denuncia dello sfruttamento nelle campagne.

Sempre andando dritti al punto. Sempre sulle questioni che scottano. Il calendario 2026 è la naturale continuazione di questo percorso: immagini che non chiedono pietà né indulgenza, ma attenzione. Rispetto. Azioni concrete.

Perché la verità è semplice e non fa sconti: o guardiamo questi volti, o diventiamo complici di chi li vuole rimuovere, cancellare, dimenticare, abituandoci all’idea che la vita sia normale così.

E finché avrò voce, le mie battaglie resteranno qui: con chi magari è fuori fuoco.. ma solo perché il mondo ha deciso così.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *