Ma i taxi dove sono finiti? Se lo chiedono i cittadini e i turisti (allibiti)


L’ultimo allarme, in questo sfortunato Paese, ha a che fare con le banchine vuote e l’attesa. Si aggrava di giorno in giorno infatti l’emergenza taxi nelle principali città italiane, con le auto bianche sempre più introvabili e immensi disagi non solo per gli utenti, ma anche per i turisti, costretti a sopportare ore di fila alle stazioni e nei punti nevralgici a causa della scarsità di vetture in servizio.
Le soluzioni proposte nel corso del tempo, è chiaro, non hanno funzionato affatto. Il problema principale resta sempre lo stesso: è – di fatto – impossibile aumentare le licenze, pena la ribellione dell’intera categoria. L’ultima – incredibile – ricetta per risolvere la questione è arrivata da Milano: se i taxi ancora non si trovano, perché non ricorrere ai turni lunghi, facendo guidare i parenti?

Avete letto bene: la trovata per risolvere il problema dei taxi mancanti è stata quella di coinvolgere i congiunti. Una classica soluzione all’italiana, di cui pochi giornali, e pochissime TV, hanno parlato. D’altra parte, non scopro certo io l’ascendente storico che questa categoria esercita sulla politica italiana.

Poveri noi: con premesse del genere, era ovvio che in vista dell’estate non migliorasse nulla. E infatti così è andata: le speranze riposte dalle amministrazioni comunali di Roma e Milano nel sistema della “doppia guida”, già debolissime in partenza, si sono arenate quasi subito. A farle inabissare una volta per tutte ci ha pensato l’ennesimo ostruzionismo dei tassisti: in pochissimi, infatti, hanno aderito alla misura volta ad aumentare il numero di taxi in circolazione. Un fallimento annunciato, considerato che il provvedimento non è mai apparso in grado di risolvere le gravi criticità sul fronte del trasporto pubblico non di linea nelle città a forte vocazione turistica, ed è stato da subito osteggiato dalla categoria, che però vuole mantenere il caos attuale opponendosi anche all’indispensabile aumento delle licenze. Per dirla in breve: “negli ultimi mesi infatti cercare un tassista è diventata un’impresa impossibile”.

Tutto cambia perché nulla cambi: e mentre ormai – si legge sulla stampa – “i tassisti sono diventati choosy: accettano solo corse più remunerative, stanno alla larga dalla stazione e dagli italiani – per non parlare delle lotte per il Pos”, a pagare le spese di questa situazione da terzo mondo sono soltanto due categorie, che però rappresentano la stragrande maggioranza delle persone: i cittadini/utenti, impossibilitati a fruire di un servizio pubblico obbligatorio per legge, e i turisti stranieri, che ricevono una immagine desolante dell’Italia.

Noi, come sempre, facciamo il nostro – presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e chiedendo di indagare non solo per il reato di interruzione di pubblico servizio, ma anche per la possibile fattispecie di associazione a delinquere. Ma per una volta serve che altri facciano qualcosa, che altre voci si sommino alla nostra. I tassisti saranno anche una lobby potente, ma in tutto sono circa quarantamila. Se anche qualche parlamentare sostiene i loro interessi è ora di chiedersi, come fa qualcuno: “come è possibile che nessuno voglia intestarsi la difesa dei restanti cinquantanove milioni novecentosessantamila cittadini italiani?”.

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