Quel che non va nella sanità

Cari amici,

so quanto sia seccante e ridondante parlare di malasanità, ma sono costretto a farlo, visti i recenti dati sulla miriade di errori compiuti nelle strutture ospedaliere! In ben sette anni, dal 2005 al 2012, quasi duemila sono state le “disattezioni” o – volendo essere più diretti – gli “orrori” commessi. Il caso del rene scambiato, del farmaco sbagliato o della terapia inadeguata sembrerebbero parti di un intreccio da commedia teatrale; e, invece, è quanto accaduto realmente a non pochi pazienti. malasanità
Il Simes (il Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità) ha raccolto 1.918 segnalazioni, che per lo più interessano le Unità di Medicina. Un elenco infinito di eventi avversi, di cui 753 si sono verificati nei reparti di degenza, 359 in sala operatoria e 130 in bagno. E poi, 471 segnalazioni riguardano la morte o il grave danno per la caduta della persona assistita. Ma che dire dei 159 casi di materiale dimenticato all’interno del malacapitato di turno durante le operazioni chirurgiche? Tra le segnalazioni più preoccupanti, infine, quelle relative ai casi di suicidio o tentanto suicidio, dove si contano 295 pazienti. Allarmante, vero? E la lista potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi qui.
Mi sembra chiaro che molti errori non siano dovuti alla semplice disattenzione o a imprevisti tecinici: è il modello organizzativo di assistenza che spesso non funziona. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio: esistono delle eccellenze nel settore, ma accanto a queste, come un vicino fastidioso, ci sono anche molti sprechi e falle gigantesche che devono far riflettere (e agire) il Ministero della Salute. Non avremmo avuto questi risultati se i precedenti governi (compreso l’attuale) avessero investito nel settore sanitario, anziché dilaniarlo. Ma a quanto pare, pur di non risolvere il problema, si preferisce veder qualcun altro con la vita rovinata o, peggio ancora, nella fossa!

A presto,

CR

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