Il bambino fatto scendere dal bus siamo noi

bambino autobus

La storia la conoscono più o meno tutti. In sintesi: un bambino di 11 anni viene fatto scendere da un autobus nel bellunese perché non ha il biglietto corretto. È solo. È minorenne. Ma qualcuno – l’autista, che a frittata combinata si è scusato e detto pentito – decide che, da quel momento, non è più affar suo. Nonostante i 6km da percorrere, a piedi, sotto la neve. Una vicenda diventata simbolo: perché quel bambino fatto scendere dal bus non è solo un bambino. È l’immagine di una società che ci tratta come clienti e applica regole antisociali senza nemmeno più chiedersi perché.

La regola funziona, il cervello un po’ meno

Lo sappiamo, viviamo in un Paese senza morale ma che ama rifugiarsi dietro le procedure. La regola c’è, quindi va applicata: fine del ragionamento. Peccato che la vita reale non funzioni così.

Chi guida un mezzo pubblico non è una macchinetta che verifica titoli di viaggio. Trasporta persone. E quando tra quelle persone c’è un minore, entra in gioco qualcosa che viene prima di ogni regolamento: la responsabilità.

Qui non si sta dicendo che le regole non vadano rispettate. Si sta dicendo una cosa molto più scomoda: le regole vanno applicate con intelligenza, soprattutto quando davanti hai un bambino. Perché lasciare un undicenne da solo non è un atto neutro. È una scelta che crea un rischio. E il rischio, nel diritto come nella vita, non è un dettaglio. Alla faccia di chi, da giorni, ripete che “ai miei tempi di chilometri a piedi ne facevamo anche di più”: e allora che facciamo, torniamo a quando i bambini si spedivano a letto senza cena e si punivano con la cintura?

Un sistema sbagliato

Qualcosa va detto anche sulla tratta coinvolta. Questa vicenda non nasce infatti dal nulla. Si verifica su una tratta dove il biglietto arriva a 10 euro ed è acquistabile solo in digitale, in nome di politiche legate alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Ora, nessuno mette in discussione l’evento. Ma è un fatto che i servizi pubblici stiano diventando sempre più cari e sempre meno accessibili: e in questo caso l’aumento tariffario, presentato come misura straordinaria legata all’evento olimpico, ha finito per gravare direttamente sui cittadini residenti e sugli utenti ordinari del servizio, inclusi minori e studenti. Così si è trasformato in un servizio pubblico essenziale in un mezzo di finanziamento indiretto di costi che, per loro natura, non dovrebbero ricadere sulla collettività locale..

La morale della storia

Sarebbe facile fermarsi all’indignazione, ma l’indignazione dura poco e non serve a niente. Capire, invece, serve. Questa storia ci dice che abbiamo costruito meccanismi che elevano, continuamente, pareti divisorie tra le persone. Appena qualcuno esce dallo schema, il sistema non protegge più. Espelle. Il bambino fatto scendere dal bus siamo noi ogni volta che accettiamo di dimenticare il valore della relazione, della socialità, della responsabilità reciproca, abbracciando l’ottica inumana dei rapporti economici, la prospettiva limitata e squallida che questa società ci sta propinando. Per questo abbiamo deciso di denunciare e per questo andremo avanti. Le regole servono a tutelare le persone. Quando finiscono per lasciarle sole, forse non è un bambino ad aver sbagliato fermata. Forse, invece, siamo noi ad aver sbagliato direzione.

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