Autovelox fuori controllo: quando la sicurezza diventa un pasticcio

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C’erano gli allarmi, c’erano i ricorsi, c’era da tempo la sensazione che sugli autovelox si stesse andando avanti alla cieca. Ora arrivano i numeri ufficiali e raccontano una realtà che è anche peggiore di quanto si immaginasse: su circa 11mila autovelox sparsi in Italia, solo 3.800 risultano censiti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E di questi, poco più di mille sarebbero già automaticamente compatibili con i requisiti di omologazione che lo Stato sta ancora cercando di definire. Tutto il resto vive in una terra di mezzo.

Non parliamo di dettagli tecnici buoni solo per gli avvocati. Dallo scorso autunno i Comuni avevano due mesi per caricare sul portale ministeriale i dati degli apparecchi: marca, modello, matricola, decreto di approvazione. Regola semplice: se non comunichi i dati, l’autovelox non lo usi. E invece ha risposto solo un terzo delle amministrazioni, e i dispositivi realmente in regola sono meno del 10% del totale. Se questo è un sistema di controllo, è un sistema che non controlla nemmeno sé stesso.

A peggiorare il quadro c’è una sentenza che tutti conoscono ma che per mesi è stata trattata come un fastidio da ignorare. Nell’aprile 2024 la Corte di Cassazione ha stabilito che le multe elevate con apparecchi approvati ma non omologati sono nulle. Punto. Non interpretabili, non sanabili a posteriori. Da lì sarebbe dovuta partire una correzione immediata. Invece si è scelto di rinviare, di fare finta di niente, di lasciare che il caos diventasse la normalità.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ricorsi a raffica, Comuni esposti a spese legali, cittadini che non sanno più se una multa è legittima o no. E soprattutto un effetto collaterale che nessuno sembra voler ammettere: se passa l’idea che molti autovelox non sono a norma e che le sanzioni possono essere annullate, il loro potere deterrente si riduce. Qualcuno magari, confidando nella confusione, si sentirà autorizzato a correre di più. E così facendo la sicurezza stradale, quella vera, diventa l’ultima ruota del carro.

Ora dal Ministero si annuncia l’arrivo del decreto sull’omologazione, fortemente voluto dal ministro Salvini, e si parla di trasparenza, di autovelox utili solo a prevenire incidenti e non a fare cassa. Parole giuste, per carità. Ma arrivate tardi, quando il sistema è già inceppato e i danni sono stati scaricati su cittadini e amministrazioni locali.

Sia chiaro: gli autovelox non sono il nemico. Il nemico è l’uso confuso, approssimativo, a tratti irresponsabile che se ne è fatto. Senza regole certe, senza omologazioni chiare, senza una linea unica valida per tutti. In questo modo non si tutela nessuno, si crea solo sfiducia. E quando i cittadini smettono di fidarsi delle regole, sulle strade – e non solo – non vince mai nessuno.

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