Eccoci di nuovo. Come ogni anno, settembre non porta solo quaderni nuovi e buoni propositi: porta soprattutto l’ennesima stangata ai danni delle famiglie italiane, costrette a sborsare cifre folli per libri e materiale scolastico.
La denuncia è sempre la stessa, e non ci stancheremo mai di ripeterla: i libri di testo sono diventati un business vergognoso. Le scuole adottano nuove edizioni che rispetto alle precedenti cambiano poco o nulla – qualche paragrafo spostato, due immagini aggiornate – ma i prezzi crescono puntualmente. Una trappola perfetta che si abbatte su chi ha figli in età scolare.
E lo diciamo da anni: il mercato è nelle mani di pochi editori (quattro in tutto controllano quasi l’80% del settore), i tetti di spesa vengono sistematicamente violati senza che nessuno muova un dito, le riforme introdotte sono rimaste lettera morta. Il risultato? Per un singolo studente, tra libri, zaini, diari, astucci e cancelleria, la spesa può tranquillamente superare i 1.300 euro. Altro che diritto allo studio: è un salasso.
Non parliamo poi del materiale scolastico: diari da 40 euro, astucci a 60, zaini che superano i 200 euro. In più, ogni anno ci rifilano l’ennesima novità hi-tech, dallo zaino con il power bank allo speaker incorporato. Una fiera dell’inutile che fa contenti solo i produttori, non certo le famiglie.
La verità è che il sistema scolastico, invece di aiutare i genitori, si accanisce contro di loro. Dopo un’estate in cui le famiglie sono state lasciate sole a pagare i centri estivi quasi senza agevolazioni, ecco che arriva la botta di settembre. E allora sì, bisogna ribadirlo: siamo davanti a un salasso legalizzato. Un’ingiustizia che pesa sulle tasche di milioni di cittadini già provati da anni di rincari.
Qualcuno dirà che si può risparmiare: non inseguendo le mode, comprando nei supermercati invece che in cartoleria, aspettando le liste ufficiali dei professori. Tutto vero. Ma resta il fatto che le famiglie non dovrebbero vivere ogni anno l’incubo di un prelievo che si ripete puntuale come la pioggia d’autunno.
Quello che servirebbe – e che non c’è – è un intervento serio del governo: stop alle nuove edizioni inutili, controlli reali sui tetti di spesa, incentivi veri per il riuso dei testi. Finché questo non accadrà, il caro-scuola resterà uno scandalo nazionale, un affare per pochi e un calvario per tutti gli altri.




