Anche il male diventa nor…male


La cosa più preoccupante, nella vita umana, è sempre e solo una: non tanto la condizione di disagio, dolore, sofferenza o rabbia in sé, cui ovviamente si sopravvive, quanto l’assuefazione a quella condizione, l’accettazione involontaria e inconscia a un contesto che è fonte di quei disagi, quei dolori, quelle sofferenze e quelle rabbie. Lo sanno bene i terapeuti – che in questi giorni si ritrovano a gestire pure la pubblica condivisione di sedute su social network – che spesso impiegano molte energie e molto tempo anche solo per fare in modo che il soggetto diventi consapevole delle origini dei suoi stati d’animo.

Anche noi, liberi cittadini nell’anno 2022, siamo ormai assuefatti a un’enormità di problemi e/o malesseri.

Ricapitolando gli ultimi tempi, con un elenco parziale e sicuramento non esaustivo:

Ci fanno chiudere in casa ormai a piacimento, senza più bisogno di motivare i provvedimenti ✔️

Ci impongono allarmi continui su tutto quello che ci circonda, alimentando un clima di agitazione permanente ✔️

Ci bombardano di virologi impegnati a pubblicizzare scadentissimi libri e a diffondere previsioni azzardate ✔️

Ci rifilano rincari assurdi e chiaramente speculativi ✔️

Ci fanno respirare veleno, trasmettendo che sia giusto morire per produrre acciaio (ILVA) ✔️

Ci puniscono per ogni minima evasione fiscale, quando le tech companies e i giganti del web pagano (se pagano) somme misere all’Erario nazionale ✔️

Ci bloccano la mobilità con le buche, le macchine in doppia fila, l’ormai assente gestione del traffico, i prezzi alle stelle dei carburanti ✔️

Ci abbandonano alle offerte porta a porta, al telemarketing selvaggio e alle consegne di merci senza orari e diritti per i riders ✔️

Ci lasciano alla mercé dei monopattini, diffusi ovunque senza regole e nonostante i divieti, e degli animali (gabbiani, topi, cinghiali) ✔️

Ecc. ecc. ecc.: ognuno continui, e completi, da sé.

Ora ci siamo abituati anche alla guerra, ai morti, alla distruzione in Ucraina: La 7 ci ha fatto addirittura, per 100 gg, uno speciale tutti i pomeriggi per fare più ascolti (= profitti), tutte le testate ci hanno tartassato per settimane, senza soluzione di continuità. Pareri, opinioni, storie vere o false (chi lo sa?), invii di armi sì o sì, il generale che spiega come si accerchia un esercito e approfondimenti su come si spara un razzo su una scuola: tutto questo concorre a creare un new normal, una “nuova normalità” in cui dovremmo sentirci pure a nostro agio.

Mi pare chiaro: siamo ormai strutturalmente “educati” a subire piccole vessazioni, e dopo anni siamo tanto abituati che quasi non le vediamo più. Sono queste a fare da anticamera, poi, a quelle grandi – e magari pure a quelle enormi. Per questo, alla fine di un discorso che mi riempie di amarezza, una piccola consolazione la trovo: e mi scopro a pensare che il nostro motto – Non ingoiare il rospo – sia ancora attuale, serva ancora a qualcosa.

Non accettare le piccole, come le grandi vessazioni. Mai. La strada migliore, anzi l’unica, per tornare a sentire le cose come sono. 

 

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