Referendum: una triste disfatta

Cari amici,

come c’era da aspettarsi, per il referendum sulle trivelle il quorum non è stato raggiunto. Nonostante la stravittoria del ‘si’ (l’85,84%) solo il 31,19% degli elettori ha deciso di recarsi alle urne. Morale della favola: l’attività di estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa potrà continuare fino all’esaurimento del giacimento.

A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Milan, Italy, 17 April 2016. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Al di là di chi fosse a favore o contro le trivelle, il dato più sconfortante resta la partecipazione popolare che, interrogata su una questione di interesse nazionale, è sempre meno avvezza a esprimere il proprio parere.
Ormai raggiungere quel 50% + 1 diventa sempre più un miraggio. Per parlare di affluenza di massa bisogna percorrere a ritroso molti anni e ritornare al lontano 1974, quando per il referendum sul divorzio andò a votare l’87% degli elettori! Mentre dal 1997 (eccezion fatta per il 2011, per il voto sull’acqua pubblica) il quorum non è stato più raggiunto.
Mi sorprende poi che regioni come la Campania e la Calabria, bagnate dal mare e con gli impianti di petrolio a portata di mano, abbiano votato poco (rispettivemente il 25,9% e il 26,4%). Diversamente dalla Basilicata, che con il 50,5%, può vantare la più alta affluenza. Seguono la Puglia con il 40% e il Veneto, dove a votare è stato il 37,9%.
Ma chi ci guadagna da questa disfatta? Oltre al nostro premier, che per giorni ha esortato all’astensionismo fino alla noia, anche l’Unione Europea tira un sospiro di sollievo. Da anni la politica di Bruxelles mira alle diversificazioni delle fonti di approvvigionamento. Anche se i nostri giacimenti restano una risorsa modesta rispetto al gas e al petrolio che importiamo ogni giorno dalla Russia, contribuiscono comunque al bilancio energetico.
Il timore di Bruxelles era che si inaugurasse in Europa una nuova stagione referendaria anti-trivelle, come quelle ben piú importanti nel nord europea, o le prospezioni marine, come quelle nelle acque internazionali del Mediterraneo al largo di Grecia ed Egitto.
Al di là del parere dei singoli votanti, quelli che fisicamente si sono recati alle urne, il Mediterraneo rischia il collasso tra trivelle, nevi cisterna e turismo. Lo rivela il progetto Medtrends del Wwf, elencando le sette “attività conflittuali” che danneggiano i mari italiani. Stando ai dati presentati, il Mediterraneo risulterebbe il bacino con più turisti al mondo e anche quello più inquinato. E noi che stiamo ancora a domandarci se sia il caso di continuare a estrarre petrolio e gas a meno di 12 miglia dalle coste! Certamente, ora non è più un problema: il sistema poco democratico dell’astensionismo ci ha levato ogni dubbio.

A presto,

CR

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