Diciamo la verità: il “mercato libero” dell’energia non ci conviene!


Alla fine è tutto vero. Se finora, con il mercato tutelato, una decina di milioni di consumatori per l’energia elettrica e circa 5 milioni per il gas hanno pagato la bolletta sulla base di prezzi decisi da Arera, l’authority di settore, le tariffe fissate dallo Stato finiranno il 10 gennaio per il gas e il 1° aprile per l’elettricità e si entrerà in un nuovo regime: quello del “mercato libero“, tanto caro alle istituzioni europee.

Su questa transizione sono stato sempre chiaro anche per il fatto che – chi mi conosce lo sa – sono personalmente allergico alle ipocrisie. E allora non ce la faccio, come fanno molti osservatori in Italia, a dire una cosa che so non essere vera: non posso dire che il mercato libero dell’energia – per quanto lo accompagni un aggettivo tanto immaginifico e sublime, “libero”: come una farfalla in un prato sconfintato, un onda nell’oceano, il vento d’estate! – converrà a famiglie e imprese. No, proprio non posso. Anzi, per onestà intellettuale devo dire l’opposto, generalizzando ed escludendo casi sporadici di segno contrario: gli italiani vanno incontro a un inevitabile aumento delle tariffe di luce e gas.

Altro che farfalle, onde e venti estivi. Il “mercato libero”, visto più da vicino, somiglia di più a una giungla, dove le regole non sono di casa, ognuno fa un po’ quello che vuole ed è impossibile capirci granché:

Ci sono gli ormai famigerati contratti attivati all’insaputa del titolare, che scopre di aver dato il consenso a una nuova fornitura solo quando si ritrova senza luce. Le telefonate martellanti per convincere il cliente ancora in regime di tutela a sottoscrivere un altro contratto, prospettando blocchi dell’erogazione in caso di rifiuto. Le promozioni imperdibili, salvo scoprire che il prezzo indicato non comprende costi di gestione e altri oneri. È solo un piccolo campionario delle pratiche scorrette, o vere e proprie truffe, che dilagano nella giungla del libero mercato dell’energia.

Di “libertà” ce n’è poca, in questo mercato libero, che sembra libero soprattutto per qualcuno (gli operatori) e molto meno per qualcun altro (i soliti, tartassati consumatori). E soprattutto, a peggiorare le cose, c’è pure poca convenienza: secondo Arera, il 95% degli italiani che ha aderito al nuovo regime per ora paga di più, contro il 5% che spende meno. Questi sono i fatti; eppure c’è il solito anonimo funzionario della Commissione Europea, che nessuno sa chi sia, che li vuole ribaltare:

I prezzi dell’elettricità sul mercato libero sono significativamente più bassi rispetto al mercato regolamentato, a vantaggio dei consumatori e delle imprese

Non si sa davvero da dove arrivino evidenze del genere, quando tutti gli indicatori empirici dicono l’opposto. Chissà, magari alla Commissione Europea vivono in un mondo ideale, dove tutto quello che si legge nei libri di teoria economica (la concorrenza che come per magia abbassa le tariffe e compagnia cantante) si realizza puntualmente: ma ai fatti e alla realtà, di questa bella teoria, non importa un fico secco. Al limite infatti, se una qualche convenienza in questo abbandono della “maggior tutela” può intravedersi (pur minimale) per l’utente Mario Rossi, si ottiene solo a patto di realizzare una trasformazione antropologica. Mario Rossi dovrà cioè scandagliare continuamente il mercato e avviare un secondo lavoro: quello di cacciatore, mai pago, di tariffe dell’energia. Ma chi vorrebbe trasformarsi mai in una creatura del genere? Nessuno. E allora – nonostante il pressing dei professionisti dell’informazione che non informa – non è un caso che i cittadini comuni, bontà loro, abbiano capito da tempo l’aria che tira. Qualcuno si è mai chiesto il motivo per cui gli italiani non vogliono abbandonare il vecchio, rigido e (a detta di molti) superato regime di “maggior tutela” con costi fissati trimestralmente dall’Autority dell’energia, al provvidenziale, moderno e conveniente mercato libero? Dal decreto Bersani che aprì alla concorrenza il settore è cambiato tutto (ministri, autorità religiose, idoli calcistici) eppure, nonostante tutto, gli italiani – che evidentemente hanno la vista lunga – non hanno cambiato idea.

Proprio vero: i cittadini – rispetto alle istituzioni – dimostrano spesso un buon senso fuori dal comune. Anche stavolta è così. E proprio agli italiani dovranno rispondere le forze politiche che hanno permesso l’ennesimo provvedimento che va contro i loro interessi, ma anche le istituzioni sopranazionali che vedono convenienze dove non esistono. La verità è figlia del tempo: purtroppo per noi, ormai, non resta che aspettare e vedere quello che sapevamo già – ma che solo qualcuno ha il coraggio di dire.

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