MA QUALI OLIMPIADI?


Cari amici,

in questi giorni è rispuntata l’annosa questione “Olimpiadi si, Olimpiadi no”. Se la sindaca Raggi nel periodo delle elezioni aveva fatto del suo rifiuto alle olimpiadi il suo cavallo di battaglia, ora è messa alle strette. Oltre all’ultimatum del premier (“Se non firma, Roma è fuori”), spuntano anche le perplessità dei colleghi pentastellati su una sindaca in pausa di riflessione.
Ma davvero con tutti i problemi nei quali sguazza la città, continuiamo a chiederci se vogliamo ospitare le Olimpiadi nel 2024?
Non me la prendo con quella parte di cittadinanza che crede nella positività dell’evento, che spera di ricavare da una manifestazione di ampio respiro sociale una serie di benefici per la collettività e gli organismi pubblici. La mia avversione si scaglia contro quei politicanti e quelle lobby che, con le mani tese, aspettano di ricavare lauti compensi dalle tanto agognate Olimpiadi.
Sappiamo fin troppo bene che a guadagnarci non è certo la città ospitante: le uscite sono più delle entrate, con spese da smaltire che non basta una decade, a pochi passi dal crollo finanziario.
C’è sempre chi entusiasticamente ribatte, puntando tutto sui benefici apportati da opere colossali, progettate e realizzate appositamente in vista delle Olimpiadi. Certo, peccato che si tratta di strutture costosissime, di cui si smarrisce il più delle volte l’utilità pratica appena passata l’euforia olimpionica.
Vi ricordate la famosa vela di Calatrava, che doveva essere realizzata in occasione del Campionato di Nuoto del 2009, rimasta poi solo a metà, con tanto di ripresa dei lavori in prospettiva delle Olimpiadi del 2020, perché meditavamo di ospitare l’evento già in quell’anno? Bene, la poderosa Città dello Sport di ingegno spagnolo è ancora lì, abbandonata in una landa desolata, quasi come a ricordare il clamoroso fallimento di istituzioni megalomani e inefficienti!
Ma senza scomodare esempi nostrani, possiamo prendere come caso memorabile le ultime Olimpiadi, svoltesi a Rio. Sapete quanto è costata la ristrutturazione dello Stadio Maracanà per i mondiali del 2014? Ben 2 miliardi di real!
Mentre a gennaio di quest’anno l’Università dello stato carioca (Uerj) ha quasi rischiato di chiudere i battenti, perché lo Stato di Rio de Janeiro in forte crisi economica ha deciso di tagliare i fondi destinati alla manutenzione, sicurezza e pulizia, per ricoprire le spese per le Olimpiadi.
Tornando a noi, se la Raggi all’ultimo minuto farà dietro front, cambiando radicalmente la sua posizione di partenza (il “no” secco e deciso da paladina della giustizia), faccia pure, ma perderà, a soli pochi mesi dalle elezioni, la credibilità sulla quale ha tanto insistito.
Se il Campidoglio vuole sottrarre le poche risorse a disposizione per intrattenerci con giochi ludici, faccia pure! Ma sia chiaro a tutti che non viviamo nell’epoca rigogliosa dell’Antica Roma, quando gli imperatori garantivano anche il “pane” oltre ai “circenses”!

A presto,

CR

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