Io, iscritto M5S, ho rifiutato un quesito non neutrale e truffaldino!


Vi racconto la storia di un iscritto al Movimento 5 Stelle che si rifiuta di votare un quesito non neutrale in violazione del principio di imparzialità e che contesta – nella sostanza – una truffa agli iscritti del Movimento. Questa storia è la mia storia.

Per chi non lo sapesse, infatti, sono e sono stato iscritto al M5S, proprio per partecipare alla vita democratica del Movimento e per osservarne, da curioso spettatore, le dinamiche e le evoluzioni. La mia coscienza, però, mi ha impedito di votare al surreale “referendum” su Rousseau, un’operazione che da subito mi è sembrata assolutamente orientata, niente affatto imparziale e per questo totalmente da rifiutare. Un esercizio solo apparente di partecipazione popolare, visto che la forma e il contenuto della domanda rivolta agli elettori era tale da avallare l’ipotesi della truffa, o dell’abuso della credulità popolare.

O tempora, o mores! Era partito con grandi speranze, il sogno della democrazia digitale pentastellata, ed è finito nel peggiore dei modi: con un plecibiscito annunciato, l’esatto opposto di quello che – all’origine del Movimento – si voleva promuovere e realizzare.

Eppure, incredibilmente, c’è ancora, chi – nonostante tutto – si spertica in lodi: come Marco Travaglio, che nell’evidente sforzo di evitare di nascondere la testa sotto la sabbia riesce a festeggiare la votazione, che a sua detta rimane comunque più democratica rispetto alla procedura decisionale (oligarchica e ristretta) del PD. Opinioni, certo: ma come si fa, a non vedere che il M5S (quello vero, quello delle origini) non esiste più?

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