Come i gamberi…

Cari amici,
in un periodo in cui non passa giorno senza che si parli di unioni civili, purtroppo si trascura un’altra questione non meno importante della stepchild adoption. Parlo della supermulta per l’aborto clandestino prevista dal decreto legislativo del 15 gennaio scorso. Si perché qui in Italia a volte le nuove leggi camminano come i gamberi, fanno un passo avanti e dieci indietro. Da un lato, infatti, il decreto depenalizza l’interruzione di gravidanza clandestina. Buono, no? Certo, peccato che, allo stesProteste-pro-abortoso tempo, la multa sia diventata più salata: da 51 euro (corrispondenti alle 100 mila lire stabilite dall’articolo del ’78) è passata a una cifra oscillante tra 5 mila e 10 mila euro. Un bel salto di “quantità”, altro che cifra simbolica!
Oltre all’evidente danno economico, la principale conseguenza di questa geniale misura legilsativa sarà la reticenza delle donne a denunciare chi ha praticato l’aborto illegalmente, o anche solo a rivolgersi a strutture ospedaliere in caso di complicazioni.
Sui principali canali social il grido di protesta è stato immediato, allo sdegno generale si aggiunge la lettera indirizzata al premier Renzi firmata Titti Carrano, presidente dell’associazione Dire (Donne in rete contro la violenza) che da tempo rappresenta un punto di riferimento costante per buona parte dei centri antiviolenza del nostro Paese.
Non bisogna poi dimenticare che in Italia la percentuale dei ginecologici obiettori di coscienza è altissima, con picchi dell’82% in Campania, del 90% in Basilicata, del 93,3% in Molise e del 69% in Lombardia.
Perché, allora, questo inasprimento inutile delle sanzioni? Non ci si è accorti che così facendo si favorisce l’aborto clendestino? Se anche il Consiglio di Europa si è messo in mezzo definendo la misura “una violazione dei diritti delle donne”, cosa aspetta il Governo a cambiar rotta, e sopratutto a recuperar senno?

A presto,

Carlo

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