#StopAllaViolenzaSulleDonne

Cari amici,

oggi è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data simbolo quella del 25 novembre scelta dalle Nazioni Unite per ricordare un brutale assassinio compiuto nel 1960 nella Repubblica Domenicana: tre sorelle, considerate rivoluzionarie, furono torturate, strangolate e gettate in un dirupo, simulando un incidente.

Da allora la situazione non è molto cambiata. Basti pensare alle bambine dell’India, quotidianamente violentate ed assassinate. E anche il nostro Paese non è messo meglio, anzi. Secondo i dati Istat, 6 milioni 788 mila donne – tra i 16 e i 70 anni – hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. Parliamo del 31,5% della popolazione femminile italiana, quasi una donna su tre. Solo nell’ultimo anno sono state 152 le vittime di femminicidio: picchiate tra le mure domestiche, violentate per strada, vittime di stalking o di cyberbullismo. Un numero importante, drammatico. Ma il dato più sconcertante è che nemmeno il 12% di queste donne ha avuto la forza di denunciare per paura di incorrere in atroci conseguenze o per vergogna.

Insomma, la crescita della violenza è capillare in tutta Italia, senza distinzioni tra Nord e Sud.

“Contrastare la violenza sulle donne è un compito essenziale di ogni società che si proponga la piena tutela dei diritti fondamentali della persona”, ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sono d’accordo. La violenza sulle donne è un fenomeno inaccettabile, ingiustificabile. E va combattuta fermamente – come ha detto il Presidente – con l’educazione al rispetto reciproco, certamente, ma anche con interventi concreti. E, va detto, negli ultimi anni in Italia qualche passo avanti è stato fatto: la legge contro lo stalking, quella per il contrasto al femminicidio e la ratifica del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e domestica. Ma, forse, non basta. Un investimento importante, corredato dai dovuti controlli, va fatto sui Centri anti-violenza che continuano a denunciare una mancanza di fondi e di attenzione. Fondi che, però, non sono gestiti sempre in maniera trasparente. Basta leggere la “mappa dei buchi neri” presentata da “Donne che contano”, piattaforma open data ideata da ActionAid: solo sette amministrazioni locali (Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, Firenze e Pistoia) fanno sapere in modo chiaro e trasparente come stanno utilizzando i fondi. Per altre amministrazioni, i dati sono lacunosi, deducibili reperendo altri atti amministrativi (Abruzzo) o per via del numero ridotto di strutture presenti (Valle d’Aosta e Basilicata). Per il resto delle Regioni, invece, non si sa nulla.

Un altro importante settore in cui c’è bisogno di investire è quello dell’informazione preventiva. Molte donne vittime di violenza domestica sono convinte che non possano denunciare il proprio marito o compagno. Al contrario: la polizia può chiedere in via d’urgenza una misura cautelare di allontanamento del coniuge dalla casa familiare con un divieto di avvicinamento e anche di comunicazione.

Per combattere e sradicare il fenomeno, il governo Renzi ha deciso di destinare 7 milioni di euro al rafforzamento dei Centri anti-violenza e dei servizi territoriali. Basteranno? In cuor mio, spero di sì perchè “solo un piccolo uomo usa violenza sulle donne per sentirsi grande”!

A presto,

Carlo

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