La guerra in Medio Oriente sta impattando, come prevedibile e previsto, sulle vacanze degli italiani. E non solo per la paura, l’incertezza o il timore di ritrovarsi bloccati chissà dove: il caos geopolitico rischia di trasformarsi in rincari, voli cancellati, pacchetti modificati e nuove spese a carico dei viaggiatori. Insomma, anche quest’estate prenotare una vacanza rischia di diventare una piccola corsa a ostacoli.
C’è chi ha già comprato voli e hotel mesi fa sperando di risparmiare qualcosa e chi, invece, adesso aspetta per capire come si evolverà la situazione. Perché il problema non riguarda solo i Paesi coinvolti direttamente dal conflitto: basta che aumentino i costi del carburante o che le compagnie aeree rivedano le tratte per mandare in tilt mezzo settore turistico.
E allora conviene fare chiarezza. Perché una cosa è certa: non tutto quello che le compagnie raccontano ai passeggeri è automaticamente legittimo.
Chi ha organizzato la vacanza “fai da te”, prenotando da solo volo e albergo, deve sapere che se il volo viene cancellato ha diritto al rimborso del biglietto oppure a essere riprotetto su un altro volo. E se la cancellazione avviene all’ultimo momento, magari quando il passeggero è già in aeroporto con valigie e famiglia al seguito, la compagnia deve anche garantire assistenza: pasti, hotel, trasferimenti e tutto il necessario.
Diverso è il discorso del risarcimento economico fino a 600 euro a passeggero previsto dalle norme europee. Quello scatta solo se la cancellazione non dipende da “circostanze eccezionali”. E qui arriva il punto interessante: secondo le nuove indicazioni Ue, il semplice aumento del costo del carburante non basta a giustificare il taglio dei voli senza conseguenze per le compagnie. Tradotto: se il vettore cancella per ragioni economiche legate al caro jet-fuel, il passeggero potrebbe avere comunque diritto al risarcimento.
E attenzione anche a un’altra pratica che rischia di diventare improvvisamente di moda: i supplementi carburante chiesti dopo l’acquisto del biglietto. No, non possono spuntare fuori dal nulla settimane dopo la prenotazione come se fossero una tassa inevitabile. Sono legittimi solo se il consumatore li ha accettati chiaramente al momento dell’acquisto.
Il vero problema, però, arriva spesso dopo. Perché magari il volo salta ma hotel, B&B, case vacanza ed escursioni restano regolarmente prenotati e pagati. E lì iniziano i dolori. Se il contratto non prevede cancellazione gratuita o se non è stata fatta un’assicurazione adeguata, si rischia di perdere parecchi soldi.
Ed è qui che entrano in scena le famose assicurazioni viaggio, vendute ormai ovunque come la soluzione magica a ogni problema. Peccato che la realtà sia un po’ diversa dalle pubblicità..
Le polizze costano, spesso tra il 3% e l’8% del valore totale della vacanza, e soprattutto sono piene di limiti, franchigie ed esclusioni. Molti scoprono troppo tardi che il problema vissuto non basta per ottenere un rimborso. Nemmeno il timore legato alla situazione internazionale o ai conflitti in corso giustifica automaticamente l’annullamento gratuito del viaggio.
Anzi, molte assicurazioni escludono esplicitamente guerre, terrorismo, disordini civili e crisi geopolitiche dalle coperture. In pratica, proprio quello che oggi spaventa di più i viaggiatori.
Chi invece ha acquistato un pacchetto vacanza tramite tour operator o agenzia gode di tutele maggiori. Se il volo viene cancellato, l’organizzatore deve proporre alternative equivalenti senza costi aggiuntivi oppure rimborsare integralmente il cliente se decide di rinunciare.
Ma anche qui non mancano le sorprese. Il Codice del Turismo consente infatti aumenti di prezzo fino all’8% prima della partenza, soprattutto proprio in caso di rincari del carburante. E considerando come si stanno muovendo petrolio e mercati internazionali, il rischio di ritrovarsi con richieste extra dell’ultimo minuto non è affatto teorico.
Certo, gli aumenti devono essere comunicati con precisione almeno venti giorni prima della partenza e spiegati chiaramente. E se superano l’8%, il viaggiatore può recedere senza penali. Ma resta il fatto che molti italiani potrebbero ritrovarsi a pagare molto più del previsto per ferie prenotate mesi fa.
Il paradosso è che ci hanno raccontato convenisse prenotare in anticipo. Poi però è arrivata la crisi internazionale di turno, è cambiato il prezzo del petrolio, ono saltati gli equilibri geopolitici e il consumatore si ritrova nel mezzo, tra supplementi, clausole, assicurazioni incomprensibili e compagnie che spesso provano a scaricare tutto sui passeggeri.
Morale della storia: prima di cliccare su “acquista”, oggi più che mai conviene leggere bene contratti, condizioni di rimborso e coperture assicurative. Perché il rischio concreto è che la vacanza più imprevedibile dell’estate inizi.. ancora prima di partire.




