Quello che Mattarella non dice


Come da tradizione nazionale, il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha detto più nei temi e negli argomenti taciuti che in quelli trattati. Al netto dei soliti blablabla istituzionali, delle formule reiterate all’infinito dai TG e delle carezza da padre della Patria, da Mattarella non è arrivata una parola su tanti, troppi argomenti che stanno davvero a cuore agli italiani.

Non una parola è arrivata sulle delocalizzazioni: in sintesi, la fuga all’estero delle fabbriche e imprese italiane, con licenziamenti a pioggia e danni sociali immensi. Un dramma nazionale, per fermare il quale è stato presentato solo di recente un emendamento che in molti giudicano troppo debole.

Non una parola, poi, è arrivata sulla tragedia delle famiglie massacrate dagli aumenti delle bollette, che provocheranno milioni di nuovi poveri. Non si è parlato di speculazione, della necessità di difendere una popolazione impoverita e ormai prosciugata dalla crisi economica.

Non una parola sulle tante, troppe zone d’ombra relative alla gestione pandemica. Criticità ormai riconosciute da più parti, ma che rimangono misteriosamente occultate dalle narrazioni giornalistiche quotidiane.

L’impressione è stata quella di una lontananza ormai patologica dai problemi reali e concreti della gente. Un qualcosa di spiegabile, visto il termine (ormai prossimo) del suo mandato; ma intanto, un altro anno se ne va, e noi rimaniamo qui ad aspettare che qualcuno si accorga di noi.

Ma sperare, almeno a fine anno, non costa nulla: e allora speriamo che qualcuno, prima o poi, degli interessi del tanto vituperato popolo italiano si occupi – finalmente! – davvero.

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