Gli italiani – cioè noi – lavorano, faticano, stringono la cinghia. Sopportano i sacrifici che tutti i governi gli chiedono, dopo aver promesso mari e monti. Eppure ogni anno riescono a comprare meno. Non è una sensazione, non è “pessimismo”: sono i numeri ufficiali dell’Istat a certificare una realtà che milioni di famiglie conoscono benissimo ogni volta che entrano al supermercato, fanno benzina o pagano una bolletta.
Tra il 2019 e il 2025 il potere d’acquisto dei salari in Italia è crollato dell’8,6%. Tradotto: gli stipendi valgono sempre meno. Anche quando nominalmente aumentano, vengono divorati dall’inflazione e dal caro vita.
Nel frattempo, nello stesso periodo, i prezzi al dettaglio sono aumentati complessivamente del 18,7%. Una voragine che ha colpito soprattutto il ceto medio, i pensionati, le famiglie con figli e chi vive di stipendio fisso.
Prima il Covid. Poi la crisi energetica. Poi la guerra – con i rincari di carburanti, trasporti e beni alimentari. Ogni emergenza ha lasciato il segno sui prezzi. Ma il problema vero è un altro: in Italia i prezzi salgono velocemente e non scendono quasi mai. Una storia vecchia, che conosciamo bene, ma che a quanto pare non si può cambiare. Come fosse un destino..
È il grande inganno che denunciamo da anni. Quando arriva una crisi, ci spiegano che aumentare i prezzi è inevitabile. Poi però la crisi passa, o almeno si attenua, ma i listini restano lassù. Il pane continua a costare di più. La pasta pure. Le bollette magari si alleggeriscono leggermente, ma mai abbastanza da tornare ai livelli precedenti. Poi risalgono. E così, emergenza dopo emergenza, il cittadino si impoverisce lentamente senza quasi accorgersene.
Nel frattempo gli stipendi restano inchiodati. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: famiglie costrette a rinunciare a cure, vacanze, risparmi e perfino a parte della spesa quotidiana.
La situazione rischia ora di peggiorare ancora. La nuova crisi in Medio Oriente ha riacceso le (mai del tutto sopite) tensioni sui mercati energetici e sui carburanti. Basta poco perché benzina, gas e trasporti tornino a correre, trascinando con sé una nuova ondata di rincari.
Il rischio concreto è che l’Italia affondi in una nuova fase di stagnazione proprio mentre milioni di cittadini non si sono ancora ripresi dai colpi degli ultimi anni. Perché il problema non è soltanto la guerra o la tensione internazionale del momento: il problema è che ogni crisi diventa l’occasione perfetta per scaricare costi e speculazioni sulle tasche dei consumatori.
Alla fine, a pagare siamo sempre noi. Sempre gli stessi. Tanto ormai siamo abituati..




