Sui finanziamenti delle case farmaceutiche Matteo Bassetti aveva torto

Matteo Bassetti

Vi racconto una storia che difficilmente leggerete sui giornali, abituati a dimenticare le vicende di cui si sono occupati a piene pagine solo qualche tempo prima. Una storia che riguarda la pandemia, i medici trasformati in star televisive, i conflitti d’interesse, e una querela che oggi si ritorce contro chi l’aveva presentata.

Protagonista della vicenda è Matteo Bassetti, che aveva denunciato Codacons e Assourt accusando le due associazioni di diffamazione. Il motivo? Durante l’emergenza Covid avevamo inviato una comunicazione a Rai e Mediaset chiedendo di evitare apparizioni televisive di professionisti sanitari finanziati dalle case farmaceutiche, per scongiurare possibili conflitti di interesse e garantire ai cittadini un’informazione davvero indipendente.

Secondo Bassetti, quel documento rappresentava un attacco personale e conteneva affermazioni false. Ma il tribunale ha raccontato un’altra verità.

Il Gip del Tribunale di Genova, dott.ssa Martina Tosetti, ha respinto l’opposizione del medico contro la richiesta di archiviazione, confermando sotto tutti i fronti la correttezza dell’operato di Codacons e Assourt, difesi dagli avvocati Claudio Coratella e Vincenzo Rienzi.

E soprattutto, nero su bianco, il giudice scrive una frase che pesa come un macigno: “Nessun dubbio che la persona offesa avesse ricevuto finanziamenti da parte di industrie farmaceutiche”.

Una frase chiarissima. Eppure per anni chiunque osasse porre domande sui rapporti tra medici televisivi e case farmaceutiche veniva trattato come un eretico, quando non direttamente insultato.

La cosa interessante è che il tribunale non si limita a riconoscere la verità dei fatti. Va oltre. Spiega che criticare pubblicamente possibili conflitti di interesse rientra pienamente nel diritto di critica, soprattutto quando si parla di salute pubblica, pandemia, restrizioni e comunicazione televisiva capace di influenzare milioni di persone.

Il Gip sottolinea anche un altro aspetto fondamentale: Codacons e Assourt hanno tra le loro finalità proprio quella di tutelare l’indipendenza di giudizio dei consumatori rispetto ai messaggi veicolati dai media. Tradotto: fare domande, chiedere trasparenza e pretendere chiarezza non è diffamazione. È tutela dei cittadini.

E allora una domanda oggi è inevitabile: davvero durante la pandemia tutto è stato raccontato con la necessaria trasparenza?

Personalmente trovo singolare che un medico finanziato dalle industrie farmaceutiche abbia ritenuto di denunciarci invece di affrontare apertamente la questione. Anche perché il tribunale arriva persino a osservare che quei finanziamenti, di per sé, non dovrebbero essere considerati lesivi della reputazione di Bassetti: sono infatti perfettamente legali.

Ed è proprio qui il punto. Nessuno ha mai sostenuto che ricevere finanziamenti equivalga automaticamente a una forma di malafede. Ma i cittadini hanno il diritto di sapere, sempre. Soprattutto quando ad apparire ogni sera in televisione sono figure che incidono sulle paure, sulle scelte e perfino sulla vita quotidiana delle persone.

Ora andremo avanti. Presenteremo istanze di accesso alle reti televisive per sapere se medici e virologi siano stati pagati per le loro apparizioni durante l’emergenza Covid e, soprattutto, quali compensi abbiano eventualmente percepito.

Perché la trasparenza non deve mai far paura a nessuno. E perché certe storie, anche se molti preferiscono dimenticarle, meritano di essere raccontate fino in fondo.

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