Storia di un disastro italiano

Cari amici,

che la gestione e i salvataggi di Alitalia ci fossero costati miliardi non è un mistero. Oggi, però, è una certezza. A mettercelo nero su bianco è l’area studi e ricerche di Mediobanca che ha calcolato la cifra nel dettaglio: 7,4 miliardi di euro.

Almeno fino al 2014, anno in cui – stanco delle perdite e di dover sganciare milioni per salvare un’azienda sull’orlo del collasso – la Stato ha deciso di vendere Alitalia all’emiratina Etihad. Addio debiti, ma anche addio compagnia di bandiera!

Ripercorriamo insieme le tappe della storia di questo disastro all’italiana.

Tutto inizia nel 1974. All’epoca la società è controllata dallo Stato, tramite l’Iri – l’Istituto per la Ricostruzione Industriale – chiuso poi nel 2002.

Fino a quel momento i conti di Alitalia, non vanno così male. Nei suoi primi tre decenni di vita, la società prende, infatti, dallo Stato soltanto 3,2 miliardi di euro, circa 100 milioni l’anno.

Ma la nostra ex compagnia di bandiera guadagna circa un miliardo e mezzo di euro all’anno, e rendere il saldo complessivo negativo di poco più di tre miliardi è, tutto sommato, un buon risultato.

Il declino inizia con gli anni ’90. Dopo gli eccessi del decennio precedente i conti non tornano più. L’anno peggiore è il 1996: Alitalia perde ben 625 milioni di euro. Da quel momento in poi ha inizio un’emorragia finanziaria senza fine: la società accumula debiti su debiti che raggiungono quota 5,1 miliardi di euro.

Nel 2002 il Ministero del Tesoro prende il posto dell’Iri ma i bilanci costantemente in rosso convincono lo Stato che la strada percorribile è una sola: vendere.

Dal 2008 si inzia così a pensare concretamente ad una cessione e il partner perfetto è AirFrance. Il piano era semplice: far fuori i rami secchi dell’azienda e cedere, invece, la “good company”. Ma l’intesa con Parigi fallisce per il tentativo di mantenere Alitalia in mani italiane, le mani del gruppo dei cosiddetti “capitani coraggiosi” guidati da Roberto Colaninno. AirFrance non ci sta, l’Italia si tiene la sua compagnia che continua a perdere soldi: 2 miliardi in 5 anni.

Soltanto nel 2014 il governo decide di ammainare la bandiera italiana e vendere Alitalia agli arabi di Etihad che, tra petrolio e tanti soldi in cassa, hanno posto le premesse per il rilancio della compagnia.

Insomma, nei 40 anni che vanno dal 1974 al 2014 i cittadini italiani, tutti, non solo quelli che hanno volato con Alitalia, hanno sganciato ben 7,4 miliardi di euro complessivi.

Ma, a far fallire la società non sono stati solo i conti in rosso ma anche una lista infinita di sprechi. E in questo Alitalia, in barba al fallimento annunciato non si è fatta mancare nulla: l’acquisto di costosissimi aerei trimotore Boeing 727 (nel bel mezzo della crisi petrolifera), le consulenze milionarie, l’assunzione di 135 piloti per soli 5 aeromobili e chi più ne ha più ne metta. Sprechi ingiustificati e ingiustificabili.

Tanto paghiamo noi!

A presto,

Carlo

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