Social vietati ai minori: ma l’Italia che aspetta?

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I social network non sono un gioco. E quando si parla di minori, continuare a fingere che basti una semplice autocertificazione dell’età per garantire sicurezza e tutela significa ignorare una realtà ormai sotto gli occhi di tutti.

Per questo va accolta con favore la decisione del premier britannico Keir Starmer di procedere verso il divieto dei social media per gli under 16. Una scelta che segue la strada già intrapresa dall’Australia e che trova sempre più consenso a livello internazionale. Francia, Spagna, Portogallo e Danimarca stanno lavorando a misure analoghe, mentre altri Paesi europei ed extraeuropei stanno valutando restrizioni severe per limitare l’accesso dei minori alle piattaforme social.

La domanda è semplice: perché l’Italia continua a rimanere indietro?

Da anni assistiamo a un dibattito che sembra non arrivare mai a una conclusione concreta, mentre milioni di ragazzi trascorrono ore sui social esposti a contenuti inappropriati, fenomeni di dipendenza digitale, cyberbullismo, manipolazione algoritmica e modelli comportamentali spesso dannosi per la loro crescita.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia. Si tratta di prendere atto che le piattaforme hanno costruito il proprio successo economico sulla capacità di catturare l’attenzione degli utenti e che, quando si parla di minori, le regole non possono essere lasciate alla buona volontà delle aziende.

Non a caso anche la Commissione Europea ha acceso i riflettori su Meta, contestando alla società di aver consentito l’accesso a Instagram e Facebook a utenti al di sotto dei limiti di età previsti. Un tema che riguarda la sicurezza dei minori e la reale efficacia dei sistemi di verifica adottati dalle piattaforme.

In Italia è attesa nelle prossime settimane una decisione particolarmente importante. Il Tribunale civile di Roma dovrà infatti pronunciarsi sull’azione inibitoria promossa da noi del Codacons insieme agli amici di Adusbef e Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi contro Meta.

Al centro del ricorso vi è una questione fondamentale: l’assenza di sistemi realmente efficaci per impedire l’accesso a Instagram da parte dei minori. Un limite che oggi può essere aggirato con estrema facilità semplicemente inserendo una data di nascita falsa.

Se il ricorso dovesse essere accolto, le conseguenze sarebbero immediate e significative. Centinaia di migliaia di profili potrebbero essere bloccati e Meta sarebbe chiamata ad adottare strumenti tecnici realmente efficaci per verificare l’età degli utenti e impedire l’accesso ai minori.

È una battaglia che riguarda le famiglie, gli educatori e l’intera società. Per troppo tempo la tutela dei minori online è stata sacrificata sull’altare degli interessi economici dei colossi digitali.

L’Europa si muove, il Regno Unito accelera, diversi governi stanno intervenendo: l’Italia non può più limitarsi a guardare.

Quando si tratta di proteggere i ragazzi, non dovrebbero esserci scuse di sorta..

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