Riparte la scuola, con un nuovo, annoso interrogativo: se il caldo è sopportabile per studenti e insegnanti, perché non dovrebbe esserlo per chi lavora negli uffici? È questa la provocazione che abbiamo lanciato per accompagnare il dibattito sulle temperature nelle scuole italiane, dove con la ripresa delle lezioni migliaia di ragazzi tornano in aule prive di climatizzazione e di adeguati sistemi di raffrescamento.
Il problema è ormai noto: settembre può regalare ancora giornate con temperature molto elevate e numerosi edifici scolastici non sono attrezzati per affrontarle. Il risultato è rappresentato da aule roventi nelle quali studenti, docenti e personale ATA devono trascorrere diverse ore al giorno.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per acquistare apparecchi e dispositivi per il raffrescamento. Meglio di niente, per carità, ma è una goccia nel mare. E nell’attesa che gli interventi arrivino davvero (se mai arriveranno) nelle aule, resta una domanda molto semplice: perché studenti e insegnanti devono sopportare temperature che negli uffici sarebbero considerate inaccettabili?
Da qui la provocazione: spegniamo i climatizzatori negli uffici pubblici, nelle presidenze e negli spazi amministrativi quando nelle aule dello stesso edificio studenti e docenti sono costretti a stare al caldo.
Se quelle temperature sono considerate compatibili con ore di lezione, studio e lavoro, dovrebbero esserlo anche per chi svolge attività amministrative. Se invece negli uffici il climatizzatore è necessario, allora è difficile sostenere che nelle aule possa essere considerato un lusso.
E lo stesso principio potrebbe valere d’inverno: se studenti e insegnanti devono rimanere al freddo per impianti insufficienti o guasti, perché gli uffici dovrebbero continuare a essere perfettamente riscaldati?
Non servono due standard diversi all’interno dello stesso edificio. O certe temperature sono accettabili per tutti, oppure non lo sono per nessuno.
E forse partire proprio dagli uffici potrebbe essere il modo più rapido per far capire quanto sia urgente risolvere il problema delle nostre scuole..




