Il prezzo del gasolio ha superato la soglia dei 2,1 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre il governo continua a tergiversare – evitando di adottare misure per contenere il caro-carburanti.
Dal 3 luglio, data in cui è terminato il taglio delle accise, il diesel è aumentato in media di 22,5 centesimi al litro, raggiungendo quota 2,107 euro. In autostrada il prezzo medio è arrivato a 2,181 euro al litro, con un incremento di oltre 21 centesimi. Anche la benzina è salita nello stesso periodo di 13,9 centesimi al litro.
Per gli automobilisti significa una spesa di 11,2 euro (10,65 euro in autostrada) in più per un pieno di gasolio rispetto ai primi giorni di luglio, mentre per la benzina il rincaro sfiora i 7 euro a pieno.
Numeri che dimostrano come la fine del taglio delle accise abbia avuto effetti immediati sui prezzi alla pompa, senza che siano arrivate iniziative concrete per limitarne l’impatto su famiglie e imprese.
Il caro-carburanti, inoltre, non riguarda solo chi utilizza l’automobile: l’aumento del costo del diesel si riflette inevitabilmente sui trasporti e sulla logistica, con il rischio di nuovi rincari per beni e servizi.
Mentre i prezzi continuano a crescere e il costo della mobilità pesa sempre di più sui bilanci degli italiani, dall’esecutivo Meloni – da tempo ormai – non arrivano risposte. Sembra che il governo abbia deciso di fare orecchie da mercante fino a fine legislatura: ma, se così fosse, non vorrei essere nei panni del governo alle prossime elezioni.




