Lo avevamo detto. E, purtroppo, ci abbiamo preso ancora una volta. Facili profeti, direte voi, e avreste ragione..
Ogni volta che il mercato del petrolio imbocca la strada della discesa, agli automobilisti viene raccontata la stessa storia: bisogna aspettare, servono tempi tecnici, il prezzo finale dipende da molti fattori, blablabla. Poi passano i giorni, passano le settimane, e i benefici attesi si riducono a pochi centesimi.
Populismo? Macchè. Nell’ultimo mese il Brent, riferimento per il mercato europeo, è passato da circa 105 a 80 dollari al barile. Un crollo del 23,8% che dovrebbe riflettersi in modo ben più evidente sui listini dei carburanti. Così, almeno, vorrebbe la logica.. Alla pompa, però, il quadro è molto diverso. Il gasolio è sceso da 1,980 a 1,937 euro al litro, appena il 2,2% in meno. La benzina è passata da 1,961 a 1,841 euro al litro, registrando una riduzione del 6,1%.
Numeri che raccontano una sproporzione evidente. Nessuno sostiene che il costo del greggio sia l’unica componente che determina il prezzo dei carburanti, va bene. Ma quando la materia prima perde quasi un quarto del proprio valore e i listini si muovono solo marginalmente, è inevitabile chiedersi dove finisca il vantaggio che dovrebbe arrivare ai consumatori. O meglio: a chi..
La sensazione è che esista sempre una spiegazione pronta a giustificare perché i ribassi non si trasferiscano con la stessa velocità al distributore. Una volta sono le tensioni internazionali, un’altra i costi di raffinazione, poi la distribuzione, poi ancora il peso della fiscalità, e via dicendo. Alla fine, però, il risultato non cambia: gli automobilisti continuano a pagare prezzi che restano elevati nonostante il forte arretramento delle quotazioni petrolifere. E parliamo di una spesa che riguarda milioni di cittadini. Lavoratori, famiglie, pendolari, artigiani. Persone che non possono rinunciare all’auto e che vedono una quota sempre più consistente del proprio reddito assorbita dal costo dei rifornimenti.
Il punto non è stabilire quale dovrebbe essere il prezzo ideale di benzina e gasolio; il punto è capire perché, a fronte di una riduzione così marcata del petrolio, gli effetti per chi fa rifornimento siano tanto limitati.
Ora vigileremo sull’andamento dei listini e, in assenza di una più decisa riduzione dei prezzi praticati ai distributori, siamo pronti a rivolgerci all’Antitrust e alle Procure della Repubblica di tutta Italia affinché vengano accertati eventuali fenomeni speculativi a danno degli automobilisti. Ma possibile che dobbiamo farlo sempre noi? Il governo che prometteva addirittura di tagliare le accise qualcuno sa che fine abbia fatto?




