Petrolio a picco, benzina quasi ferma: che fine fanno i nostri soldi?


Dopo 32 giorni consecutivi di rincari, oggi arriva il primo, timido ribasso dei carburanti. Ma è un calo talmente limitato da lasciare aperta una domanda molto semplice: se il petrolio è crollato, perché l’effetto alla pompa quasi non si vede?

Dal 31 luglio il Brent ha perso il 12,7% del suo valore. Nello stesso periodo, invece, il prezzo del gasolio è diminuito di appena 0,3 centesimi al litro, quello della benzina di 0,2 centesimi. Una differenza troppo evidente per essere ignorata.

È una situazione che conosciamo bene. Quando il greggio sale, i rincari arrivano in pochi giorni. Quando invece scende, i prezzi sembrano improvvisamente rallentare. E alla fine a pagare il conto sono sempre gli automobilisti.

Lo stesso vale per il taglio delle accise sul gasolio. Lo sconto annunciato era di 17 centesimi al litro, ma quello che oggi si vede realmente alla pompa è di 8,8 centesimi. Significa che un pieno costa ancora oltre 4 euro in più rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati.

Nemmeno la proroga dello sconto fino al 25 agosto risolve il problema. Restano esclusi i giorni del controesodo, quando milioni di italiani torneranno dalle vacanze. E soprattutto restano senza alcun beneficio 17 milioni di automobilisti che utilizzano auto a benzina, nonostante i prezzi della verde continuino a viaggiare su livelli elevati.

Su questa vicenda non faremo un passo indietro. Continueremo a monitorare ogni giorno i prezzi dei carburanti e a confrontarli con l’andamento del petrolio. Ogni volta che ci troveremo di fronte a aumenti ingiustificati o a evidenti fenomeni speculativi, presenteremo esposti e denunce alle Procure della Repubblica, come abbiamo sempre fatto.

Ma farlo da soli non basta. Non possiamo essere presenti davanti a ogni distributore d’Italia, né possiamo sostituirci a chi avrebbe il dovere di vigilare sul mercato. Se il governo continua a limitarsi agli annunci, senza intervenire con controlli seri ed efficaci, le speculazioni continueranno a pesare sulle tasche degli italiani.

Per questo serve una mobilitazione collettiva. Ogni cittadino può fare la sua parte, segnalando anomalie, denunciando comportamenti sospetti e sostenendo chi porta avanti ogni giorno questa battaglia. Solo così sarà possibile riportare trasparenza in un settore che, ormai da una vita, sembra sfuggire a qualsiasi controllo. A spese nostre..

 

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