Anche la Pasqua è un lusso: il cacao crolla, i prezzi no

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Anche quest’anno – udite udite, che novità! – portare in tavola un uovo di Pasqua costerà di più rispetto al precedente. Magari un po’ meno rispetto agli aumenti shock degli ultimi due anni, ma il segnale resta quello: i prezzi continuano a salire, e a pagaresiamo sempre noi.

Nei supermercati e nei negozi alimentari, al netto delle promozioni, i rincari rispetto al 2025 oscillano tra il 6% e il 10%. Tradotto: un uovo di cioccolato di marca industriale può arrivare a superare nel 2026 i 77 euro al chilo, contro i circa 70 euro dello scorso anno. I prezzi al dettaglio variano tra i 7 e i 22 euro per i prodotti della grande distribuzione, mentre per le uova artigianali si sale facilmente tra i 30 e i 40 euro. Per quelle “gourmet”, si superano senza difficoltà i 100 euro a pezzo.

Va leggermente meglio per le colombe, ma solo sulla carta: i rincari si fermano attorno al +3%, con prezzi che vanno dai 5,40 ai 15,90 euro per quelle classiche industriali. Le versioni farcite, però, arrivano fino a 19,90 euro. Un mercato complessivo che vale oltre 600 milioni di euro l’anno.

Fin qui, nulla di nuovo. Se non fosse per un dettaglio che cambia completamente la prospettiva: il prezzo del cacao è crollato.

Oggi le quotazioni si aggirano attorno ai 3.300 dollari a tonnellata. Un anno fa erano circa 8mila dollari. A fine 2024 avevano toccato addirittura i 12mila dollari. In dodici mesi, il cacao ha perso circa il 58% del suo valore.

E allora la domanda è inevitabile: perché i prezzi al dettaglio non scendono?

La risposta ufficiale è sempre la stessa. Le industrie alimentari stanno ancora utilizzando scorte acquistate quando il cacao costava molto di più. Devono smaltire magazzini pieni di materia prima comprata a prezzi record, e quindi i listini non possono calare immediatamente.

Una spiegazione che può avere una sua logica, ci sta. Ma che, dal punto di vista dei consumatori, suona come l’ennesima giustificazione.

Perché quando le materie prime aumentano, i prezzi salgono subito. Quando invece diminuiscono, il ribasso tarda sempre ad arrivare. E spesso non arriva affatto..

È un meccanismo ormai noto e stranoto – chi ha detto carburanti? – che rischia di trasformarsi in una costante: gli aumenti si scaricano immediatamente sui cittadini, mentre i benefici delle riduzioni restano nelle filiere.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: anche nel 2026 la Pasqua sarà più cara. Nonostante il crollo del cacao.

E allora la questione non è più solo economica. Perché se il mercato funziona solo in una direzione, la macchina prima o poi s’inceppa..

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