Parliamoci chiaro.
In queste ore si discute di una cosa molto concreta: chiedere alle banche un contributo per aiutare lo Stato ad abbassare le bollette di luce e gas. Non è filosofia, non è ideologia. È semplice: gli italiani sono strozzati dai costi dell’energia, lo Stato cerca soldi, e qualcuno propone di prenderli da chi negli ultimi anni ha fatto utili da capogiro.
Io dico: bene le banche. Ma perché fermarsi lì?
Negli stessi anni in cui famiglie e imprese facevano i salti mortali per pagare luce, gas, mutui e spesa, c’è chi ha registrato profitti record: assicurazioni, colossi dell’energia, case farmaceutiche, giganti dell’e-commerce e della logistica. Bilanci in crescita costante. Dividendi generosi. Manager strapagati.
E allora basta con la solita prudenza da salotto buono. Se c’è da trovare risorse per abbassare le bollette, si vadano a prendere dove i soldi ci sono. Non sempre e solo nelle tasche dei soliti noti: i contribuenti, cioè noi.
Però mettiamo un punto fermo: non voglio vedere l’ennesimo bonus da 80 o 100 euro, la mancetta una tantum buona per fare il titolo in conferenza stampa e poi sparire dopo tre mesi. Non ci serve l’elemosina di Stato.
Serve altro. Serve tagliare in modo serio l’enorme carico fiscale che pesa sulle bollette italiane e intervenire sui meccanismi che tengono artificialmente alti i prezzi di luce e gas. Non è una battaglia ideologica, è una questione di conti: o si riduce in modo strutturale il costo dell’energia, oppure continueremo a rincorrere emergenze con soluzioni temporanee che non risolvono nulla.




