Non si fermano gli aumenti: il taglio delle accise è già sparito

Carburante

Altro che soluzione: il taglio delle accise rischia di passare alla storia come la classica toppa che è peggio del buco.. Promesso come aiuto concreto, è stato infatti già inghiottito da una raffica di rincari che non si ferma un giorno.

I dati di ieri parlano chiaro: gasolio a 1,984 euro al litro, benzina a 1,722. Numeri che salgono ogni giorno, centesimo dopo centesimo, e intanto si mangiano qualsiasi beneficio annunciato.

Sulle autostrade la stangata è ancora più evidente: già ieri il diesel aveva (di nuovo) superato i 2,05 euro al litro, la benzina sfiorava 1,79. E in molte Regioni il gasolio è tornato sopra i 2 euro anche al self. Altro che taglio: ristiamo da capo a dodici.

E oggi? Peggio ancora! I dati confermano un nuovo scatto: il gasolio in autostrada vola a 2,08 euro al litro, la benzina a 1,796. Non è un’oscillazione, è una corsa gironaliera. E chi la paga siamo sempre noi.

Ormai è chiaro: non siamo davanti a un’emergenza improvvisa. Quello che ci tocca fronteggiare è un meccanismo che si ripete ciclicamente: si annunciano interventi, si guadagnano pochi giorni di respiro, poi i prezzi ripartono e si portano via tutto. Sempre. Senza eccezioni. Ovunque!

E intanto le conseguenze si allargano a catena: trasporti più cari, prodotti che aumentano, spesa quotidiana sempre più pesante. Il pieno diventa un lusso, e il carrello segue a ruota. I video diffusi sul web – con giovani coppie che fanno la cena galante al distributore, versando benzina come fosse champagne – dicono più di mille parole.

La verità è semplice e non si può più ignorare: il taglio delle accise, così com’è, non basta e infatti non sta funzionando. È già stato riassorbito dai rincari: è come fermare una slavina con le mani, semplicemente non serve a molto.

Serve un intervento vero, immediato, strutturale. Non annunci. Non misure tampone destinate a durare pochi giorni. Perché mentre si perde tempo, alla pompa il conto cresce. E cresce ogni giorno.

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