Non è un Paese per donne

Cari amici,

oggi è la Festa delle Donne e il mio personale augurio vuole essere una provocazione su una questione rimasta ancora irrisolta, quella delle donne lavoratrici.
Anche se ci sono più donne che lavorano (tre milioni in più rispetto a 35 anni fa, stando alle analisi dell’Istat e dell’Inail), i dati non sono affatto confortanti. Secondo una recente ricerca dell’Oecd (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) l’Italia risulta tra i Paesi peggiori per una donna lavoratrice, su più livelli: dall’accesso all’educazione superiore alla partecipazione alla forza lavoro, dagli stipendi alla maternità. Ebbene si, l’Italia resta un Paese arretrato, dove alla lavoratrice fuori casa preferisce la versione casalinga e dove, qualora la donna lavori, non viene messa in condizioni di competere con gli uomini. Bei primati, vero?

European deputy Licia Ronzulli votes on October 20, 2010 in favor of raising maternity leave from 14 to 20 weeks while giving fathers across the 27-nation bloc two weeks to spend time with their newborn. European lawmakers gave their blessing to hotly contested plans for all new mothers across Europe to have five months of maternity leave. Some governments have warned the 20-week fully paid leave will add a huge burden to hard-pressed taxpayers, while business leaders say it may work against giving jobs to women in the long term. AFP PHOTO / FREDERICK FLORIN (Photo credit should read FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Certamente lo Stato ha la sua parte di colpa almeno in termini di tutele riservate alla maternità. Solo recentemente il congedo di paternità è stato raddoppiato (da uno a due giorni), ma non basta! Eppure, non c’è bisogno di rivolgersi a un esperto per scoprire quanto sia utile per le donne che possono così facilmente tornare a lavorare, innescando un circolo virtuoso in cui l’occupazione femminile sale e il salary gap si riduce.

Tra le poche notizie positive, l’Italia supera la media dei Paesi europei per quanto riguarda il numero di donne presenti in Parlamento, un’inversione di tendenza fino a qualche anno fa. Ma non facciamoci illusioni, in ambito manageriale restano più passi indietro rispetto agli uomini: promosse con più difficoltà, raramente occupano posizione di rilievo all’interno della struttura aziendale.

Perciò, Tanti Auguri, donne! Mi spiace che questo Paese non sia (ancora) adatto a voi!

A presto,

CR

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