Se pensi che il calo del petrolio e l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente porteranno presto a una riduzione dei prezzi, preparati a una delusione. Se invece dentro di te domina lo scetticismo, purtroppo il rischio tangibile è che tu abbia ragione.
Ormai, infatti, lo sappiamo bene (sulla nostra pelle): quando una crisi internazionale – qualsiasi: guerra, pandemia e via dicendo – fa salire i costi delle materie prime, in primis dell’energia, i rincari arrivano immediatamente alle pompe di benzina, sulle bollette e sugli scaffali dei supermercati. Quando invece l’emergenza rientra, semplicemente, i prezzi restano lì – come se fosse del tutto normale stazionare a livelli molto più alti dei precedenti.
Arriviamo ai nostri giorni: i dati Istat certificano intanto un’inflazione al +3,2%, che si traduce in una maggiore spesa di oltre 1.000 euro l’anno per una famiglia media. Ma il problema non è soltanto quanto stiamo pagando oggi: è quanto continueremo a pagare domani.
Anche con la riapertura dello Stretto di Hormuz e il calo delle quotazioni petrolifere, infatti, non ci saranno infatti benefici immediati per il portafogli degli italiani. I carburanti impiegheranno settimane per tornare ai livelli precedenti alla crisi e molti rincari applicati a beni e servizi rischiano di rimanere stabilmente nei listini.
In altre parole, l’emergenza può finire. I prezzi, però, ai livelli di partenza non ci tornano più. Per questo non aspettarti di risparmiare qualcosa – almeno, non nel breve periodo.
Consumatore avvisato..




