Viviamo in un’epoca in cui si parla continuamente di emergenze, profitti, dividendi, ma sempre meno di chi rischia di rimanere indietro. Eppure ci sono momenti nei quali la qualità di una società si misura proprio dalla sua capacità di proteggere chi è più fragile.
Per questo credo sia arrivato il momento di introdurre una regola semplice: nei giorni di caldo estremo e nelle città interessate da allerta rossa, nessuna famiglia dovrebbe subire il distacco dell’energia elettrica per morosità.
Non si tratta di cancellare i debiti né di giustificare chi non paga pur potendo farlo. Si tratta di riconoscere che, quando le temperature raggiungono livelli potenzialmente pericolosi, la corrente elettrica smette di essere soltanto un servizio e diventa uno strumento essenziale di protezione.
Senza elettricità non funzionano condizionatori e ventilatori, ma neppure i frigoriferi necessari a conservare alimenti e medicinali e altri dispositivi indispensabili nella vita quotidiana.
A pagare il prezzo più alto sono inevitabilmente i più deboli: anziani soli, persone con patologie croniche, famiglie con bambini, cittadini che attraversano un periodo di grave difficoltà economica. Persone per le quali qualche giorno senza corrente, durante un’ondata di calore eccezionale, può rappresentare molto più di un disagio.
E dovremmo anche smettere di considerare ogni moroso come qualcuno che semplicemente “non vuole pagare”. Dietro una bolletta insoluta possono esserci difficoltà economiche, perdita del lavoro, aumenti dei costi, ma anche fatture contestate, contratti non richiesti o pratiche commerciali scorrette.
La proposta è quindi concreta: prevedere un meccanismo automatico che, nelle aree interessate da allerta rossa per temperature estreme, sospenda temporaneamente i distacchi per morosità.
Terminata l’emergenza, il debito naturalmente rimane. Le società potranno recuperare quanto dovuto, prevedendo però piani di rientro sostenibili per le famiglie realmente in difficoltà.
Non sarebbe un privilegio. Sarebbe una misura di civiltà, limitata nel tempo e legata a condizioni eccezionali.
Abbiamo già accettato il principio secondo cui, di fronte a determinate emergenze, le regole ordinarie possono essere temporaneamente adattate per proteggere la salute e la sicurezza delle persone. Perché non farlo anche quando un’ondata di calore mette a rischio soprattutto chi ha meno strumenti per difendersi?
Durante un’allerta rossa l’energia elettrica è un bene essenziale, al pari dell’acqua potabile.
In un tempo in cui sembra sempre più facile occuparsi di chi ha voce, mezzi e possibilità, forse dovremmo ricominciare proprio da qui: da chi rischia di non averne nessuna.
E stabilire un principio elementare: prima vengono le persone, poi le bollette.




