Mattia Feltri gioca a fare il censore: ma a me questo gioco non piace!


Vi racconto una storia un po’ strana.
Riguarda il direttore di un giornale che crede di poter fare ciò che vuole della testata che dirige, censurare a piacimento e tagliare di qua e di là a seconda dell’umore: ma sbaglia di grosso.
Il direttore è Mattia Feltri, la testata è HuffingtonPost. Antefatto: Laura Boldrini accusa Matteo Feltri di censura, con la prima che accusa il secondo di non aver pubblicato un post per la giornata sulla violenza sulle donne perché citava il padre Vittorio. Che interviene nella discussione con un tweet in cui chiede alla Boldrini (taggando un account sbagliato) di inviare a lui il post in questione: “Giuro che lo pubblico”. Così arriviamo a oggi, quando – nel tentativo di difendersi dalle accuse sulla censura all’On. Boldrini – Feltri afferma in un articolo a sua firma di aver chiuso il blog del presidente Carlo Rienzi (ospitato dal sito) perché “non gli piace”, quando tuttavia la verità è diversa, e quantomeno più complessa. La chiusura dello spazio dedicato a Carlo Rienzi è arrivata infatti dopo un tweet “minaccia” di Carlo Calenda, che si lamentava per la pubblicazione di un articolo critico nei suoi confronti da parte del presidente Codacons (evidentemente Feltri non è molto bravo a censurare, dal momento che ha pubblicato l’articolo senza rendersi conto dell’attacco a Calenda contenuto al suo interno).

Stando così le cose, è chiaro: non si può parlare di legittime opinioni (“non mi piace”), o almeno non solamente. Per carità, de gustibus, e ci manca solo; ma sembra anche che l’opinione di Calenda abbia in qualche modo modificato il quadro, portando a interrompere unilateralmente una collaborazione proficua, avviata nell’ormai lontano 2013. E non si capisce per quale ragione le idee del fu “peggior Ministro della Repubblica” dovrebbero interessare la direzione di un giornale, o i lettori stessi.

A ogni modo, lo avevo detto: è una storia un po’ strana.

E la questione, peraltro, non è finita qui: il Codacons ha infatti studiato la questione dal punto di vista legale, ravvedendo una palese illegittimità nella censura di Mattia Feltri e nelle clausole vessatorie imposte da HuffingtonPost ai suoi blogger. Se il direttore vuole censurare liberamente, deve anche pagare i blogger che creano per lui contenuti e ricchezza, e la sue decisione potrebbe costargli milioni di euro.
Illegalità che ora sarà portata in Tribunale, a tutela di Laura Boldrini e di tutti coloro che apportano contributi alla testata con i loro articoli, accrescendo la fama e il seguito di HuffingtonPost.

Certo, un direttore ha dei margini ampissimi di gestione della redazione, e precisi diritti da esercitare: ma non dimentichiamo che in fin dei conti siamo tutti cittadini, tutti – per fortuna, dico io – sottoposti al dominio incontrastato della legge.

Diceva infatti Cicerone: “Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi”. Anche Mattia Feltri, novello censore d’Italia.

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