L’ITALIA CHE NON FUNZIONA


Cari amici,

cattive notizie per noi poveri cittadini di un Paese che non spicca per governance e servizi pubblici. A confermarlo è l’ultimo rapporto della Fondazione Bertelsmann, che piazza l’Italia al 32° posto fra i 41 Paesi dell’Ocse (occidentali) per scarsa capacità di rispondere ai bisogni della popolazione.

Tra un sistema pensionistico che non tiene conto delle nuove leve, aiuti dati alle famiglie con il contagocce, un indice di povertà clamorosamente alto e investimenti a malapena percepibili all’università e alla ricerca, l’Italia rischia il collasso.

Anche se il rapporto valuta positivamente le nuove manovre del Governo Renzi, vale a dire il Jobs Act e le misure fiscali a favore delle aziende, si è ancora ben lontani da una vera svolta. D’altronde, come potrebbe essere diversamente? Si parla tanto di nuova ondata riformistica ma continuiamo a percepire l’odore di acqua stantia, a imbatterci in un sistema solo apparentemente incline al cambiamento.

Si parla tanto di dare spazio ai giovani e finora le modalità più frequenti per accedere al complesso mondo lavorativo sono stage e tirocini, spesso magari non retribuiti e altrettanto spesso con scarse possibilità di successo per il prosieguo di un percorso che ha la massima durata di un anno.

Per non parlare poi di chi un lavoro ce lo ha già e non vede garantiti i propri diritti. La sorte toccata ai dipendenti pubblici, ad esempio, costretti a subire il blocco degli stipendi dal 2010! Dipendenti per i quali ci battiamo e che dovrebbero ottenere un risarcimento di almeno 10.400 euro! Non parliamo di piccoli numeri, ma di 3,2 milioni di lavoratori ai quali lo Stato dovrebbe versare più di 33 miliardi!

Vogliamo continuare a seguire la parabola delle nefandezze e delle ingiustizie? Andiamo avanti! L’indice di povertà ha raggiunto la vetta del 12,7%. Se pensiamo che la Repubblica Ceca, uno Stato che certo non vive nella bambagia, sfiora il 5,7%, ci rendiamo conto di come siamo ridotti (male)!

E chi vuole costruirsi una famiglia? Meglio che non ci pensi proprio: per sostegno alle famiglie l’Italia si colloca agli ultimi posti. Non meravigliamoci poi se il tasso di natalità diminuisce progressivamente!

Se già un rapporto fa intendere tra le righe il disappunto per i modi in cui il Governo gestisce la comunicazione, figuriamoci noi cittadini quanto siamo stanchi delle parabole “annunciste” del nostro egocentrico premier, che promette nuovi frutti. Peccato che lui non sia il buon seminatore e che del raccolto non se ne veda neanche l’ombra!

A presto,

CR

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