Invece dei soliti auguri (formali), agli anziani quest’anno regaliamo di più: giustizia per la strage nelle RSA!


Mai come quest’anno, l’importanza della memoria storica nazionale – impersonificata dagli anziani, depositari delle tradizioni di tutta la comunità, dei suoi saperi e delle sue conoscenze antiche – è emersa all’attenzione di tutti. Non si è trattato, purtroppo, di un moto spontaneo, di un recupero autonomo di un patrimonio troppo a lungo dimenticato: per ricordarci del valore degli anziani, spesso abbandonati a una triste e dolorante solitudine, è servita la pandemia Covid-19.

Per questa ragione la festa dei Nonni, quest’anno, è arrivata con un sapore diverso. Certo, la ridda di dichiarazioni vuote, di celebrazioni prive di contenuto, di richiami (buoni una volta l’anno) al “valore” dell’esperienza, senza l’ombra di provvedimenti o atti concreti, non si è interrotta. È una triste prassi nazionale, e specie delle classi dirigenti italiche, quella di sparpagliare parole e pensieri senza mai darsi pena di immaginare un seguito reale a tanta diffusa commozione. Tanto, si sa: le parole costano poco, anzi niente. Però, in realtà, qualcosa è già cambiato: per tanti, tantissimi italiani quella che può essere tranquillamente definita una strage di anziani, registrata durante l’emergenza Covid-19 nelle case di cura e nelle RSA del Paese, non può essere dimenticata. Si è trattato del punto più basso, della dimostrazione definitiva del disinteresse e della discuria che da una vita rappresentano le uniche “politiche” concepite per la terza età.

Ma proprio in questo apice negativo sono stati piantati i semi del cambiamento. Così, in occasione della festa dei Nonni, in tantissimi nostri concittadini è emerso – stavolta sì, spontaneamente – il desiderio di rendere omaggio ai troppi anziani morti nei mesi scorsi a causa delle inefficienze delle RSA italiane, e chiedere giustizia in favore dei parenti di tante vittime innocenti. Ora che diverse Procure in tutta Italia stanno indagando, grazie ad una raffica di esposti presentati nei mesi scorsi, sulla catena di responsabilità, errori e sottovalutazioni che ha portato ai decessi nelle strutture di accoglienza (strutture che avrebbero dovuto proteggere gli anziani, e invece si sono trasformate in trappole mortali), sembra che qualcosa nella percezione generale stia cambiando. Perché questo accadesse, evidentemente, serviva uno shock: vedere anziani, persone invalide, non autosufficienti, i più fragili tra i fragili che avrebbero dovuto essere al sicuro, venire a contatto col virus che, in molti casi, ha aggravato le loro condizioni conducendoli alla morte; vedere i luoghi di assistenza trasformarsi in pericolosissimi focolai di morte. È servito un trauma collettivo, terribile e tragico, perché la nostra società frenetica si accorgesse di quello che stava smarrendo.

Quanto accaduto, quindi, non ci lascia scampo. Mai come in questo difficilissimo anno gli italiani sono stati “costretti” a ricordare quanto i Nonni, gli anziani, rimangano i pilastri della famiglia. Mai come ora – ora che l’immane strage ha privato il Paese di una fetta importantissima della sua memoria storica – ci siamo resi conto del valore della terza età, e del bisogno urgentissimo di provvedimenti e politiche capaci di riconoscere la funzione centrale di una fetta già ampia di popolazione, e che andrà ulteriormente ampliandosi nel corso del tempo.

Per questo, nell’ottica di omaggiare davvero – e senza vuoti giri di parole – la festa dei Nonni, invece dei soliti auguri (formali), agli anziani quest’anno regaliamo di più: diamogli giustizia per la strage nelle RSA, prima di tutto. Troviamo i responsabili di quanto accaduto, e poi ripensiamo da capo la funzione e il ruolo dei nostri Nonni nella nostra società. Loro lo meritano: è la nostra società che troppo a lungo lo ha dimenticato.

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