Dieci giorni sono bastati per far saltare i prezzi dei carburanti. Alla pompa benzina e diesel sono tornati a correre e il risultato è immediato: fare rifornimento costa sensibilmente di più rispetto a qualche giorno fa.
I dati parlano da soli. Il gasolio in modalità self oggi si attesta a 1,970 euro al litro, contro 1,723 euro registrati il 27 febbraio, prima dell’attacco all’Iran. Un balzo di oltre il 14% in appena dieci giorni.
Tradotto nella vita quotidiana degli automobilisti significa una cosa molto semplice: un pieno di diesel costa circa 12,3 euro in più rispetto a dieci giorni fa. Su base annua, considerando una media di due rifornimenti al mese, la maggiore spesa supera i 290 euro.
Anche la benzina ha seguito la stessa direzione, anche se con un’intensità inferiore. Nello stesso periodo il prezzo medio è cresciuto di circa il 7%, con 5,8 euro in più per ogni pieno e un aggravio che sfiora i 140 euro l’anno per chi utilizza auto a benzina.
Intanto i ritocchi al rialzo continuano a registrarsi anche sul piano territoriale. Guardando alle medie regionali pubblicate dal ministero, il diesel in modalità self ha già superato i 2 euro al litro a Bolzano (2,008 euro) e si avvicina molto a quella soglia in diverse regioni: 1,993 euro in Calabria, 1,990 in Sicilia, 1,985 in Valle d’Aosta.
Il problema è noto: i carburanti venduti oggi alla pompa derivano da petrolio acquistato mesi fa, quando i prezzi del greggio erano decisamente più bassi. Eppure basta una crisi internazionale perché i listini reagiscano quasi immediatamente, scaricando gli aumenti direttamente su chi deve fare rifornimento.
Il rischio è che l’aumento dei carburanti non resti confinato ai distributori. Benzina e diesel sono una voce fondamentale per il trasporto su gomma e quando i prezzi salgono l’effetto si trasferisce rapidamente anche sui costi di molti beni.
Per questo abbiamo lanciato un allarme e chiesto al governo di intervenire riducendo almeno di 15 centesimi al litro le accise sui carburanti, utilizzando la norma sulle accise mobili introdotta nel 2023, che consente al Ministero dell’Economia e al Ministero dell’Ambiente di intervenire rapidamente sulla tassazione.
Una misura che avrebbe effetti immediati sui rifornimenti e che contribuirebbe a contenere una dinamica che, ancora una volta, rischia di scaricarsi direttamente sulle tasche dei consumatori. Lo farà, stavolta, questo governo che ci sta abituando – non è il primo e non sarà l’ultimo, sia chiaro – a non muovere un dito quando è davvero necessario?




