Il prezzo dei carburanti ha raggiunto livelli che non possono più essere affrontati con interventi temporanei o piccoli correttivi fiscali. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il gasolio costa in Italia il 43% in più, nonostante il taglio delle accise ancora in vigore.
Parliamo di 70,5 centesimi in più al litro, che su un pieno da 50 litri significano oltre 35 euro di maggiore spesa. Non va molto meglio a chi utilizza la benzina: l’aumento su base annua è del 26%, pari a 44,6 centesimi in più al litro e a circa 22 euro aggiuntivi per un pieno.
Numeri brutali che dimostrano come il solo intervento sulle accise non sia più sufficiente. La riduzione fiscale ancora in vigore viene infatti divorata dalla corsa dei prezzi alla pompa, mentre famiglie e imprese continuano a pagare un conto sempre più pesante. E il problema non riguarda soltanto chi deve fare rifornimento: carburanti così cari aumentano i costi di trasporto e distribuzione, con il rischio di scaricarsi sui prezzi dei beni e quindi sulle tasche di tutti i consumatori.
Se un ritorno di benzina e diesel ai livelli precedenti alla crisi appare ormai improbabile, non c’è più tempo da perdere. Il governo deve varare subito un nuovo piano di incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi, mettendo gli automobilisti nelle condizioni di passare a forme di mobilità meno dipendenti dai carburanti tradizionali.
Non si può pretendere che siano ancora una volta le famiglie a pagare il prezzo della crisi, prima alla pompa e poi al momento di cambiare automobile. Se si vuole davvero accelerare la transizione, servono incentivi consistenti, immediati e accessibili: il governo parli ora, o taccia per sempre..




