Il decreto bollette, così com’è nella bozza che sta circolando, non serve a niente.
Lo abbiamo detto e lo ripeto: questo è l’ennesimo intervento che prova a mettere una toppa senza affrontare il problema alla radice.
Si parla di un bonus energia da 90 euro per il 2026. Novanta euro: una cifra che non cambia la vita a nessuno. E per di più destinata solo alle famiglie con Isee sotto i 9.796 euro, cioè a chi già percepisce il bonus sociale. Non è una misura strutturale, è un contentino.
Poi c’è il contributo “straordinario” che i venditori potranno riconoscere ai clienti con Isee inferiore ai 25 mila euro. Potranno. Non dovranno. È tutto lasciato alla buona volontà degli operatori. E quando si parla di bollette e di miliardi in gioco, affidarsi alla buona volontà raramente garantisce risultati.
Stesso discorso per i titolari di vecchi impianti fotovoltaici: potranno accettare una riduzione degli incentivi in cambio di un’estensione del periodo di incentivazione. Anche qui su base volontaria. Anche qui senza certezze. Anche qui senza un disegno chiaro.
Il nodo vero resta lì, intatto: le bollette italiane sono tra le più pesanti d’Europa. Dentro ci sono oneri, tasse, costi che continuano a gravare su famiglie e imprese. E su questo, nella bozza, non si vede alcun intervento deciso.
Non si abbatte la pressione fiscale sulle bollette, non si interviene in modo strutturale contro le speculazioni, non si ridisegna il sistema.
Si continua a navigare a vista.
Gli italiani non hanno bisogno di bonus una tantum che spariscono dopo pochi mesi. Hanno bisogno di regole chiare, di tagli veri ai costi in bolletta, di un piano energetico che guardi oltre l’emergenza del momento.
Così com’è, questo decreto non risolve il caro-energia. Rimanda, una volta ancora, ai posteri. E intanto per famiglie e imprese – cioè: tutti noi – c’è solo da pagare.




